Pagine

13 agosto 2006

VENDETTE NEOCOMUNISTE

C'è arrivato anche il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti: bando al vendettismo. Il ministro Ferrero, invece, insiste e, a questo punto, risulta pericolosamente sul crinale dell'eversione. Mi spiego. Ferrero ha ripetutamente affermato, con uno zelo degno francamente di miglior causa, cosucce di questo tenore - cito testualmente: «Credo che nelle province di Treviso, Brescia, Bergamo e in tutta la fascia pedemontana, dove la presenza di lavoratori migranti (...) è molto forte, e dove un partito esplicitamente xenofobo come la Lega raccoglie molti consensi, l'acquisizione del diritto di voto da parte degli immigrati modificherà decisamente la dialettica politica». Chiaro il concetto? Traduco dal terrificante gergo «neocom»: adesso che siamo al governo, cari xenofobi e razzisti miei, vi facciamo le bucce, usando questa legge e tutti i provvedimenti del governo per arrivare alla «soluzione finale» con voi.
Questi signori neocomunisti vogliono usare illecitamente lo strumento del governo non per fare l'interesse generale, bensì per far fuori gli avversari politici. Usano lo strumento che dovrebbe salvaguardare la dialettica democratica e l'ordine sociale per chiudere la prima e devastare il secondo. Eversione pura. Siamo fuori dalla tanto (da loro) decantata Costituzione, dallo «spirito della Costituzione» e quant'altro. Magari non siamo fuori dallo «spirito» di vendetta che mosse nutriti gruppi di partigiani comunisti, i quali fecero epurazioni di massa di repubblichini, preti e semplici cittadini, rei di essere sospettati di delazione. Questo «spirito» così angelico rimane certamente in questa pericolosa compagine governativa. Solo che - purtroppo per loro - questo modo di intendere la vita democratica e la battaglia politica è, in Italia e in tutto il mondo, considerato eversivo. Chavez può fare cose di questo tipo, non la maggioranza al governo di un Paese democratico.
Seconda chicca di Ferrero. Cito dal Corriere della Sera di ieri: «Paghi chi si è arricchito». Sentenza. Ipse dixit. Robespierre in salsa neocomunista. Colpa sociale: essersi arricchiti. E, dunque, giù duro per annientare i «nemici di classe», le classi medie e chi meritoriamente, in una società aperta e di libero mercato, intende guadagnare di più, arricchendo se stesso e favorendo lo sviluppo economico e sociale del Paese. Chiara l'antifona? Insiste Ferrero: «Noi insisteremo sul fatto che ci sono ampi margini di recupero dell'evasione fiscale e dell'economia sommersa che in Italia è il doppio della media europea. Il tempo in più che chiederemo va usato per una forte operazione di giustizia retributiva (sic!), compresa la tassazione sulle rendite». Puro fanatismo ideologico. Che oggi, avendo la leva del governo in mano, riesce ad amplificare la sua azione di terrorismo sociale, secondo la più cristallina metodologia giacobina.
Peraltro sfugge al povero Ferrero che, da un lato, la legge sull'immigrazione con i cinque anni per diventare cittadini italiani è criticata da molti immigrati. Come osserva in un'intervista al Giornale la marocchina Dounia Ettaib, che lavora per il consolato del Marocco a Milano: «Diventare cittadino italiano vuol dire condividere i valori del Paese che ti ospita, abbracciarne veramente la cultura. E per questo ci vuole tempo». In sostanza, cinque anni sono «troppo pochi e troppo frettoloso il provvedimento del governo che vuole ridurre i tempi. La proposta di Amato creerà ulteriore confusione fra gli immigrati e diffidenza fra gli italiani». Il rischio è diventare «cittadini di serie B». Quando il buon senso funziona...
Dall'altro lato, sfugge al ministro Ferrero anche il fatto che oggi ci sono molti più soldi nelle casse dello Stato, e ciò grazie alla finanziaria del governo precedente, cioè esattamente quello che ha fatto arricchire molta gente, quello guidato da Berlusconi, con Tremonti all'economia e politici seri che hanno messo a punto un piano non giustizialista anti-evasione, incorporando tutto nella legge più importante dello Stato. Non c'è bisogno di manette, terrore, minacce ed eversione per far pagare più tasse alle persone. Basta equilibrio e temperanza liberale. Virtù che, per un governo, sono oro. Ma Ferrero non ha tutti i basics, come direbbero gli americani, e rovista fra Lenin e la Luxemburg. Risultato: un clima di terrore accentuato, mercati allo sbando grazie a questo clima, la Borsa che va su e giù, i risparmiatori frustrati e arrabbiati. Un capolavoro di stupidità forcaiola.
Il vendettismo è, al pari dell'estremismo, la malattia infantile del comunismo, per un verso. Ma, per l'altro, essendo il neocomunismo «nuovo» solo nelle barche e nella retorica, è una malattia assolutamente senile. L'ultima Thule del nulla della sinistra. La sinistra è veramente il nulla. E non c'è Gerovital che tenga.
Stando così le cose, faccio una proposta «indecente», di mezza estate, chissà che qualcuno la raccolga: mettiamo fuorilegge il partito comunista, ogni partito sedicente «comunista», come fecero i tedeschi dopo la seconda guerra mondiale. C'è materia giuridica per farlo (ne ho citata un bel po', ma altra può essere accumulata) e vi è assoluta convenienza tanto per il buon funzionamento del nostro sistema democratico-parlamentare, tanto per l'evoluzione di una sinistra autenticamente riformista ed occidentale. Forse troveremo un alleato al di fuori di ogni sospetto, il premier Romano Prodi.
Non è stato lui, infatti, a definire, in un'intervista a Die Zeit, «folkloristica» la rappresentanza comunista nel suo governo?

(Iannuzzi)

4 commenti:

Alberto (TV) ha detto...

Credo che nelle province di Treviso, Brescia, Bergamo e in tutta la fascia pedemontana, dove la presenza di lavoratori migranti (...) è molto forte, e dove un partito esplicitamente xenofobo come la Lega raccoglie molti consensi, l'acquisizione del diritto di voto da parte degli immigrati modificherà decisamente la dialettica politica

Ovviamente tutte le cose possono essere viste da molti punti di vista.
Questa affermazione, a mio avviso, palesa semplicemente una ovvia conseguenza del fatto di decidere le cose insieme, visto che si vive insieme, e si lavora insieme.

Parlando di cittadini di serie B citi (mi permetto di darti del tu, chiedo scusa in anticipo nel caso tu possa trovarlo offensivo) quelli che hanno ottenuto una cittadinanza velocemente, senza avere ancora assorbito i valori italiani.
Tralasciando il discorso su quanto tempo sia necessario per ottenere questo, vorrei precisare che la partecipazione attiva come cittadino (nel senso di votare, di avere una informazione ed una culura politica) è sicuramente un fattore che aiuta ad avvicinarsi ad un sistema democratico, e quindi a comprenderne i valori.
In una provincia come la mia (Treviso, citata appunto come ad alta densita di immigrati) risulta critica la presenza di grandi gruppi di extracomunitari, anche e soprattutto per il loro status di "fantasmi" nel campo decisionale.
E' ovvio che finchè non saranno cittadini a tutti gli effetti, sara piu facile che si chiudano nelle loro comunità. Perchè l'unica certezza che hanno per ora è ciò che devono fare e cio che loro spetta. E possono permettersi di viaggiare sul limite.
E' ovvio che troveranno appoggio piu facilmente in persone o realtà che siano contemporaneamente vicine a loro e in qualche modo ascoltate dalle autorita istituzionali. Come le autorita religiose.
E questo perchè, non essendo rappresentati ed essendo visti come bestie da lavoro da parte della maggioranza dell'elettorato che anche tu definisci "dichiaratamente xenofobo", non potranno di certo trovare appoggio nelle istituzioni.

A mio avviso la pratica per la cittadinanza è solo un passaggio formale. Che siano 5 o 10 gli anni non cambia nulla. Ciò che cambia sono le basi che questa pratica deve mettere. L'obbligare gli aspiranti cittadini a studiare e conoscere la nostra storia e i nostri principi, e soprattutto a SOTTOSCRIVERLI, pone dei punti fermi sui quali non ci si può muovere. Molti degli scontri "ideologici" (come il burka, la donna che non deve lavorare, il crocefisso nelle scuole, etc) derivano proprio dal fatto di non aver accettato la cosa piu semplice, che qui le cose funzionano cosi. Punto.

Negare il diritto di voto significa nel contempo negare la via democratica e istituzionale alla discussione di questi problemi. Significa quindi inasprire forzatamente le discussioni e volgerle sul piano della lotta di razze o etnie.

La xenofobia non è un valore, spero che tu condivida. Io comprendo la reazione di molti dei miei compaesani, ma il lavoro per risolvere la cosa va fatto da entrambe le parti.

Anonimo ha detto...

Mi sembra che per la dimensione del fenomeno Cina ,verso il quale ci muoviamo troppo tardi, mille persone ,per un paese frazionato come il nostro, con microimprese, non siano troppe.
Perche non lo ha fatto anche Berlusconi?
E poi, credetemi, la Cina è interessantissima come fenomeno economico, ma non è i Caraibi.
Un ex dirigente che in Cina c'è stato.

Anonimo ha detto...

Hai detto bene: i kompagni sono il nulla.

Lucio ha detto...

Concordo pienamente con Alberto (TV). Ben venga qualcuno che elimini la cultura exenofa, visto che per la nostra Costittuzione è intollerabile!