Pagine

10 ottobre 2006

PER FAVORE RIDATECI SILVIO !

I Professori della politica al governo dichiarano di voler togliere ai ricchi in modo da vestire ufficialmente le vesti dei correttori dell'equità sociale, ma, in realtà, rosicchiano il portafogli dei meno ricchi, del ceto medio e dei meno abbienti. Lo dichiara Lusetti, senatore della Margherita che afferma: «Mi sembra che il ceto medio sia stato penalizzato». Lo stesso Sergio Cofferati, sindaco di Bologna: «Anche i redditi da 30.000 euro rischiano. Dicono di difendere i più poveri e costringono noi a penalizzarli. Questo governo insegue la demagogia della sinistra radicale, di chi dice togliamo ai ricchi per dare ai poveri mentre a pagare sono soprattutto il ceto medio produttivo e il lavoro dipendente».
Berlusconi parla di metodi stalinisti e marxisti perché la sinistra invoca la «felicità» per abbindolare i più sprovveduti, ma toglie loro la felicità di aprire il portafogli e scegliere liberamente come mettere a frutto la ricchezza prodotta lavorando. Prodi vuole che questa ricchezza prodotta dagli operai, dagli impiegati, dai lavoratori autonomi, dai piccoli imprenditori, dai commercianti, dai piccoli industriali, sia restituita allo Stato, il quale sarà in grado di produrre «felicità».

Ma, caro Prodi, gli italiani non sono sotto la cieca ignoranza dei Soviet. Gli italiani non credono al miracolo della felicità data dallo Stato e pagata con i loro soldi.
Con questa finanziaria sappiamo quando lo Stato inizia a derubarci, ma non sappiamo quando finisce, perché delega la «rapina» alle Regioni, alle Province, ai Comuni. Sono finti Robin Hood che stanno tentando a nostre spese di fortificare il sistema di potere dei soliti noti: Fiat (gli italiani pagheranno il prepensionamento a 50 anni di 6.000 operai in mobilità), il sistema bancario (la fusione San Paolo-Imi e Banca Intesa ne è un esempio), il sistema delle grandi imprese (il programma Rovati su Telecom prevedeva che gli italiani, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, pagassero il potere che lo Stato ha sulla grande industria). Di tutte queste rapine, più o meno dichiarate, gli italiani sono davvero stufi.
Berlusconi, fino ad oggi dipinto come il "mostro cattivo", oggi è l'unico uomo del popolo. Proprio di quel popolo che ha smesso di credere alle promesse di equità e di sviluppo della sinistra e che vuole tornare libero. Libero dal taglione marxista, dalla deriva massimalista di questo governo, libero dalla sudditanza politica e governativa.

Berlusconi non è l'alternativa. L'alternativa è la libertà, la vera felicità del popolo che ora vuole parlare e lo farà per bocca del leader della Cdl.
Rivolta di piazza? Forse sì, ma non perché Berlusconi trascinerà tutti in piazza. Sarà la piazza a trascinare Silvio lungo il percorso di questa ennesima traversata del deserto per ricostruire il futuro che vogliamo.
La nostra voce è l'eco democratica di chi vuole essere felicemente libero.