I dati Ac-Nielsen dicono che la quota è del 25,7 per cento. Nelle rilevazioni Infoscan si sale al 26,7. È il potere delle Coop, il tentacolare colosso che domina iper e supermercati. Oltre un quarto della grande distribuzione alimentare in Italia è targato Lega delle cooperative: le «nove sorelle» a marchio Coop e i Conad. Il concorrente più insidioso (si fa per dire) è la catena francese Carrefour, che supera di poco il 10 per cento. Seguono Auchan, Selex, Sidis, Esselunga e sigle minori. Un predominio indiscusso e inattaccabile.Come hanno fatto le coop a conquistare questo primato? Con un regime fiscale di assoluto favore, un assetto societario blindato e la possente leva finanziaria del prestito sociale. E con un sistema illustrato in una recente intervista a Repubblica da Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica che con la famiglia Benetton aveva rilevato i marchi Gs e Autogrill dall’Iri-Sme. È uno scenario simile a quello sintetizzato da Berlusconi, cioè la triangolazione fra coop, partito (Ds) e amministrazioni locali di sinistra. Il re degli occhiali spiega dunque così la decisione di vendere i negozi Gs a Carrefour: «Succedeva che per due, tre anni trattavamo le licenze commerciali con un Comune. Concedevamo tutto quello che chiedevano: costruzione di scuole, verde pubblico, servizi sociali. Tutto a posto, eppure alla fine la licenza ci veniva negata. E in seguito il terreno se lo prendevano le Coop».
Un esempio? Lo racconta l’ex ministro Carlo Giovanardi in un libretto intitolato «La coop sei tu, chi può fare di più?». Primi anni ’90: Esselunga voleva trasferire e allargare il supermercato di Sassuolo. L’amministrazione di sinistra bocciò tre volte la domanda di trasferimento; quando arrivò il nulla-osta dalla Regione Emilia Romagna, lasciò trascorrere i 30 giorni entro i quali doveva adottare il provvedimento di sua competenza e poi fece ricorso al Tar sbandierando una memoria redatta dalla Coop Estense. Esselunga dovette alzare bandiera bianca mentre, in quegli stessi mesi, a Modena la giunta di sinistra si batteva per il terzo ipermercato Coop.
In Emilia Romagna le coop, con un fatturato che nel 2004 ha sfiorato i cinque miliardi di euro, controllano il 67 per cento della grande distribuzione alimentare: in Lombardia nessuna catena raggiunge il 10 per cento. Nella provincia di Modena la percentuale balza al 74 per cento: 66 supermercati su 90 sono Coop o Conad e le relative società Coop Estense e Nordiconad sono al secondo e al quarto posto nella classifica delle maggiori aziende della provincia per fatturato annuo, dietro rispettivamente alla Ferrari e all’Inalca. In Liguria le coop hanno il monopolio assoluto degli ipermercati: Carrefour, che pure ha vinto tutti i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, è ancora al palo mentre la catena Iper ha ripiegato su tre strutture nell’Alessandrino presso i confini liguri (Serravalle Scrivia, Pozzolo Formigaro, Tortona). In Europa una presenza così massiccia delle coop nella grande distribuzione non ha uguali.
Da uno studio divulgato da Stefania Craxi e dai coordinatori azzurri, emerge un gigantesco e insanabile conflitto d’interessi. Da quanto trapela sui dati finora raccolti si scopre che nell’aggiudicazione degli appalti, nelle assicurazioni e nella grande distribuzione le coop avrebbero posizioni dominanti nelle regioni amministrate anche da oltre mezzo secolo da giunte di sinistra.
Sugli appalti poi le coop calano l’asso pigliatutto. Secondo i dati del Sitar, il sistema informativo telematico, nel 2004 le coop si sono aggiudicate il 37,5% degli appalti sulle grandi opere, quelli di importo superiore a 5,29 milioni di euro. Se si vanno a spulciare i finanziamenti elettorali dei politici della zona si scopre che le coop erogano robusti sostegni finanziari. Un caso da manuale è quello dell’attuale governatore sempre dell’Emilia Romagna che vede nientemeno che il 77 per cento della sua spesa elettorale coperta dalle coop.
Insomma c’è il rischio di un cortocircuito e di un quotidiano conflitto d’interessi. Con le amministrazioni comunali, provinciali e regionali che stringono strettissimi e articolati rapporti con le coop, che vedono un continuo interscambio di ruoli tra rappresentanti delle istituzioni che vengono a loro volta dal mondo cooperativo e tornano allo stesso dopo l’esperienza politica finanziata sempre dallo stesso colosso coop.
Gli intrecci tra banche amiche, Coop, partiti politici e amministrazioni sono ormai radicalizzati nelle regioni dove i Ds possono contare su una continuità di potere che dura dal dopoguerra.
In certe amministrazioni Unipol, il colosso delle polizze di Bologna, raccoglie la totalità dei contratti. Un caso? Discorso analogo per il credito cooperativo e per l’erogazione dei finanziamenti a tasso agevolato.
Ma in questi casi gli interessi non hanno alcun conflitto...