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12 dicembre 2006

LA DEMOCRAZIA MINORE DI UN POPOLO

In un suo commento alla manifestazione romana di sabato scorso, Baget Bozzo ha parlato di un «popolo del privato che non vive la politica come attività propria, ma mantiene e struttura la società. È apparso a San Giovanni un popolo che non fa politica e che non ritiene che la politica sia la chiave della vita umana». E' vero. Il popolo del centrodestra solitamente rifugge dalla visione pan-politicista tipica della sinistra eppure la manifestazione di Roma è stata a tutti gli effetti un atto politico, un fatto che contiene in sé una novità che, se compresa, può tracciare il cammino del centrodestra negli anni a venire. E' una novità che va oltre l’opposizione alla Finanziaria 2007 e al governo Prodi, va oltre la rabbia e la delusione per la pioggia di tasse caduta sulla testa degli italiani e per un esecutivo che sembra ignorare totalmente quella parte di elettorato che non lo ha votato e persino quello che l’ha votato. Ma c'è di più. C'è il fatto che i due milioni di persone a Roma hanno avuto netta la coscienza di essere popolo, di far parte di una realtà che crede e si riconosce nei medesimi sentimenti, ideali, in una comune visione della vita e quindi anche della politica. Perché è questo che costituisce un popolo: la capacità, nella differenza tra persona e persona, e sulla base di un patrimonio condiviso di valori, guardare verso un orizzonte comune. Dal passato, nel presente, verso il futuro.
Il fatto nuovo è l'emergere di un popolo come soggetto politico attivo, non nel senso della «democrazia partecipata» tanto cara alla sinistra, ma nel senso della partecipazione alla politica come bene comune dell'identità di un popolo e delle sue aspirazioni. Lo ha detto chiaro, nel suo discorso, Berlusconi «non accettiamo il disprezzo del passato, il disprezzo delle nostre radici, il disprezzo della nostra cultura». Sono proprio la conoscenza del passato, delle proprie radici, e l'amore per la propria cultura gli elementi costitutivi di un popolo, ciò che lo differenzia da una folla anonima e amorfa, e che dà la possibilità di una espressività e di una fecondità politica che le masse non possiedono. Il popolo è cosa diversa dalla massa. Perché popolo significa comune sentire. Ed è qui che stanno, oggi, la forza e a un tempo la responsabilità del centrodestra italiano. La forza: quella di un popolo, di una realtà che, pur non vivendo per la politica, la sostanzia. La responsabilità: quella di rappresentare nel migliore dei modi possibili, e con le forme adeguate, questo popolo.
Peccato che Prodi, molto occupato a fare i suoi giochi di potere con banche e grandi società da riorganizzare regalandole agli amici, non abbia orecchie per il popolo.
Perché Prodi usa, ma non esprime, la democrazia italiana.