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20 dicembre 2006

E HANNO PURE DETTO CHE ERA UN FINTO MALORE ... POVERI COGLIONI

Silvio Berlusconi e' stato operato con successo a Cleveland (Ohio), in un noto centro cardiaco. Lo hanno detto fonti dell' ospedale, chiedendo di non essere citate. Le fonti hanno parlato di un intervento semplice. "Apprendo con gioia che l' intervento chirurgico cui l' amico Silvio Berlusconi si e' sottoposto e' perfettamente riuscito ed e' terminato con piena soddisfazione", aveva anticipato il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Berlusconi era giunto in Ohio per effettuare una serie di accertamenti nella Cleveland Clinic, che possiede un Centro Cardiaco considerato tra i migliori del mondo. Uno dei dirigenti del centro e' il cardiologo italiano Andrea Natale, considerato una autorita' mondiale nel campo della elettrostimolazione. Natale dirige il dipartimento dell'ospedale specializzato in pacemaker ed elettrofisiologia.

Bene dimentichiamo quei poveretti che hanno trovato il modo di ironizzare anche sulla salute di un uomo che visibilmente stava male e andiamo avanti... Ancora più tenaci e combattivi di prima. Ci sono ancora molte battaglie da vincere.

Un abbraccio caro Presidente. Ed un sorriso.

CONFINDUSTRIA FINALMENTE DICE LA VERITA'...

Hanno aiutato Prodi durante la campagna elettorale ed ora se ne pentono... Oggi si accorgono che la Finanziaria cala la scure sulla crescita dell'economia italiana. È quanto si desume dalla stima del Centro studi di Confindustria per il 2007 presentata oggi a viale dell'Astronomia. Dall'1,8 per cento previsto per il 2006, il prossimo anno il Pil dovrebbe rallentare all'1,4 per cento circa e gli effetti della manovra in approvazione in questi giorni potrebbero ridurlo di un altro 0,3 per cento. Con la finanziaria, ha commentato il vicepresidente di Confindustria, con la delega per il Centro Studi, Andrea Pininfarina "si e' persa un'occasione importante per porre mano a questioni che da troppi anni vengono rinviate" e non si e' andati dunque nella giusta direzione. "Un vero risanamento - ha proseguito Pininfarina - avrebbe dovuto tagliare la spesa pubblica in un quadro di cambiamento strutturale dei meccanismi di spesa pubblica e di riduzione della presenza pubblica nel nostro sistema economico. Questo avrebbe dovuto essere il sentiero da seguire. Con la Finanziaria invece si e' preferito ridurre l'indebitamento attraverso un aumento delle tasse". A dar man forte a Pininfarina ci ha pensato piu' tardi il numero uno di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. La manovra e' "incapace di tagliare la spesa pubblica, che "a livello locale e' ormai fuori controllo" ha detto Montezemolo che ancora una volta sottolinea l'incapacita' della Finanziaria nel ridurre la spesa pubblica. "Abbiamo tasse che in alcune regioni vanificano addirittura il cuneo fiscale - ha spiegato il presidente di Confindustria -. Da un lato si mettono tasse, dall'altro si creano aziende con soldi pubblici senza concorrenza. Alimentando cosi' una spesa pubblica che a livello locale e' ormai fuori controllo" Nel complesso, sottolinea Confindustria, "la dinamica generale dei prezzi al consumo non dovrebbe mostrare delle significative variazioni". Ancora in calo nei prossimi due anni il tasso di disoccupazione che nel secondo trimestre del 2006 si e' ridotto fino al 7 per cento perche' "al forte incremento dell'offerta, e' infatti corrisposta una crescita ancora piu' elevata della domanda di lavoro". Secondo il Csc nel 2007 il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 6,9 per cento e al 6,8 per cento nel 2008, mentre sara' in frenata il tasso di occupazione che si dimezzera' a +0,5 per cento rispetto all'1 per cento di quest'anno.

CAVALIERE, MI CONSENTA ...TRE CONSIGLI

Caro direttore, e cari lettori di Libero, ora che si avvicinano le feste natalizie, c'è qualche giorno per riflettere in pace. Il rodeo trimestrale della finanziaria è finito com'è finito: con Prodi sfiduciato nei sondaggi da due terzi degli italiani, e con un governo identificato dalla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica come una fonte inesausta di aggravi fiscali, senza un'idea precisa di raddrizzamento del Paese nei suoi problemi ma al solo scopo di mietere più risorse per l'amministrazione pubblica, i partiti che oggi la dirigono e i sindacati che la tengono sotto sequestro. Non so quanti bambini ancora scrivano le loro letterine a Babbo Natale, e personalmente sono stato tirato su da una madre che teneva e tiene più alla Natività di Gesù e alla Messa di mezzanotte che alla sporta dei regali. Quel che però oggi consiglio di fare a tutti i liberali di buona volontà, desiderosi di non sprecare l'enorme patrimonio potenziale che in pochissimi mesi Prodi ci ha regalato grazie ai suoi errori nell'opinione pubblica, è scrivere una bella letterina al leader del centrodestra che per natura e temperamento non credo affatto si schermirebbe, se si vedesse paragonato a Babbo Natale: Silvio Berlusconi, naturalmente. Questa è dunque la mia letterina al Santa Claus della Casa delle Libertà.

Il bolivarismo dell'Unione
Quali sono i punti di forza dell'attuale situazione? Almeno tre. Una risposta di massa tra gli italiani che la manifestazione romana del 2 dicembre ha testimoniato superiore alle più rosee aspettative degli stati maggiori di FI, An e Lega. Un giudizio politico verso l'Unione che nei sondaggi si fa di settimana in settimana più articolato: passa dall'iniziale sfiducia generica ispirata dalla delusione per la finanziaria, a penalizzare più severamente soprattutto i due maggiori partiti del centrosinistra, Ds e Margherita, identificati come la sponda che ha ceduto rispetto alle pretese accolte della sinistra antagonista e sindacale. Infine, come si vede dalle prime battute del confronto tra il premier e i partiti della sua coalizione appena votata la loro finanziaria delle 70 nuove tasse, una linea di frattura sempre più netta tra i due partiti più penalizzati che intendono rilanciare la propria immagine chiedendo a Prodi e al governo interventi ispirati a riformismo socialdemocratico e non bolivarista, e l'altro pezzo di centrosinistra che non ci pensa nemmeno perché sa che Prodi non è in condizione di innalzare l'età pensionabile, cacciare i fannulloni dalla pubblica amministrazione, incentivare nuove forme contrattuali che premino il salario di produttività definito tra i manager e i dipendenti nelle aziende e nei territori, e non più a livello nazionale. Sono tre punti di forza notevoli, che a pensarci bene indicano da soli il terreno delle idee da lanciare e delle iniziative da assumere.
Il consenso degli italiani chiama in causa idee identitarie capaci di colpire e di radicarsi, insomma ha a che fare con il marketing politico che il centrodestra questa volta deve imparare a praticare anche molto lontano dai periodi direttamente pre-elettorali, quelli in cui Berlusconi ha sempre mostrato di essere un drago. La delusione degli elettori di sinistra più moderati chiede invece proposte politiche, spunti di concretezza capaci di offrire a quella parte di elettorato una controsponda credibile: non solo alla pretesa "fase due" che Fassino e Rutelli proveranno a imporre non so con quanto successo a Prodi, ma altresì alla suggestione che Casini, Follini e Mastella - ma anche Di Pietro, a modo suo e sul versante della lotta ai grandi industriali privati monopolisti - separatamente oggi e uniti domani hanno iniziato ad elaborare, convinti che entrambi i poli politici siano ormai due frutti marci.
La divisione tra le due anime dell'Unione, infine, chiede più che marketing e più che issues concrete - come dicono gli addetti ai lavori - chiede al centrodestra una battaglia di sistema. Per una legge elettorale che resti bipolarista, per una forma Stato che sia federalista, per una forma di governo che rilanci la scelta diretta da parte dei cittadini.
Detti così, i tre campi di iniziative che discendono da ciò che si è guadagnato in questi mesi rischiano di apparire il bla bla di un generico controprogramma di governo. Ed è invece esattamente ciò che bisogna evitare, come il peggiore e il più inutile dei mali. Procediamo dunque per pochi esempi concreti, per far capire al Santa Claus che cosa ci aspettiamo al suo ritorno dal viaggio in America. Sul marketing identitario: inutile sperare in convegni sui classici del liberalismo e dell'antistatalismo, ciò che conta sarà invece seguire passo passo i cittadini contribuenti in ogni singola scadenza in cui dal primo gennaio si troveranno a dover mettere mano al portafoglio per pagare ciascuna delle diverse 70 maggiori imposte e tasse comminate loro dalla finanziaria. È la mobilitazione antifiscale, non la teoria accademica, la più concreta trincea identitaria dell'antistatalismo possibile nel nostro Paese.


Chi ruba i soldi
Non so se Berlusconi e Bondi, Fini e Bossi abbiano letto per esempio quello straordinario testo di 156 anni fa scritto da Frédéric Bastiat rielaborando suoi interventi dalla tribuna dell'Assemblea Nazionale francese dopo la Rivoluzione del 1848. Si intitola "Ciò che si vede, ciò che non si vede": ed è una guida che resta piena di luminosi insegnamenti su come il politico liberale antistatalista debba sempre cercare di spiegare terra terra all'opinione pubblica ciò che non si vede, appunto, rispetto a ciò che si vede dei provvedimenti approvati dal governo in carica. Quando il contribuente Giovani Buonuomo dà mille euro di imposte allo Stato, ciò che si vede e che il governo ri vendica è che essi servono per pagare dipendenti pubblici altrimenti licenziati, e per offrire servizi che si pretendono altrimenti inesistenti. Ciò che non si vede e che bisogna avere la fantasia e la capacità di spiegare ogni volta, invece - a costo di fare i banchetti fuori le banche ogni volta che il popolo delle partite Iva sarà in fila per pagare gli F24 - è che quei mille euro nell'Italia di oggi sono come il premio a un ladro: perché a questi livelli di pressione fiscale lo Stato ci deruba di ciò che ciascuno di noi meglio saprebbe utilizzare, e in cambio di servizi al di sotto di ogni giustificabile efficienza ed efficacia, rispetto a quanto ci costano.
Per parlare ai moderati delusi dalla sinistra: non basta la pur essenzialissima identità cristiana, e anzi è geniale la libertà di coscienza sui Pacs offerta da Berlusconi ai suoi parlamentari, rispetto alle lacerazioni pazzesche che il centrosinistra sperimenta ogni volta che si ripropongono temi quali il diritto di famiglia e i nodi della bioetica, della vita e della morte. Servono non più di quattro idee e proposte di fondo su come rivedere alcune storture di fondo della società italiana, quelle sulle quali appunto la vasta maggioranza dei moderati concorda, sia che abbia votato per Prodi sia che abbia scelto, pentendosene, Prodi. Realismo e non demagogia su sicurezza e immigrazione. Unmeccanismo generaledi giudizio del merito del dipendente pubblico da mettere al centro del prossimo loro contratto. L'identificazione di quantimiliardi di euro di trasferimenti pubblici alle grandi imprese tagliare, per convogliarli invece ad ammortizzatori sociali per chi vive crisi aziendali nelle imprese piccole e medie i cui lavoratori non hanno oggi le tutele da sempre riservate solo ai grandi nomi di Confindustria. Cose così, banali: marivoluzionarie, per come in concreto funziona l'Italia dei mille difetti che l'Unione invece asseconda. Attenzione: se non lo si farà, il rischio è che tra pochi mesi i proclami su promesse e annunciate liberalizzazioni di Rutelli e Fassino tornino a riattivare verso lo statalismo e la sinistra consensi oggi sfumati o intiepiditi.


Follia inventiva
Per tenere ben aperta la ferita che oggi divide le due anime dell'Unione infine, e per impedire che presto o tardi la sinistra sedicente "riformista" sia tentata dal regolare i conti con quella antagonista con una bella riforma elettorale fatta su misura delle richieste avanzate apertamente da Casini e dalla sua Udc, tutto serve tranne che una polemica astiosa contro questi ultimi. In ogni caso, caro Silvio-Natale-Babbo-Berlusconi, stai pur sicuro che niente di tutto questo lo pensiamo messo in opera con minor follia inventiva e sprezzo delle apparenze di quanto hai fatto mostra in tutti questi anni. Chi pensa che a settant'anni il Berlusca smetterà di raccontare storielline e barzellette, battutacce sui magistrati e gaffe alle cene del Milan, confonde Santa Claus con Gesù Bambino. O, peggio, un pacemaker con una lobotomia.

di Oscar Giannino Vicedirettore Finanza&Mercati

da: Libero