Questo 2007 segnerà un brusco risveglio per le famiglie italiane. Raffica di rincari in arrivo per il nuovo anno, ad annunciarlo l'Adusbef. Risultato delle addizioni? Una stangata da 10,5 miliardi di euro in più, circa 525 euro a famiglia. Tra gli aumenti del nuovo anno benzina e carburanti, Rc Auto, autostrade, Ici e tassa sui rifiuti. AutostradeAumenti a partire dal 1° gennaio 2007 per le tariffe sulle tratte del gruppo Autostrade per l'Italia, prima società autostradale italiana (61% dell'intera rete) con 3.400 Km di strade a pedaggio. Scatterà infatti con la nuova Finanziaria un sovrapprezzo a totale beneficio dell'Anas, che si ripercuoterà in un aumento variabile dei pedaggi compreso tra lo 0,8% e l'1,8%. Il sovrapprezzo a carico degli utenti consisterà indicativamente in 0,20 centesimi in più al km per le classi di pedaggio A e B e di 0,60 centesimi al km per le classi 3, 4 e 5, suscettibili a variazioni per effetto dell'Iva e dell'arrotondamento ai 10 centesimi previsto per legge.
Sanità Confermati i più foschi presentimenti su rincari e pressione fiscale per il 2007. Il balzello sui ricoveri non urgenti (attualmente i codici bianchi costituiscono il 15% delle visite compiute in pronto soccorso per un totale di 2,7 milioni all'anno) dovrebbe portare nelle casse regionali 13 milioni di Euro secondo le stime. Se dal ticket sono esenti coloro che giungono per traumatismi e avvelenamenti acuti, non beneficeranno di sconti le categorie tradizionalmente "protette" ossia bambini sotto i 14 anni e ultra 65enni con un reddito inferiore ai 36 mila Euro. Ticket obbligatorio anche per prestazioni ambulatoriali e specialistiche, per cui si dovrà versare all'ingresso in ospedale (indistintamente pubblico o privato) un balzello di 10 Euro, per un introito preventivato complessivo di 810 milioni di Euro. Fa eccezione al resto d'Italia il Veneto che su decisione della Giunta ha decretato che il pagamento del ticket di 25 Euro per il codice bianco comprende anche la visita medica, come a dire paghi uno prendi 2. Trasporti Brutte notizie anche per chi si sposta per lavoro (ma non solo), sono aumentate da ieri le tariffe ferroviarie per un minimo di adeguamento previsto del 3% su tutti i treni in partenza dalle stazioni italiane, con picchi incrementali del 15% per i servizi di spostamento "veloce" (Eurostar ed Intercity). Tagli in vista anche sui servizi low-cost; dall'8 di gennaio sarà infatti soppresso il pendolino Roma-Milano rientrante nel piano tariffario TrenOk. I biglietti promozionali a 9 Euro saranno invece mantenuti per la tratta Roma - Bari. Auto Scatterà da gennaio l'aumento automatico delle imposte regionali su benzine e diesel (+20 euro). Aumenti in vista anche per chi ha intenzione di vendere l'auto: scattano infatti gli incrementi dell'imposta di trascrizione dei passaggi di proprietà (dal 20 al 30%). Scattano gli aumenti, peraltro già annunciati, sul bollo: si pagherà di più in proporzione alla potenza del motore e all'impatto inquinante del veicolo. Sul fronte Rc Auto invece si parla di adeguamenti tariffari dell'ordine del 2% (17 euro in più). Luce, acqua e gas Nonostante la promessa di non aumentare, sicuramente dopo marzo, ci saranno incrementi a causa del costo di petrolio e gas a fronte di gestori colossi nelle grandi città con servizi sempre più carenti. Questa è l'opinione dell'associazione dei consumatori Telefono Blu: acqua +12 euro (per aumento tariffe idriche), Luce +30 euro e Gas +40 euro. Tasse sulla casa Tra le sorprese del nuovo anno rincari anche per Ici e Tarsu (tariffa raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani), se non è affatto chiaro quanto si pagherà in più con l'Ici, la Tarsu invece dovrebbe aumentare di 30 euro. Infine da segnalare un nuovo rincaro per una delle tasse più odiate degli italiani, ovvero il canone che sale a 104 Euro
Nicola Rossi ha deciso di non rinnovare la tessera dei ds, che prese dieci anni fa. La cosa non riguarda solo lui, i ds e la sinistra, è una questione di rilevanza generale. Iniziando la collaborazione con Libero dichiarai subito che ritenevo la nascita di una sinistra di governo la questione fondamentale, e non nuova, della democrazia italiana. Sinistra di governo significa sinistra anticomunista, riformista, occidentale, pragmatica. Di quella sinistra sono esistiti testimoni ed interpreti, come Ugo La Malfa, Giuseppe Saragat e Bettino Craxi, diversi fra di loro, ma prima di tutto diversi dalla maggioritaria (nella sinistra) forza dei comunisti. Naturalmente un Paese democratico ha bisogno di una sinistra di governo e di un’analoga qualità anche nello schieramento conservatore, parlamentarmente identificato come destra. Ma in Italia il ritardo drammatico è quello della sinistra, mentre la destra, di cui non ci stancheremo di sottolineare le debolezze, è più moderna.Nicola Rossi è un economista riformista, serio, di cui si possono condividere o meno le idee, comunque fondate su dati di fatto e non su pregiudizi ideologici. Egli crede, come anche noi crediamo, che sia giusto ridistribuire le opportunità, non le risorse, mettere ciascuno nella possibilità di essere il primo, non costringere tutti ad arrivare ultimi. Ha militato nei ds ma oggi non ritiene sia utile continuare, perché dice: “la sinistra non ha più energie riformiste”. Una diagnosi drammatica, che condivido. Basti guardare al tema delle pensioni, come anche all’intera struttura della finanziaria approvata a fine anno, per rendersi conto che il governo è in mano alla sinistra massimalista ed al parrocchialismo assistenziale, ovvero ai figli del pregiudizio ideologico contro il mercato, contro il merito e contro la ricchezza. In mano ad una sinistra conservatrice, che punta ai voti dei pensionandi rifiutandosi di tutelare gli interessi dei giovani lavoratori, che protegge i protetti e lascia gli esclusi al sussidio dell’elemosina statale.Molti sembrano credere che esista un’alternativa politica chiamata “centrismo”. Falso, la speranza d’Italia passa per un riformismo che dovrebbe essere forte e dominante da una parte e dall’altra e che invece, oggi, è ancora più debole. (D.G.)da: LiberoHa ragione Libero nel suo articolo infatti per chi abbia letto il saggio con cui l'economista Nicola Rossi ha contribuito all'ultimo numero de Il Mulino «L'inverno del nostro scontento» , il mancato rinnovo della sua iscrizione al partito dei Ds e la dura lettera a Fassino che spiega questa decisione, non costituiscono una sorpresa.
Di quel saggio colpisce non tanto la critica all'impianto della legge finanziaria, quanto il giudizio negativo della cultura di governo di cui anche quella legge è espressione.
Il centrosinistra tutto intero dai suoi massimi esponenti a quelli minimi della variegata Unione hanno passato l’intero primo semestre a denunciare il buco dei conti pubblici. Persino Fassino, male informato, spero, da Padoa Schioppa e Visco, aveva detto che la situazione dei conti era più grave di quella che si era detta ed anche il più cauto Enrico Letta aveva asserito che i dati tranquillizzanti del bilancio di Tremonti erano stati smentiti.
E invece …guarda un po’ … i conti tornano eccome!! Anzi le entrate da gennaio ad oggi sono molto aumentate. Merito di un governo in carica da qualche mese o forse, come è logico e giusto pensare, di chi ha lavorato fino ad aprile?
I conti smentiscono i bugiardi ed i bugiardi si rifugiano in penose scappatoie che denunciano ancora una volta la doppiezza e l’inganno. Certo con soggetti come questi che truccano le carte in tavola è difficile, come auspica il presidente Napolitano, aprire un dialogo.
"Il tempo è galantuomo". Con queste quattro parole Giulio Tremonti manifesta al ’Corriere della Sera’ la sua soddisfazione per l’ottimo risultato sul fronte del fabbisogno pubblico, dovuto in gran parte al boom delle entrate.
Per l’ennesima volta i dati si stanno incaricando, mese dopo mese, di dimostrare che la politica di bilancio seguita dal governo Berlusconi non hanno certamente lasciato un buco nei conti, come il centrosinistra ha sostenuto in campagna elettorale, ed anzi ha posto le premesse per il loro risanamento.
“Sono convinto che l’economia la fa l’economia, non la politica”. La politica, però, continua Tremonti, “imposta la piattaforma per lo sviluppo: l’economia si ristruttura anche per effetto di una politica di governo che garantisce stabilità". "Il governo Berlusconi ha fatto esattamente questo. In anni difficilissimi, ha posto le premesse per un un miglioramento strutturale del sistema. Non c’e’ stata una crisi finanziaria. Quelle che abbiamo dovuto affrontare, dalla Cirio alla Parmalat, dall’Alitalia alla Fiat, venivano dal passato. Abbiamo fatto le grandi riforme: pensioni, risparmio, mercato del lavoro, diritto societario e fallimentare, la legge obiettivo, il taglio delle tasse".
Tutti provvedimenti, dice Tremonti, che hanno mandato all’economia un messaggio univoco di sviluppo. Ma non ci sono state solo le riforme, bensì anche le scelte politiche, come quelle che hanno portato al cambio al vertice della Banca d’Italia. E anche qui Tremonti e il governo Berlusconi hanno avuto un ruolo da protagonista. "Nel settore bancario sono state fatte cose importantissime. Le grandi fusioni di questi mesi sono state rese possibili dal fatto che il vecchio governatore della Banca d’Italia è andato via. E se Fazio non c’è più non è certo merito dell’attuale maggioranza. Anzi, ci sono in giro certi predicatori che se gli avessimo dato retta, Fazio sarebbe ancora lì dov’era”
Berlusconi soddisfatto dei numeri dice: "Il mio governo ha lasciato un’eredità coi fiocchi all’Italia e agli italiani: l’economia è in ripresa dal 2005 e i conti pubblici sono in ordine, come dimostra il dimezzamento del fabbisogno statale registrato dal Tesoro sul 2006. Un risultato dovuto in gran parte proprio alle misure adottate dal mio governo come certificato da uno studio della Banca d’Italia. In particolare le entrate tributarie hanno fatto segnare nei primi nove mesi del 2006 gettiti record grazie, tra l’altro, alla percezione che noi avevamo provocato di un rapporto nuovo e non punitivo tra fisco e cittadini. Un circolo virtuoso che ieri la stessa nota del Tesoro e il ministro Padoa-Schioppa hanno doverosamente, anche se solo parzialmente, riconosciuto dopo mesi di mistificazioni e di distorsioni della realtà da parte di tutto il centrosinistra, che ha avuto anche la temerarietà di attribuirsi meriti non suoi. Ma i cittadini dovrebbero soprattutto domandarsi perché il governo Prodi abbia varato una Finanziaria di guerra che supera i 40 miliardi di euro e che tarperà le ali alla ripresa dell’economia quando invece per centrare i parametri europei sarebbe stata sufficiente una manovra da 15 miliardi. La risposta è semplice: il mio governo lavorava per l’Italia, mentre Prodi ed i suoi continuano, in base a pregiudizi ideologici ormai superati dalla storia, a voler utilizzare i soldi pubblici per accrescere il predominio dello Stato e la distribuzione clientelare delle risorse. I risultati, purtroppo, già si vedono: nel mese di dicembre le entrate fiscali sono diminuite di oltre due miliardi rispetto al 2005 a causa dell’effetto-choc provocato sui contribuenti dalla Finanziaria, e il dibattito sulle pensioni in atto nell’Unione non promette nulla di buono sul fronte della spesa pubblica, che riprenderà a crescere.”
Caro Presidente Berlusconi, la dimostrazione che la sinistra nemmeno immaginasse quante sarebbero state le nuove entrate è proprio la Finanziaria che hanno varato. Se avessero avuto chiara la situazione (questa è la prova che il boom non è merito loro) avrebbero fatto una legge molto meno pesante per i cittadini.
Che ovviamente capiscono …. Eccome!