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31 luglio 2007

PREVITI, ULTIMA PUNTATA. FORSE.


L'aula della Camera ha accolto a scrutinio segreto con 462 voti favorevoli le dimissioni del deputato di Forza Italia, Cesare Previti che con questo gesto ha messo annullato il voto sulla decadenza dalla carica di parlamentare in seguito alla condanna a sei anni nel processo Imi-Sir. .
In una lettera al presidente della Camera, Fausto Bertinotti Previti scrive "Rassegno le mie irrevocabili dimissioni da deputato chiedendo di procedere immediatamente alle votazione" mentre in una lettera a Elio Vito, Cesare Previti ha chiesto al capogruppo di FI di "insistere perché ci sia il voto palese sulla votazione" e di insistere affinché "i deputati di FI votino a favore".
Bertinotti ha aggiunto: "Stante la diversa natura ed il diverso fondamento della proposta di annullamento dell'elezione della Giunta, l'eventuale successiva decisione dell'assemblea su di essa, in caso di reiezione delle dimissioni, non costituisce in nessun caso 'bis in idem'".
Non ho mai avuto grande simpatia per Cesare Previti, ma trovo che abbia fatto un gesto significativo e apprezzabile.
Intanto però la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati prende tempo sul caso intercettazioni e in merito alle richieste del gip di Milano Clementina Forleo. Peccato.

IL SILENZIO DELLA VERITA'


Parliamo di cose serie, malgrado il silenzio dei nostri maggiori giornali e telegiornali che ne hanno parlato con grande brevità e quasi a denti stretti...

Infatti, con buona pace di Travaglio, Santoro e di tutti quei giornalisti "specializzati" di repubblica, micromega, manifesto e giornali vari della sinistra per quindici anni hanno detto in lungo e in largo che Berlusconi era un mafioso e che la Fininvest era nata grazie ai soldi di Cosa Nostra, il grande accusatore, Giuffrida, ci ha ripensato: "Non era esattamente come pensavo"! Carta canta, come piace dire agli esperti.
Ma andiamo con ordine.. Tutto cominciò (quando Berlusconi “scese in campo”) con le dichiarazioni di alcuni pentiti di mafia: per costoro le tv del Cavaliere avevano beneficiato di capitali di provenienza mafiosa. Quale godimento per i nemici di Berlusconi, che nel frattempo aveva vinto le elezioni con il pieno sostegno degli elettori. Berlusconi mafioso.
E giù con lo stalliere di Arcore. Con Dell'Utri con la coppola in testa che faceva da tramite con i boss. Ogni ricostruzione andava bene: tanto c'erano i pentiti che avevano cantato accusando i vertici del Biscione. E poi, come se non bastassero i “picciotti” redenti, c'erano le consulenze tecniche del dott. Giuffrida, dirigente della Banca d'Italia, a cui i pm antimafia di Palermo avevano affidato l'incarico di verificare la provenienza di questi benedetti soldi. Giuffrida divenne così l'icona di Travaglio, di Santoro, di Veltri, di Micromega, di Nanni Moretti. Insomma di tutti quella gente che ha fatto la propria fortuna su quelle che, a distanza di anni si sono rivelate balle. Travaglio se lo cucinò alla grande quel Berlusconi con la coppola e ci scrisse L'Odore dei Soldi. Prima di lui, una casa editrice - la Kaos - diede alle stampe con ottime performance di vendita libri sul Signor Tv. Quante pagine avevano generato quelle dichiarazioni dei mafiosi “pentiti” che parlavano per sentito dire. Le dichiarazioni che Giuffrida aveva preso come buona base di partenza per il suo lavoro. Il genere tirava a sinistra. "Prima nota informativa sui flussi finanziari delle società denominate Holding Italiana" - così si chiamava per esteso la consulenza tecnica del dirigente di Bankitalia - era la prova che i giustizialisti sbattevano sotto il naso ai parlamentari di Forza Italia, in tv e nei dibattiti. E quelli che ribattevano: non è vero niente. Ma come no? C'è la "nota". Ci sono le "perizie". Fu con queste carte che Travaglio andò alla trasmissione dei Luttazzi, Satyricon, a dire che in questo libro ("L'Odore dei soldi") ci sono documenti. Qui c'è un dirigente della Banca d'Italia che viene incaricato dalla procura di Palermo di fare una perizia, il quale ha studiato i finanziamenti che negli anni Settanta e Ottanta andarono alle 22 anzi alle 34 holding che compongono la Fininvest. Alla fine - per tutti - Berlusconi era un mafioso. E Fininvest, la cassaforte di Cosa Nostra. Più o meno. Fino a che Berlusconi e Fininvest non hanno denunciato questo Giuffrida.
Si sa, i tempi della Giustizia sono quelli che sono, ma finalmente la verità. Giuffrida difende (e ci mancherebbe altro) la buona fede del proprio operato, ma precisa che la sua consulenza risultava parziale e non completa in quanto rappresentava solo una prima ipotesi di lavoro. Da integrarsi successivamente. Mai fatto, per scadenza dei termini per le indagini preliminari e per successiva archiviazione. Non solo. Giuffrida riconosce i limiti delle conclusioni e che le predette operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l'apporto di capitali di provenienza esterna al Gruppo Fininvest. Capito? Tutto pulito, tutti soldi trasparenti.
Fine del travaglismo. Fine del santorismo. Fine del mafiosismo. Ora, però, come la mettiamo con i libri e con le trasmissioni? Berlusconi non ha corrotto i giudici per l'affare Sme. Ora si viene a sapere pure che Berlusconi non è neanche mafioso. Il castello di carte è caduto. Quindici anni di veleni sono da considerare acqua che scivola sul marmo.? Non è successo nulla? Giuffrida s'è corretto: la mafia non c'entra niente con la tv commerciale.
Berlusconi non aveva tutti i torti a dire che c'era una Giustizia che ce l'aveva con lui. Oggi può sorridere. Poi, certo i Travaglio, i Santoro, i Micromega, i Furio Colombo non si faranno mancare nulla per aggiustare il tiro. Chi abbraccia una causa ideologica (anche se è una causa persa), non ammetterà mai di aver sbagliato. Ma Berlusconi è innocente anche stavolta. Dopo tanti anni, resta il fatto che anche questa demenziale accusa è finita nella casella "tanto rumore per nulla", il tempo è stato galantuomo anche stavolta.
Ma tutto il rumore fatto per accusare, curiosamente non corrisponde all'assordante silenzio della verità.

E BRAVO L'ON. MELE...


che si è fatto la sua seratina "alternativa" e trasgressiva... Pare che non vi fossero droghe in giro e che la signorina si sia sentita poco bene per un banale malore, invece poi la ragazza dice che è stato l'onorevole a darle la droga. Era sola ma poi è arrivata un'altra amica... insomma versioni contrastanti.

In qualsiasi caso il problema morale è tutto dell'on Mele sposato con figlio in arrivo e, come è stato per Sircana, la vicenda fa parte della sfera personale del protagonista. Sircana non si è nemmeno sognato di dimettersi ed ha fatto la vittima.

L'on. Mele si è dimesso.

Due comportamenti diversi, pur sempre in situazioni molto "particolari"... Però noto che su questo fatto non sta calando il velo pietoso che si è sybito steso su Sircana ed il suo trans. Chissà perchè?

MOSTRA GAY, BACI GAY ...MA QUI E' TUTTO GAY ?!?!


Che noia. Sembra che ultimamente non ci siano altri problemi in questa nostra povera Italia prodiana... Deve essere l'influenza dei vari Sircana, Pecoraro Scanio, Luxuria e compagnia sculettante... La mostra sull’arte omosessuale decidano di farla dove vogliono o meglio dove li vorranno, intanto grazie a tutte queste polemiche il pienone è assicurato. Circa il particolare bacio romano, pare che i due ragazzotti si fossero un pò allargati. Pantaloni e boxer calati, sulle scale del Colosseo non si stavano solo baciando, almeno non si baciavano sulle labbra... "Atti osceni in luogo pubblico" esattamente come se fossero stati una copia regolare. Nulla da starnazzare tanto, intervento perfetto a meno che non si voglia legiferare (vero on Prodi?) per liberalizzare anche i blowjob tra gay in pubblico, dopo la droga...