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21 dicembre 2014

LA NEMESI DI SILVIO

Chi scrive è colei che sette anni fa scrisse una lettera in risposta alla più nota missiva della signora Lario che dipingeva colui che in seguito diventò il suo ex marito, come un malato bisognoso di cure, un drago cui si offrivano le "vergini" o un imperatore cui tutto era permesso.

Nella mia lettera, che gentilmente il direttore Feltri volle riportare in prima pagina sul suo giornale, descrivevo il Berlusconi che ho conosciuto e frequentato per motivi politici dal 1994. Un uomo intelligente e serio, un uomo preparato e di intuito assoluto, un uomo simpatico e ironico. 
Un uomo che sa perfettamente distinguere le donne da rispettare da quelle con cui ci si può "divertire".
Certo un uomo abituato a guidare i suoi uomini che non ama essere contraddetto, ma che molto spesso ha ragione.

Molte cose sono successe dopo quelle lettere, il mio affetto per Silvio Berlusconi resta immutato, ma ho ritenuto opportuno allontanarmi dal partito e da quel mondo, perché troppe sono state le delusioni e infiniti gli errori.

Leggevo oggi su Affaritaliani  un articolo per la presentazione del libro "Il trucco" che senza dubbio è molto duro con Berlusconi ed i suoi errori legati al modo femminile e lo propongo a chi mi legge, in attesa di commenti ... 

Altro che crisi e inchieste, le donne hanno fatto cadere Berlusconi

È stata la parola femminile (Veronica Lario, Patrizia D’Addario) ad aprire una crepa nel regime berlusconiano e non lo spread o la debacle giudiziaria. A innescare il declino di Silvio non è stato propriamente e banalmente il sexgate, bensì lo svelamento di un sistema organico di scambio fra sesso, potere e denaro su cui Berlusconi ha fondato la propria governabilità. E' la tesi esposta da Ida Dominijanni nel libro Il Trucco (edizioni Ediesse), libro che, a detta dell'autrice, non vuole essere un’analisi del berlusconismo nel suo complesso ma un approfondimento di alcuni elementi che sono rimasti ai margini del dibattito mainstream. Elementi che troppo spesso sono stati derubricati a fatti privati o giudicati da un moralismo castigatore che non ha invece colto il senso più profondo della questione. Una questione morale e giudiziaria? No. Politica.  

L’assoluzione di Silvio Berlusconi al processo d’appello sul Ruby-gate non chiude ma riapre il problema del giudizio politico sul suo 'regime del godimento' e sui segni che esso lascia nell’immaginario collettivo, nel discorso pubblico, nell’esercizio della leadership. Contro la riduzione ricorrente del cosiddetto sexgate a fatto di colore o episodio criminale, questo libro lo considera il momento rivelatore del trucco costitutivo del berlusconismo e l’evento decisivo del suo tramonto. Facendo la spola fra cronaca e filosofia e smarcandosi dagli schieramenti politici e culturali mainstream, l’autrice rilancia alcuni nodi del dibattito attorno agli «scandali sessuali» troppo rapidamente archiviati, ma tuttora sul campo: la concezione della libertà in tempi di governamentalità neoliberale; il rapporto fra privato e pubblico e fra penale, morale e politica alla fine del paradigma politico moderno; le trasformazioni del rapporto fra i sessi e della scommessa femminista in una società post-patriarcale; le variazioni del populismo in una sfera pubblica mediatizzata; la crisi della sovranità in epoca di 'evaporazione del padre'.

"Quella che faccio ne Il Trucco è un'analisi del berlusconismo a partire da alcune riflessioni sulla sessualità". Spiega l'autrice nell'intervista esclusiva di Affaritaliani.it. Il titolo allude proprio alla falsa (ma veicolata dai media) immagine di potenza di Silvio, personaggio debole, invece, sia come uomo che come politico".

Su quale misunderstanding si è basata l'interpretazione corrente del berlusconismo?
"Non si è trattato di un ritorno ai sistemi patriarcali come è stato sempre fatto intendere, ma di un tentativo di far regredire i ruoli sessuali ai tempi del pre-femminismo. Peccato che, grazie alla parola di alcune donne che l'hanno 'denunciato', il tentativo sia fallito. Valorizzo molto il ruolo di queste donne, soprattutto quelle che l'hanno denunciato dall'interno, rompendo un sistema di complicità e silenzio".
Quali donne in primis?
"Veronica e, poi, Patrizia D'Addario. Hanno rotto l'anello che teneva insieme il tutto. Patrizia D'addario non è una donna da mitizzare in assoluto, ma col suo colpo ha addirittura cambiato le sorti del Paese".
Che conclusioni vanno tratte da quanto successo?
"Il messaggio che deve arrivare da queste vicende non deve essere di debolezza, bensì di forza. Soprattutto se si pensa che il processo di scardinamento del berlusconismo è stato avviato nel momento in cui egli riscuoteva il massimo dei consensi ed era al top della sua forza politica e personale. Proprio quando il regime sembrava impossibile da scalfire, le donne lo hanno colpito a morte".
E la Pascale, come la inquadra nella sua analisi?
"Lasciando perdere la sfera privata che non mi interessa, penso che la Pascale abbia un ruolo di sostegno politico. Certo, la sua influenza riguardo alle unioni civili è stata determinante: ha spostato completamente la posizione di Berlusconi che fino a poco tempo prima era quello dello slogan 'meglio libertini che gay'. Diciamo che anche in questo caso è una donna a connotare positivamente la figura dell'ex Cav".
E Renzi? E' davvero l'erede di Berlusconi?
"Politicamente lo è senza dubbio. Dal punto di vista del rapporto con le donne, invece, si rileva una rottura: Renzi non ha dato scandalo e non è all'interno di nessun sistema a sfondo sessuale. Detto questo, esiste un elemento che invece crea una grande continuità con il berlusconismo. Si tratta dell'uso coreografico delle donne, delle quali mi stupisce la completa adesione alla parola del leader...".





12 novembre 2010

FELTRI, L'ORDINE DEI GIORNALISTI E L'ITALIA ...

Il problema della reprimenda a Feltri è che come al solito in Italia si è effetto di veri e propri ossimori.L'ordine dei giornalisti, infatti, è struttura di stampo fascista monopolizzata da un sindacato dei giornalisti di sinistra.

Ma i "nostri nemici" traggono forza dal fatto che i giornalisti liberali non si sono mai saputi organizzare per far sentire il loro peso.Quindi, ora, è inutile piangere. Esattamente come socialisti e democristiani non seppero all'epoca passare opportunamente al contrattacco e far aprire a magistrati non di sinistra opportuni fascicoli sui misfatti finanziari e non del Pci.

Quello, infatti, è il tallone d'Achille degli ex e post comunisti.

Avete visto ieri sera le piccate reazioni di Fassino quando, a "Porta a Porta", il pur timido Quagliariello (finalmente) invece di fare lo sfumato storico, ha chiarito una volta per tutte a popolo e comune che più del novanta per cento dei provvedimenti di spesa che hanno triplicato il debito pubblico italiano furono proposti dal Pci e che è a loro che è caduto sulla testa il Muro di Berlino, e non a "noi"?

Questa è la strada maestra per defintivamente rottamare (il povero Renzi non ci riuscirà mai, visti i Poteri Forti che la sostengono), l'attuale classe dirigente del Pd, che da allora è sempre la stessa che, guardacaso, stava col pugno chiuso.

Fino a quando non si provocherà una crisi politica e di credibilità nel Pd, mettendo platealmente di fronte i post comunisti alle loro terrificanti responsabilità, "sputtanandoli" una volta per tutte, anche e soprattutto per avere attuato il terroristico Colpo di Stato giudiziario di Mani Pulite, dal quale vengono anche le attuali destabilizzazioni politiche, non ne usciremo, non riusciremo a bonificare il clima politico (in cui un comunista come il Bersani ancora, quasi fosse alla bocciofila di Brisighella dopo due litri di lambrusco, urla scompostamente, senza che alcuno lo prenda a pernacchie, che il Cav ha fatto diventare la politica italiana "una fogna"), e non si potranno effettuare le improcrastinabili riforme (in primis quella della Giustizia) per rendere il Paese finalmente libero, efficiente ed effettivamente democratico.

L'eroico compito tocca a noi, a Feltri, a Belpietro, a Sechi e a Ferrara. Per cui: avanti tutta e in alto i cuori!









Aldo Reggiani

14 maggio 2009

13/5/2009 LIBERO DI FELTRI - PRIMA PAGINA - SONO NEL PARTITO DEL CAVALIERE DA SEDICI ANNI. E GARANTISCO CHE ...

Caro Direttore,

mi rivolgo a te perché ci conosciamo da tempo e sai che ho sempre conquistato tutto ciò che ho ricevuto dalla vita, sia nella professione che nella politica. Sono entrata in Forza Italia nell’ottobre del ’93 grazie alla mia mai doma curiosità. Dopo un colloquio con Angelo Codignoni iniziò il mio percorso politico. Lui ritenne che fossi adatta ad affrontare il mondo della politica. Io, giovane imprenditrice, accettai il rischio di schierarmi politicamente. Pochi giorni dopo il Presidente venne in sede ed iniziammo a lavorare al partito leggero. I comunisti lo chiamarono “partito di plastica”. Non capirono mai cosa rappresentasse quel nuovo sentire. Ci univano un grande amore per l’Italia, valori profondi ed un leader unico. Ci attaccarono. Dissero che eravamo dei “prezzolati” del capo, le donne tutte componenti dell’harem, gli uomini tutti “yes-man”. Forza Italia era un fenomeno transitorio. Noi vincevamo e crescevamo. E loro, avanti con gli attacchi personali. E’ storia vecchia. Non capiscono. Questa è la loro smisurata debolezza.

Dopo 16 anni di impegno per il partito, però sono stanca di ascoltare falsità. Io ho conosciuto e conosco Silvio Berlusconi come persona seria e responsabile. Lo conosco come un uomo molto intelligente, intuitivo, curioso, generoso, spontaneo, ironico, goliarda dalla battuta pronta, ma mai volgare. Un uomo galante, attento ai particolari, molto cortese e signorile. Non sto facendo il panegirico del capo, l’elogio del maestro. Conosco anche i suoi difetti. Conosco la sua limpida schiettezza che, a volte, gli fa dire cose poco “politiche”. Conosco la sua eccessiva generosità che spesso gli impedisce di dire dei “no” che potrebbero essere saggi. Conosco la sua eccedente energia che lo porta a “darsi” in modo sovrabbondante alla gente nelle sue infinite giornate. Lo conosco e non posso perciò accettare le insinuazioni della sinistra che rappresenta un Berlusconi condizionato da canoni di selezione del tutto inusitati e grossolani.

Nel ‘93 mi fu dato l’incarico di occuparmi dell’Italia del Nord Est e poco dopo decidemmo di far nascere il Movimento Femminile Nazionale di Forza Italia. Berlusconi mi incaricò di esserne la responsabile. Qualcuno pensa si sia intromesso nelle scelte che facevo? Che abbia chiesto o imposto una candidatura (anche una sola!) per qualche signora o signorina nei tanti anni in cui io fui Responsabile Nazionale del Movimento? Mai. Non ho mai ricevuto una sua telefonata che interferisse sulle candidature. Le selezioni si facevano sul territorio con i coordinatori locali ed il Presidente ne prendeva atto al momento delle liste. Io stessa in passato sono stata candidata ed eletta due volte alla Provincia di Milano e candidata quest’anno al Senato, per volontà del coordinamento lombardo. Mai per intercessione del Presidente, anche se credo mi apprezzi come persona attiva e capace.

Invece la sinistra cerca di dipingere il mito dionisiaco di un Berlusconi satiro che passa la sua giornata correndo nei boschi tra le ninfe, suonando il flauto. E’ davvero inaccettabile ed ingiusto. Tutto questo per cosa? Per una festa di compleanno? Per tre giovani donne candidate al Parlamento Europeo? Tre donne in gamba che hanno solo la colpa di essere graziose? E’ vergognoso, rasenta la misoginia ed è certo un atteggiamento snob e discriminante. Vogliamo commentare con la sinistra i loro metodi di selezione? Vogliamo dire che molte donne delle loro liste sono assistenti, segretarie, fidanzate, mogli e figlie di dirigenti e amici? Vogliamo chiedere all’onorevole Franceschini un giudizio per alcune candidate del Pd alle amministrative? Per esempio Teresa Stinziani (Grande Fratello) Sabrina Passante (seconda a miss Italia) e Elisa Sergi (schedina televisiva). Loro davvero hanno candidato ragazze “televisive”, ma nessuno ha immaginato losche storielle. Nessuno ne ha parlato. Forse perché ciò che accade nella sinistra italiana non interessa a nessuno? O forse perché noi abbiamo un approccio più signorile nell’agone politico. Comprendo che la sinistra non abbia più argomenti politici per cercare di erodere qualche grammo della massiccia forza del Popolo della Libertà e del Governo di centro-destra, ma siamo arrivati alla farsa. Gli articoli e le trasmissioni televisive traboccanti livore e insinuante volgarità sono davvero uno spettacolo pietoso. Ascoltare o leggere gente come la signora De Gregorio che, impegnata a non far fallire l’Unità, utilizza fantasiose storielle pruriginose per vendere qualche copia in più, oppure vedere lo sguardo di uno spiritato Santoro che si esalta immaginando la crocifissione del Berlusconi-fedifrago, è una tristezza. Inutile per la sinistra dimenarsi tanto. Perderanno comunque le elezioni. Il Popolo della Libertà confermerà i consensi. Gli italiani non si lasciano suggestionare da una sinistra a caccia di demoni, che giudica gli altri e mai se stessa.

Caro Vittorio, ti ringrazio per la squisita ospitalità. Le “donne del Presidente” sono criticabili e pericolose, ma tu sei un temerario! Ironia a parte, la slealtà della sinistra ci ha stancato per l’ingiustizia nei confronti dell’uomo Berlusconi, ma anche per l’assoluta mancanza di rispetto verso le donne del Partito che lavorano da anni con serietà e onesta correttezza.

Alessandra Fontana – Popolo della Libertà