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31 gennaio 2015

VATTI A FIDARE DEL BOY SCOUT ...

Ormai non mi resta che sperare ci sia chissà quale accordo tra il Cavaliere e il boy scout, altrimenti non riuscirei a comprendere come un uomo intelligente e arguto come Berlusconi sia stato così ingenuo. Fidarsi di un ragazzo arrivista e sfrontato che con un tweet ha spazzato via il suo amico e collega Letta, credere alle parole di un giovane abile ma superficiale che alzando le spalle risolve i problemi del Paese è impossibile e chi vi scrive aveva più volte segnalato numerosi dubbi.

Berlusconi pensava che il nuovo Presidente potesse ridargli l’agibilità politica, in cambio della totale collaborazione al varo delle modifiche elettorali e costituzionali? Era convinto che Renzi l’avrebbe aiutato? Non poteva essere così e così non sarà. La sua illusione, durata 12 mesi, è svanita all’alba del 29 Gennaio 2015.


Berlusconi ha creduto ad un ragazzetto un po' bullo che tra un sorriso e una battuta ha tentato il poker: governo, riforme, pasticciate ma utili a consolidare il suo potere, annientamento politico di Berlusconi, un signor “nessuno” al Colle. Così ha gettato sul tavolo la carta Mattarella, per compattare PD ed ex Popolari. La Bindi piange commossa perché intravvede all'orizzonte il sole dei cattocomunisti che sorge, i vari Cuperlo e Civati si sentono considerati e quelli di Sel si ringalluzziscono perché possono partecipare a qualche decisione... L'elezione di Mattarella, un uomo modesto esponente della primissima Repubblica, un uomo di secondo piano della Dc ma che non ha fatto altro che politica nella sua vita, un uomo sconosciuto in Italia e all'estero, un uomo con qualche chiacchiera di mazzette alle spalle, un uomo che ha detto qualche bugia sull'uranio impoverito che è costata qualche vita umana, un uomo che non è solo ostile a Berlusconi e al suo partito, ma anche alle sue aziende ovvero a quanto sta più a cuore al Cavaliere.

State certi che se Mattarella sarà eletto, dal Quirinale verrà sollecitata una legge sul conflitto d’interessi con la minaccia di togliere le concessioni a Mediaset. Anche soltanto come ricatto, per far tacere Berlusconi.

E comunque state certi che nessuno, oltre Berlusconi, si accorgerà della presenza di Mattarella al Colle.



Ed ora che fare? 

Votare Mattarella? Per Forza Italia credo sia impossibile.

Scheda Bianca? Una tristezza.

Non votare? A che servirebbe...

Compattarsi con Lega, Fratelli d'Italia (che ora dovrebbero ringraziare Feltri e giocare un'altra carta) gli altri partitini dell'area di centro- centrodestra, qualche transfugo del centrosinistra o qualche personaggio che voglia far prendere una facciata a Renzi (ce ne sono...), qualche ex grillino incerto e l'Ncd, (ma davvero Alfano ha dichiarato che voteranno Mattarella??!) e votare un nome serio e credibile di livello elevato, nemmeno confrontabile con il cattocomunista di antica memoria. Un uomo come Cottarelli, che tra l'altro farebbe venire l'itterizia a Renzi e metterebbe in seria crisi mezzo Parlamento nel dover dire no!


So che è una battaglia praticamente impossibile, ma il boy scout che non conosce la vergogna, merita una lezione perché ciò che oggi appare ad alcuni un "capolavoro politico", in realtà potrebbe nascondere delle debolezze eclatanti e potenzialmente fatali per il futuro dell’esecutivo e della stessa legislatura.

21 dicembre 2014

LA NEMESI DI SILVIO

Chi scrive è colei che sette anni fa scrisse una lettera in risposta alla più nota missiva della signora Lario che dipingeva colui che in seguito diventò il suo ex marito, come un malato bisognoso di cure, un drago cui si offrivano le "vergini" o un imperatore cui tutto era permesso.

Nella mia lettera, che gentilmente il direttore Feltri volle riportare in prima pagina sul suo giornale, descrivevo il Berlusconi che ho conosciuto e frequentato per motivi politici dal 1994. Un uomo intelligente e serio, un uomo preparato e di intuito assoluto, un uomo simpatico e ironico. 
Un uomo che sa perfettamente distinguere le donne da rispettare da quelle con cui ci si può "divertire".
Certo un uomo abituato a guidare i suoi uomini che non ama essere contraddetto, ma che molto spesso ha ragione.

Molte cose sono successe dopo quelle lettere, il mio affetto per Silvio Berlusconi resta immutato, ma ho ritenuto opportuno allontanarmi dal partito e da quel mondo, perché troppe sono state le delusioni e infiniti gli errori.

Leggevo oggi su Affaritaliani  un articolo per la presentazione del libro "Il trucco" che senza dubbio è molto duro con Berlusconi ed i suoi errori legati al modo femminile e lo propongo a chi mi legge, in attesa di commenti ... 

Altro che crisi e inchieste, le donne hanno fatto cadere Berlusconi

È stata la parola femminile (Veronica Lario, Patrizia D’Addario) ad aprire una crepa nel regime berlusconiano e non lo spread o la debacle giudiziaria. A innescare il declino di Silvio non è stato propriamente e banalmente il sexgate, bensì lo svelamento di un sistema organico di scambio fra sesso, potere e denaro su cui Berlusconi ha fondato la propria governabilità. E' la tesi esposta da Ida Dominijanni nel libro Il Trucco (edizioni Ediesse), libro che, a detta dell'autrice, non vuole essere un’analisi del berlusconismo nel suo complesso ma un approfondimento di alcuni elementi che sono rimasti ai margini del dibattito mainstream. Elementi che troppo spesso sono stati derubricati a fatti privati o giudicati da un moralismo castigatore che non ha invece colto il senso più profondo della questione. Una questione morale e giudiziaria? No. Politica.  

L’assoluzione di Silvio Berlusconi al processo d’appello sul Ruby-gate non chiude ma riapre il problema del giudizio politico sul suo 'regime del godimento' e sui segni che esso lascia nell’immaginario collettivo, nel discorso pubblico, nell’esercizio della leadership. Contro la riduzione ricorrente del cosiddetto sexgate a fatto di colore o episodio criminale, questo libro lo considera il momento rivelatore del trucco costitutivo del berlusconismo e l’evento decisivo del suo tramonto. Facendo la spola fra cronaca e filosofia e smarcandosi dagli schieramenti politici e culturali mainstream, l’autrice rilancia alcuni nodi del dibattito attorno agli «scandali sessuali» troppo rapidamente archiviati, ma tuttora sul campo: la concezione della libertà in tempi di governamentalità neoliberale; il rapporto fra privato e pubblico e fra penale, morale e politica alla fine del paradigma politico moderno; le trasformazioni del rapporto fra i sessi e della scommessa femminista in una società post-patriarcale; le variazioni del populismo in una sfera pubblica mediatizzata; la crisi della sovranità in epoca di 'evaporazione del padre'.

"Quella che faccio ne Il Trucco è un'analisi del berlusconismo a partire da alcune riflessioni sulla sessualità". Spiega l'autrice nell'intervista esclusiva di Affaritaliani.it. Il titolo allude proprio alla falsa (ma veicolata dai media) immagine di potenza di Silvio, personaggio debole, invece, sia come uomo che come politico".

Su quale misunderstanding si è basata l'interpretazione corrente del berlusconismo?
"Non si è trattato di un ritorno ai sistemi patriarcali come è stato sempre fatto intendere, ma di un tentativo di far regredire i ruoli sessuali ai tempi del pre-femminismo. Peccato che, grazie alla parola di alcune donne che l'hanno 'denunciato', il tentativo sia fallito. Valorizzo molto il ruolo di queste donne, soprattutto quelle che l'hanno denunciato dall'interno, rompendo un sistema di complicità e silenzio".
Quali donne in primis?
"Veronica e, poi, Patrizia D'Addario. Hanno rotto l'anello che teneva insieme il tutto. Patrizia D'addario non è una donna da mitizzare in assoluto, ma col suo colpo ha addirittura cambiato le sorti del Paese".
Che conclusioni vanno tratte da quanto successo?
"Il messaggio che deve arrivare da queste vicende non deve essere di debolezza, bensì di forza. Soprattutto se si pensa che il processo di scardinamento del berlusconismo è stato avviato nel momento in cui egli riscuoteva il massimo dei consensi ed era al top della sua forza politica e personale. Proprio quando il regime sembrava impossibile da scalfire, le donne lo hanno colpito a morte".
E la Pascale, come la inquadra nella sua analisi?
"Lasciando perdere la sfera privata che non mi interessa, penso che la Pascale abbia un ruolo di sostegno politico. Certo, la sua influenza riguardo alle unioni civili è stata determinante: ha spostato completamente la posizione di Berlusconi che fino a poco tempo prima era quello dello slogan 'meglio libertini che gay'. Diciamo che anche in questo caso è una donna a connotare positivamente la figura dell'ex Cav".
E Renzi? E' davvero l'erede di Berlusconi?
"Politicamente lo è senza dubbio. Dal punto di vista del rapporto con le donne, invece, si rileva una rottura: Renzi non ha dato scandalo e non è all'interno di nessun sistema a sfondo sessuale. Detto questo, esiste un elemento che invece crea una grande continuità con il berlusconismo. Si tratta dell'uso coreografico delle donne, delle quali mi stupisce la completa adesione alla parola del leader...".





25 novembre 2014

VITTORIA CONFUSA

Le elezioni regionali sono terminate con un risultato molto "delicato" ... Non ha vinto Renzi, come sappiamo ha trionfato la disillusione, la stanchezza e il disagio. L'enorme percentuale degli astenuti parla molto chiaramente ed ecco che nel Pd e in Forza Italia si stanno facendo un po' di conti, nel senso di resa dei conti.

All'interno del Pd non si placano i malumori della minoranza, che naturalmente si concretizza con il voto al Jobs act.

Il presidente del partito, Matteo Orfini, fa un appello in extremis ai dissidenti: "Abbiamo raggiunto una larghissima unità sul testo, spero che per rispetto della discussione fatta, dei cambiamenti apportati, del lavoro di ascolto reciproco e della nostra comunità, si voglia fare tutti un ultimo sforzo in Aula".
Diversamente per Gianni Cuperlo non ci sono le condizioni per il sì: "Noi non ci sentiamo di esprimere un voto favorevole su Jobs act. Il punto a cui si è arrivati non è soddisfacente. Il problema non è come licenziare, ma come assumere".

E' infatti notizia di poco fa che il decreto è passato in una aula semivuota della Camera con 316 voti e con 40 deputati Pd rimasti fuori dall’Aula per protesta. Dovevano essere una trentina, sono stati di più: 30 deputati democratici, poco prima del voto, hanno diffuso un documento in cui spiegavano le ragioni del dissenso.
Il numero 40, su un numero totale di 307 deputati democratici, segnala uno scontento che si fa protesta aperta, probabilmente rinforzata dal massiccio astensionismo alle recenti elezioni regionali che ha penalizzato (anche) il Pd targato Renzi.




Oltre ai quaranta dem astenuti, due hanno detto no al testo, altri due si sono astenuti. I no sono quelli di Civati e Pastorino. Astenuti i civatiani Paolo Gandolfi e Giuseppe Guerini.

Bersani aveva annunciato il suo sì per essere ligio al partito. Nonostante le modifiche apportate alla Camera, l’impianto della delega sul lavoro non è stato ritenuto soddisfacente dai 40 del Pd. Tra i firmatari del documento di protesta figurano Cuperlo, Bindi, Boccia, Zoggia, D’Attorre.

In totale hanno votato no solo sei deputati, 5 gli astenuti. L’opposizione, composta da Forza Italia, Lega, Sel e M5S, è rimasta fuori dall’Aula.

Inizialmente soltanto la Lega aveva annunciato la sua non partecipazione al voto finale sul Jobs Act. E’stata, dunque, una sorpresa vedere oltre ai deputati del Carroccio e di M5s anche quelli di FI e di Sel abbandonare l’emiciclo poco prima della votazione finale. Ad accendersi sono state soltanto le lucine sul tabellone relative alle postazioni di voto dei deputati della maggioranza.

Il testo ha bisogno di un ulteriore passaggio al Senato viste le modifiche inserite dalla Commissione Lavoro per accogliere gli emendamenti frutto del compromesso tra governo e minoranza Pd sull’articolo 18. Il voto finale a palazzo Madama è previsto entro i primi dieci giorni di dicembre.

A proposito di malesseri di partito all'interno di Forza Italia non si è da meno. 

Il povero Fitto ribadisce le sue perplessità "Basta con le nomine. Basta con i gruppi autoreferenziali che hanno determinato in questi mesi una politica e una comunicazione inefficaci, basta con una linea politica incomprensibile e ambigua" e Toti lo riprende: "Non si tratta di fare processi, Fitto solleva questioni legittime ma cosa intende per autoreferenzialita' visto che  quelle che oggi accusano sono tutte persone che hanno fatto anche i ministri. Poi ci interrogheremo negli organi interni al partito, ma non si tratta di puntare il dito, soprattutto da parte di chi e' dirigente del partito da anni, non c'e' autoreferenzialità in Forza Italia. Chi punta il dito è lì da molto tempo, ognuno si assuma la sua fetta di responsabilità e tutti insieme cerchiamo la strada per risolvere i problemi"
Temo che i problemi non si risolveranno. E poi c'è l'Ncd. Berlusconi deve guardare alla Lega e calmare Alfano, aprendo anche a Fratelli d'Italia. Questa è la strada, l'unica.




Non parliamo del M5S ... Litigano pesantemente prendendosi a male parole: Grillo massacra Walter Rizzetto "colpevole" di aver parlato durante una trasmissione televisiva. Questa volta però c'è un moto di ribellione e su Twitter impazza l'hashtag #siamotuttiRizzetto e fanno parte della schiera dei ribelli anche molti parlamentari. Rizzetto attacca Grillo: "Non chiedo il permesso ai tuoi cortigiani"
La sensazione è che Grillo si sia stancato del giochino, non è divertente perdere.




Insomma non sembra ci sia molta serenità in politica anzi l'impressione ormai consolidata da tempo è che ci sia davvero bisogno di aria nuova. Non basta più parlare e arrabattarsi con proposte raffazzonate nella confusione totale.

Gli Italioani sono pazienti, ma come dice un sonetto della Bibbia: "Guardati dall'ira dell'uomo mansueto"
Anche della donna ...



22 novembre 2014

RENZI, NAPOLITANO, DRAGHI, ISIS ... LE LISTE E I PROGETTI SEGRETI DEI MASSONI

Da Affaritaliani


ANTEPRIMA/ Continua a far discutere il caso dei massoni svelato in anteprima da Affaritaliani.it. Merkel, Putin, Obama,Xi Jimping, Lagarde, Padoan, Gandhi, Reagan, Mandela, Jfk, Papa Giovanni, Agnelli, Clinton e Blair. Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico rivela le liste delle segretissime Ur-Lodges massoniche. 

Sconvolgente la teoria sull'Isis: "Il leader Al-Baghdadi liberato dagli Usa dopo essere diventato massone. La jihad è eterodiretta per portare un nuovo Bush alla Casa Bianca e a infinite guerre. E sull'11/9..."



LE TEORIE SU RENZI/ Magaldi: "Il premier vuole entrare nella superloggia conservatrice Three Eyes, la stessa dei veri potenti Napolitano e Draghi. Ma i massoni verso di lui sono ambivalenti e non si fidano della sua ambizione. L'editoriale di De Bortoli? Scritto su richiesta di Draghi..."
Da D'Alema a Passera, da Arpe a Marcegaglia, ecco l'elenco degli italiani nelle Ur-Lodges




Esce con Chiarelettere il libro "Massoni" di Gioele Magaldi (Grande Oriente Democratico). Un libro che sicuramente farà discutere. Sedetevi e fate un bel respiro: nel libro trovate storia, nomi e obiettivi dei massoni al potere in Italia e nel mondo, raccontati da autorevolissimi insider del network massonico internazionale, che per la prima volta aprono gli archivi riservati delle proprie superlogge (Ur-Lodges).

Le liste che leggerete sono sconvolgenti. Una 
battaglia per la democrazia. Tra le Ur-Lodges neoaristocratiche, che vogliono restaurare il potere degli oligarchi, e quelle progressiste, fedeli al motto "Liberté Égalité Fraternité", è in corso una guerra feroce. Nel libro non ci sono documenti che provano le tesi di Magaldi ma lui promette che in caso di contestazioni li renderà disponibili.




L'ultimo atto è già iniziato, come rivela Magaldi con la rottura della pax massonica stilata nel 1981: il patto "United freemasons for globalization". Una rilettura esplosiva del Novecento nei suoi momenti più drammatici - la guerra fredda, gli omicidi dei fratelli Kennedy e di M. L. King, gli attentati a Reagan e a Wojtyla - arrivando fino al massacro dell'11 settembre 2001 e all'avanzata dell'Isis. "Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges" è il primo volume di una trilogia che offre un'inedita radiografia del potere.

LE LISTE - Le liste di presunti massoni fatte da Magaldi nel libro è assolutamente sconvolgente. Si parte dal massone ante litteram Giordano Bruno per arrivare a Napolitano, Draghi, Berlusconi, Hollande, Merkel, Putin, Gandhi, Papa Giovanni XXIII, Mozart, Mazzini, Garibaldi, Obama, Chaplin, Lagarde, Blair, Padoan, Roosevelt e tantissimi altri. Già, perché, afferma Magaldi, "se non sei massone non hai alcuna chance di arrivare al vero potere".





BERLUSCONI Tra i nomi fatti da Magaldi c'è anche Silvio Berlusconi, descritto come "un attento cultore di astrologia, uno studioso di esoterismo egizio,  un frequentatore del milieu massonico internazionale con strette relazioni negli ambienti latomistici angloamericani più conservatori".

RENZI-NAPOLITANO-DRAGHI E L'EDITORIALE DI DE BORTOLI - Secondo Magaldi il pallino in mano, per quanto riguarda l'Italia, ce l'hanno in mano Napolitano e Draghi, che per Magaldi sarebbero massoni, apprezzati e influenti anche a livello internazionale. Discorso diverso per Renzi. Magaldi descrive Renzi come "un aspirante massone elitario" al quale "ancor non è stato accordato l'accesso a una almeno delle superlogge sovranazionali". L'obiettivo di Renzi, secondo Magaldi, sarebbe quello di entrare "non presso il Grande Oriente d'Italia o presso qualche altra comunione massonica ordinaria, su base nazionale italiana o estera. No, il premier italiano punta molto più in alto. Egli vorrebbe essere iniziato presso la Ur-Lodge Three Eyes, la medesima superloggia cui sin dal 1978 fu affiliato Giorgio Napolitano. La stessa superloggia cui è affiliato Mario Draghi". (---) "Il problema è che la sua domanda di affiliazione non è stata ancora accolta perché i vari Dragji, Napolitano, Merkel, Weidmann, Schauble, Trichet, Rutte, Sutherland, ecctera non si fidano di Renzi waanabe massone. Considerano Renzi un narcisista, uno spregiudicato e indisciplinato arrivista. Figuriamoci quanto poco venga apprezzato da questi ambienti l'asse Berlusconi-Renzi, sigalto dal Patto del Nazareno. Perciò l'atteggiamento dell'establishment massonico neoaristocratico verso l'attuale premier e segretario Pd è ambivalente. Da un lato ne apprezzano le politiche sostanzialmente prone al paradigma dell'austerità, dall'altro ne temono l'indisciplina e i potenziali voltafaccia", considerandolo smodatamente ambiziono e capace di, persino, se gli convenisse, di passare un giorno armi e bagagli con il network massonico progressista". In quest'ottica, secondo Magaldi, va letto il celebre editoriale del direttore del Corriere della Sera De Bortoli su Renzi e i poteri massonici, scritto proprio in concomitanza della visita newyorkese di Renzi.  Secondo Magaldi l'editoriale aveva il significato di dire al premier: "Caro Renzi, riallineati ai desiderata del Venerabilissimo Maestro Mario Draghi, altrimenti comincio a sputtanarti sul versante massoneria, sia con riferimento ai tuoi inciuci con Berlusconi, sia, se servirà sparando più in alto"



LE UR-LODGES - Magaldi dedica il suo libro alle cosiddette superlogge, definite "i cenacoli massonici protagonisti della storia contemporanea, gruppi e soggetti a orientamento e vocazione strutturalmente sovranazionale e cosmopolita che hanno abbondantemente surclassato l'influenza ormai modesta della massoneria ordinaria". Insomma, coloro che avrebbero in mano il potere vero e il destino del mondo. Magaldi elenca le diverse superlogge, dalla Edmond Burke alla Joseph de Maistre alla White Eagle alla Thomas Paine. E Magaldi sostiene che presso queste Ur-Lodges siano in atto "progetti di involuzione oligarchica, tecnocratica e antidemocratica", progetti che riguarderebbero "l'Italia, l'Europa e l'Occidente intero".
Tra gli italiani nelle Ur-Lodges, ecco i nomi citati da Magaldi: Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Massimo d'Alema, Gianfelice Rocca, Domenico Siniscalco, Giuseppe Recchi, Marta Dassù, Corrado Passera, Ignazio Visco, Enrico Tommaso Cucchiani, Alfredo Ambrosetti, Carlo Secchi, Emma Marcegaglia, Matteo Arpe, Vittorio Grilli, Giampaolo Di Paola, Federica Guidi. Berlusconi invece avrebbe creato una Ur-Lodge personale, la Loggia del Drago.

MASSONI SOVIETICI - Nessun paletto nella massoneria, né geografico né ideologico. Solo potere. Così Magaldi spiega come "l'ascesa di Mussolini o Hitler è avvenuta anche grazie allo spregiudicato sostegno e finanziamento del milieu massonico conservatore angloamericano". Allo stesso modo i conservatori facevano tranquillamente affari con i fratelli massoni sovietici. "Pezzi grossi come il segretario generale del Pcus Leonid Breznev e i suoi successori Andropov e Gorbacev, così come Eltsin, hanno chiesto e tranquillamente ottenuto l'affiliazione presso alcune Ur-Lodges".

LA STAGIONE DEMOCRATICA E LA REAZIONE DELLA THREE EYES - Secondo Magaldi c'è anche un'ala più democratica e progressista all'interno della massoneria. E il grande esperimento democratico, persino rivoluzionario, fu fatto all'inizio degli anni '60, con l'elezione del primo Papa, secondo Magaldi, massone e di Kennedy. Un progetto finito troppo presto. Un altro massone rivoluzionario sarebbe stato Luther King, anche lui ucciso pochi anni dopo. Da qui inizia quella che Magaldi definisce una "restaurazione neoaristocratica". Una restaurazione guidata dalla superloggia Three Eyes, "una creatura del ricchissimo industriale David Rockefeller, del futuro segretario di Stato Henry Kissinger e del futuro consigliere per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski che nel 1978 sarà il principale artefice dell'elezione a pontefice del polacco Wojtyla". Molti anche gli affiliati italiani, secondo Magaldi, su tutti Gianni Agnelli ma anche Enrico Cuccia e il principe Borghese. E, secondo Magaldi, persino Napolitano... Eventi come l'attentato a Reagan e a Wojtyla rientrano, secondo Magaldi, in lotte di potere tra diverse superlogge.

IL PROGETTO UNITED FREEMASONS - Secondo Magaldi sono sempre le superlogge, nel 1981 a dare il via alla globalizzazione con un progetto segretissimo e sovranazionale. Che conterrebbe questi punti salienti: "Sostegno al fratello Deng Xiaoping e alla sua politica di apertura della Cina al libero mercato, destrutturazione e liquidazione dell'Urss e del Patto di Varsavia grazie all'ascesa del fratello Gorbacev e alla rottamazikone dei vecchi titani del Pcus come il segretario generale Breznev e i suoi più stretti seguaci e successori. Accelerazione del progresso di integrazione economica e politica dell'Europa. Riunificazione tedesca, riconferma della sorella Margaret Thatcher e sabotaggio del Labour Party del Regno Unito, ritorno dell'Argentina alla democrazia, smantellamento progressivo dell'apartheid ein Sudafrica e scarcerazione del fratello Nelson Mandela. Alternanza ovunque, a cominciare dagli Usa, di governi conservatori e progressisti secondo una tabelle di marcia ben precisa. Ovviamente a un patto: che tutti abbiano il rigoroso gradimenti dei grembiulini che contano.

LA SUPERLOGGIA IMPAZZITA - Secondo Magaldi c'è una ulteriore superloggia, quella creata da Bush Sr. e altri compagni delle altre superlogge che si sono sentiti esclusi dal progetto United Freemasons e dalla rielezione di Clinton. "La chiamano Hathor Pentalpha", sostiene Magaldi, che la definisce una "loggia della vendetta e della sete di sangue", della quale avrebbe fatto parte persino Osama Bin Laden. Una superloggia che estenderebbe la sua inquietante ombra sugli eventi degli ultimi anni, a partire dall'11 settembre 2001. La risposta progressista è la nuova superloggia "Maat", della quale secondo Magaldi farebbe parte Obama.

L'ISIS E LE NUOVE GUERRE - Ma ora il disegno delle superlogge è quello di far tornare al potere l'ala più conservatrice e guerrafondaia, secondo Magaldi. E per farlo si starebbe servendo della guerra santa dell'Isis. Magaldi sostiene che colui che proclamato il Califfato islamico farebbe parte della Hathor Pentalpha, vale a dire Al-Baghdadi, "imprigionato in Iraq nel 2004 come terrorista pericoloso e che subito dopo l'affiliazione a fil di spada viene liberato". Il tutto mentre viene "ufficiosamente lanciata la candidatura del fratello Jeb Bush alla Casa Bianca". "Da qui al 2016", sostiene Magaldi, grazie all'avanzata dell'Isis, prenderà il via una formidabile campagna planetaria per portare un un nuovo Buish a Washington. L'ennesimo Bush guerrafondaio. Avremo così nuove guerre infinite in Medio Oriente". E ora, scrive Magaldi, resta da capire come pensano di controbattere a questa minaccia i fratelli massoni progressisti...






LEGGI IN ANTEPRIMA LE DEDICHE DI GIOELE MAGALDI CON LE LISTE DEI NOMI (per gentile concessione di Chiarelettere)

A Olympe de Gouges ed Eleanor Roosevelt, donne libere e di buoni costumi

L'intera trilogia di Massoni. Società a responsabilità illimitata, di cui questo testo rappresenta il primo volume, è dedicata principalmente a Olympe de Gouges (1748-1793) ed Eleanor Roosevelt (1884-1962), le più grandi e coraggiose fra le sorelle muratrici che abbiano mai cinto il grembiuli no lato-mistico e operato con efficacia imperitura al bene e al progresso dell'umanità.

Ma come non menzionare, fra le tantissime altre donne «libere e di buoni costumi»' che ispirarono le loro vite ai più nobili e alti principi massonici (pur nell'inevitabile presenza di alcune ombre, frammiste a maggioritarie luci), anche libere muratrici dello spessore di: Mary Wollstonecraft (1759-
1797), Sophie de Condorcet (1764-1822), Harriet Taylor Mill (1807-1858), Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871), Marie Adélalde Deraismes (1828-1894), Jesse White Mario (1832-1906), Lucretia Coffin Mott (1793-1880), Mathilde Franziska Anneke (1817-1884), Malwida von Meysenbug (1816-1903), Susan Brownell Anthony (1820-1906), Julia Ward Howe (1819-1910), Elizabeth Cady Stanton (1815-1902), Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), Annie Besant (1847-1933), Emmeline Pankhurst (1858-1928), Marie Curie (1867-1934), Martha Beatrice Webb (1858-1943), Virginia Woolf (1882-1941), Maria Montessori (1870-1952), Golda Meir (1898-1978), Alva Myrdal (1902-1986), Indira Gandhi (1917- 1984) .

Una peculiare intestazione dedicatoria va rivolta al massone ante litteram e protomartire della moderna libera muratoria, Giordano Bruno (1548-1600). Peraltro, una dedica sentita deve per forza di cose andare ai seguenti fratelli liberi muratori (anch'essi latori di moltissime luci, in mezzo ad assai più trascurabili opacità): John Locke (1632-1704), Isaac Newton (1642-1727), Jean «John» 
Theo¬philus Desaguliers (1683-1744), Montesquieu (1689-1755), Voltaire (1694-1778), Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), Giacomo Casa¬nova (1725-1798), Cagliostro (1743-1795), Cesare Beccaria (1738-1794), Benjamin Franklin (1706-1790), George Washington (1732-1799), Thomas Jefferson (1743-1826), Thomas Paine (1737-1809), Nicolas de Condorcet (1743-1794), Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau (1749-1791), Philippe Egalité (1747-1793), Jacques Brissot (1754-1793), Camille Desmoulins (1760-1794), Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829), Gilbert du Motier de La Fayette (1757-1834), Jacques Laffitte (1767-1844), Francisco de Miranda (1750-1816), Napoleone Bonaparte (1769-1821), nella sua fase filorepubblicana, Rafael del Riego (1784-1823), George Gordon Byron (1788-1824), Alessandro Ypsilanti (1792-1828), José de San Martin (1778-1850), Simón Bolívar (1783-1830), Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837), Samuel Gridley Howe (1801-1876), William Lloyd Garrison (1805-1879), Ralph Waldo Emerson (1803-1882), Thaddeus Stevens (1792-1868), Charles Sumner (1811-1874), Benjamin Wade (1800-1878), William Cullen Bryant (1794-1878), Carl Schurz (1829-1906), Aleksandr Ivanovic Herzen (1812-1870), Giuseppe Mazzini (1805-1872), John Stuart Mill (1806-1873), Giuseppe Garibaldi (1807-1882), Jules Michelet (1798¬1874), il Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) della maturità, che, pur non abdicando alle migliori istanze del socialismo, comprese l'importanza del libero mercato, della proprietà privata e della società civile come altrettanti freni libertari e pluralisti alla potenziale invadenza autoritaria del potere statuale, Louis Blanc (1811-1882), Victor Hugo (1802-1885), Lajos Kossuth (1802-1894), Charles Darwin (1809-1882), José Martí (1853-1895), Lev Nicolàevic Tolstòj (1828-1910), Giosuè Carducci (1835-1907), Max Weber (1864-1920), John Dewey (1859-1952), Leonard Hobhouse (1864-1929), Sigmund Freud (1856-1939), Theodore Roosevelt (1858-1919), Thomas Woodrow Wilson (1856-1924), Eduard Bernstein (1850-1932), George Bernard Shaw (1856-1950), Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938), Gerard Swope (1872-1957), John Maynard Keynes (1883-1946), Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), Mohandas Karamchand Gandhi detto «il Mahatma» (1869-1948), Aleksandr Fédorovic Kerenskij (1881-1970), George Orwell (1903-1950), Carl Gustav Jung (1875-1961), Albert Einstein (1879-1955), George Marshall (1880-1959), Clement Attlee (1883-1967), Harry Truman (1884-1972), William Beveridge (1879-1963), Charlie Chaplin (1889-1977), Angelo Giuseppe Roncalli divenuto Giovanni XXIII (1881-1963), Antonio de Curtis detto Totò (1898-1967), Martin Luther King (1929-1968), Meuccio Ruini (1877-1970), Federico Caffé (1914-1987), Karl Popper (1902-1994), Altiero Spinelli (1907-1986), Gunnar Myrdal (1898-1987), Paul Feyerabend (1924-1994), Harold Wilson (1916-1995), Thomas Kuhn (1922-1996), Robert William Komer (1922-2000), John Rawls (1921-2002), John Kenneth Galbraith (1908-2006), James Hillman (1926-2011), Arthur Schlesinger Jr. (1917-2007), senza dimenticare molti altri, di analoga sensibilità progressista — contestualmente al tempo in cui vissero —, che pure saranno menzionati nel corso della trilogia di Massoni.
Una dedica speciale e a parte, al di là di tutte le incomprensioni, le delusioni e i litigi, al di là del tempo e dello spazio, va a Giuseppe «Pino» Abramo (1933-2014).

Inoltre, una dedica importante va anche a Ivan Mosca (1915-2005), Franco Cuomo (1938-2007), Ted Kennedy (1932-2009), Antonio Giolitti (1915- 2010), Michele Raffi (1968-2013), Rosario «Rino» Morbegno (1930-2013), Carlo Maria Martini (1927-2012), Ernest Borgnine (1917-2012), Rita Levi Montalcini (1909-2012), Hugo Chavez (1954-2013), Nelson Mandela (1918-2013), Arnoldo Foà (1916-2014), Gabriel Garda Marquez (192-¬2014), Italo Libri, Enrico Simoni e a tutti quei massoni di ogni latitudine geografica passati di recente all'Oriente Eterno, i quali, con il loro pensiero e le loro azioni, hanno incarnato pregi e difetti, grandezze e miserie, fragilità e punti di forza della via iniziatica libero-muratoria.





Gioele Magaldi (14 luglio 1971), storico, politologo e filosofo, ex Maestro Venerabile della loggia "Monte Sion di Roma" (Goi), già membro della Ur-Lodge "Thomas Paine", è Gran Maestro del movimento massonico "Grande Oriente Democratico" (God). 
Fautore di un impegno solare e progressista della massoneria, ha dato vita anche a"Democrazia Radical Popolare" (Drp) e al Movimento Roosevelt (Mr). 
Tra le sue pubblicazioni: UT PHILOSOPHIA POESIS (Pericle Tangerine) e ALCHIMIA. UN PROBLEMA STORIOGRAFICO ED ERMENEUTICO (Mimesis). 
Laura Maragnani, giornalista ("Europeo","Panorama"), ha scritto LE RAGAllE DI BENIN CITY (Melampo), ECCE OMO (Rizzoli), I RAGAZZI DEL '76 (Utet).

18 settembre 2013

ED ORA SI REAGISCE... FORZA ITALIA!!

Voglio parlarvi con la sincerità con cui ognuno di noi parla alle persone alle quali vuole bene quando bisogna prendere una decisione importante che riguarda la nostra famiglia. Che si fa in questi casi? Ci si guarda negli occhi, ci si dice la verità e si cerca insieme la strada migliore. 

Siete certamente consapevoli che siamo precipitati in una crisi economica senza precedenti, in una depressione che uccide le aziende, che toglie lavoro ai giovani, che angoscia i genitori, che minaccia il nostro benessere e il nostro futuro. 
Il peso dello Stato, delle tasse, della spesa pubblica è eccessivo: occorre imboccare la strada maestra del liberalismo che, quando è stata percorsa, ha sempre prodotto risultati positivi in tutti i Paesi dell’Occidente: qual è questa strada? Meno Stato, meno spesa pubblica, meno tasse. Con la sinistra al potere, il programma sarebbe invece, come sempre, altre tasse, un’imposta patrimoniale sui nostri risparmi, un costo più elevato dello Stato e di tutti i servizi pubblici. 

I nostri ministri hanno già messo a punto le nostre proposte per un vero rilancio dell’economia, proposte che saranno principalmente volte a fermare il bombardamento fiscale che sta mettendo in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese. 
Ma devo ricordare che gli elettori purtroppo non ci hanno mai consegnato una maggioranza vera, abbiamo sempre dovuto fare i conti con i piccoli partiti della nostra coalizione che, per i loro interessi particolari, ci hanno sempre impedito di realizzare le riforme indispensabili per modernizzare il Paese, prima tra tutte quella della giustizia.

E proprio per la giustizia, diciamoci la verità, siamo diventati un Paese in cui non vi è più la certezza del diritto, siamo diventati una democrazia dimezzata alla mercé di una magistratura politicizzata, una magistratura che, unica tra le magistrature dei Paesi civili, gode di una totale irresponsabilità, di una totale impunità. Questa magistratura, per la prevalenza acquisita da un suo settore, Magistratura Democratica, si è trasformata da “Ordine” dello Stato, costituito da impiegati pubblici non eletti, in un “Potere” dello Stato, anzi in un “Contropotere” in grado di condizionare il Potere legislativo e il Potere esecutivo e si è data come missione, quella - è una loro dichiarazione - di realizzare “la via giudiziaria” al socialismo.  

Questa magistratura, dopo aver eliminato nel ’92 - ’93 i cinque partiti democratici che ci avevano governati per cinquant’anni, credeva di aver spianato definitivamente la strada del potere alla sinistra. 
Successe invece quel che sapete: un estraneo alla politica, un certo Silvio Berlusconi, scese in campo, sconfisse la gioiosa macchina da guerra della sinistra, e in due mesi portò i moderati al governo. 
Ero io.

Subito, anzi immediatamente, i P.M. e i giudici legati alla sinistra e in particolare quelli di Magistratura Democratica si scatenarono contro di me e mi inviarono un avviso di garanzia accusandomi di un reato da cui sarei stato assolto, con formula piena, sette anni dopo. 
Cadde così il governo, ma da quel momento fino ad oggi mi sono stati rovesciati addosso, incredibilmente, senza alcun fondamento nella realtà, 50 processi che hanno infangato la mia immagine e mi hanno tolto tempo, tanto tempo, serenità e ingenti risorse economiche. 
Hanno frugato ignobilmente e morbosamente nel mio privato, hanno messo a rischio le mie aziende senza alcun riguardo per le migliaia di persone serie ed oneste che vi lavorano, hanno aggredito il mio patrimonio con una sentenza completamente infondata, che ha riconosciuto a un noto, molto noto, sostenitore della sinistra una somma quattro volte superiore al valore delle mie quote, con dei pretesti hanno attaccato me, la mia famiglia, i miei collaboratori, i miei amici e perfino i miei ospiti.

Ed ora, dopo 41 processi che si sono conclusi, loro malgrado, senza alcuna condanna, si illudono di essere riusciti ad estromettermi dalla vita politica, con una sentenza che è politica, che è mostruosa, ma che potrebbe non essere definitiva come invece vuol far credere la sinistra, perché nei tempi giusti, nei tempi opportuni, mi batterò per ottenerne la revisione in Italia e in Europa.

Per arrivare a condannarmi si sono assicurati la maggioranza nei collegi che mi hanno giudicato, si sono impadroniti di questi collegi, si sono inventati un nuovo reato, quello di “ideatore di un sistema di frode fiscale”, senza nessuna prova, calpestando ogni mio diritto alla difesa, rifiutandosi di ascoltare 171 testimoni a mio favore, sottraendomi da ultimo, con un ben costruito espediente, al mio giudice naturale, cioè a una delle Sezioni ordinarie della Cassazione, che mi avevano già assolto, la seconda e la terza, due volte, su fatti analoghi negando - cito tra virgolette - “l’esistenza in capo a Silvio Berlusconi di reali poteri gestori della società Mediaset”.

Sfidando la verità, sfidando il ridicolo, sono riusciti a condannarmi a quattro anni di carcere e soprattutto all’interdizione dai pubblici uffici, per una presunta ma inesistente evasione dello zero virgola, rispetto agli oltre 10 miliardi, ripeto 10 miliardi di euro, quasi ventimila miliardi di vecchie lire, versati allo Stato, dal ’94 ad oggi, dal gruppo che ho fondato. 
Sono dunque passati vent’anni da quando decisi di scendere in campo. 
Allora dissi che lo facevo per un Paese che amavo. 
Lo amo ancora, questo Paese, nonostante l’amarezza di questi anni, una grande amarezza, e nonostante l’indignazione per quest’ultima sentenza paradossale, perché, voglio ripeterlo ancora, con forza, 
“io non ho commesso alcun reato,
io non sono colpevole di alcunché, 
io sono innocente, 
io sono assolutamente innocente”.
Ho dedicato l’intera seconda parte della mia vita, quella che dovrebbe servire a raccogliere i frutti del proprio lavoro, al bene comune.

E sono davvero convinto di aver fatto del bene all’Italia, da imprenditore, da uomo di sport, da uomo di Stato.
Per il mio impegno ho pagato e sto pagando un prezzo altissimo, ma ho l’orgoglio di aver impedito la conquista definitiva del potere alla sinistra, a questa sinistra che non ha mai rinnegato la sua ideologia, che non è mai riuscita a diventare socialdemocratica, che è rimasta sempre la stessa: la sinistra dell’invidia, del risentimento e dell’odio. 
Devo confessare che sono orgoglioso, molto orgoglioso, di questo mio risultato. 
Proprio per questo, adesso, insistono nel togliermi di mezzo con un’aggressione scientifica, pianificata, violenta del loro braccio giudiziario, visto che non sono stati capaci di farlo con gli strumenti della democrazia.

Per questo, adesso, sono qui per chiedere a voi, a ciascuno di voi, di aprire gli occhi, di reagire e di scendere in campo per combattere questa sinistra e per combattere l’uso della giustizia a fini di lotta politica, questo male che ha già cambiato e vuole ancora cambiare la storia della nostra Repubblica. 

Non vogliamo e non possiamo permettere che l’Italia resti rinchiusa nella gabbia di una giustizia malata, che lascia tutti i giorni i suoi segni sulla carne viva dei milioni di italiani che sono coinvolti in un processo civile o penale. È come per una brutta malattia: uno dice “a me non capiterà”, ma poi, se ti arriva addosso, entri in un girone infernale da cui è difficile uscire. 
Per questo dico a tutti voi, agli italiani onesti, per bene, di buon senso: reagite, protestate, fatevi sentire. Avete il dovere di fare qualcosa di forte e di grande per uscire dalla situazione in cui ci hanno precipitati. 

So bene, quanto sia forte e motivata la vostra sfiducia, la vostra nausea verso la politica, verso “questa” politica fatta di scandali, di liti in tv, di una inconcludenza e di un qualunquismo senza contenuti: una politica che sembra un mondo a parte, di profittatori e di mestieranti drammaticamente lontani dalla vita reale.
Ma nonostante questo, ed anzi proprio per questo, occorre che noi tutti ci occupiamo della politica. È sporca? Ma se la lasci a chi la sta sporcando, sarà sempre più sporca… Non te ne vuoi occupare? Ma è la politica stessa che si occuperà comunque di te, della tua vita, della tua famiglia, del tuo lavoro, del tuo futuro. 

È arrivato quindi davvero il momento di svegliarci, di preoccuparci, di ribellarci, di indignarci, di reagire, di farci sentire.
È arrivato il momento in cui tutti gli italiani responsabili, gli italiani che amano l’Italia e che amano la libertà, devono sentire il dovere di impegnarsi personalmente.

Per questo credo che la cosa migliore da fare sia quella di riprendere in mano la bandiera di Forza Italia.
Perché Forza Italia non è un partito, non è una parte, ma è un’idea, un progetto nazionale che unisce tutti. 
Perché Forza Italia è l’Italia delle donne e degli uomini che amano la libertà e che vogliono restare liberi. 
Perché Forza Italia è la vittoria dell’amore sull’invidia e sull’odio.
Perché Forza Italia difende i valori della nostra tradizione cristiana, il valore della vita, della famiglia, della solidarietà, della tolleranza verso tutti a cominciare dagli avversari.
Perché Forza Italia sa bene che lo Stato deve essere al servizio dei cittadini e non invece i cittadini al servizio dello Stato.
Perché Forza Italia è l’ultima chiamata prima della catastrofe.

È l’ultima chiamata per gli italiani che sentono che il nostro benessere, la nostra democrazia, la nostra libertà sono in pericolo e rendono indispensabile un nuovo, più forte e più vasto impegno. 
Forza Italia sarà un vero grande movimento degli elettori, dei cittadini, di chi vorrà diventarne protagonista. 

Una forza che può e che deve conquistare la maggioranza dei consensi perché, vi ricordo, che solo con una vera e autonoma maggioranza in Parlamento si può davvero fare del bene all’Italia, per tornare ad essere una vera democrazia e per liberarci dall’oppressione giudiziaria, per liberarci dall’oppressione fiscale, per liberarci dall’oppressione burocratica. 
Per questo vi dico: scendete in campo anche voi.
Per questo ti dico: scendi in campo anche tu, con Forza Italia.

Diventa anche tu un missionario di libertà, diffondi i nostri valori e i nostri programmi, partecipa ai nostri convegni e alle nostre manifestazioni, impegnati nelle prossime campagne elettorali e magari anche nelle sezioni elettorali per evitare che ci vengano sottratti troppi voti, come purtroppo è sempre accaduto.

Voglio ripeterlo ancora: in questo momento, nella drammatica situazione in cui siamo, ogni persona consapevole e responsabile che vuol continuare a vivere in Italia ha il dovere di occuparsi direttamente del nostro comune destino.
Io sarò sempre con voi, al vostro fianco, decaduto o no. Si può far politica anche senza essere in Parlamento. Non è il seggio che fa un leader, ma è il consenso popolare, il vostro consenso. Quel consenso che non mi è mai mancato e che, ne sono sicuro, non mi mancherà neppure in futuro. Anche se, dovete esserne certi, continueranno a tentare di eliminare dalla scena politica, privandolo dei suoi diritti politici e addirittura della sua libertà personale, il leader dei moderati, quegli italiani liberi che, voglio sottolinearlo, sono da sempre la maggioranza del Paese e lo saranno ancora se sapranno finalmente restare uniti.

Sono convinto che mi state dando ragione, sono convinto che condividete questo mio allarme, sono convinto che saprete rispondere a questo mio appello, che è prima di tutto una testimonianza di amore per la nostra Italia. 
E dunque: Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! Viva l’Italia, viva la libertà: la libertà è l’essenza dell’uomo e Dio creando l’uomo, l’ha voluto libero.

 

 
Silvio Berlusconi


30 aprile 2013

IL NEMICO NUMERO UNO ?

Dal giorno successivo alle elezioni Silvio Berlusconi ha continuato a ripetere con convinzione che, l'unico modo per uscire dalla situazione di totale stallo in cui il risultato delle urne ci aveva portati, era un Governo di larga coalizione. Un Governo in stile Germania.

Un Governo che, superati i personalismi, potesse raddrizzare la rotta di un'Italia che merita molto più di un Grillo o un Bersani.

Dopo averle provate tutte, il Pd ha dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti. Berlusconi aveva ragione e solo alleandosi con lui se può governare. Bisogna ammettere che un "aiutino" per comprendere meglio è arrivato dal Quirinale, ma il risultato non cambia. Aveva ragione Berlusconi.

Non solo, leggendo bene il discorso del Presidente Letta si evince che anche il programma del Popolo della Libertà era di spessore, tant'è che gran parte dei punti sottoposti al voto dell'aula derivano proprio da lì e, si rassegnino i riottosi (e sparuti) esponenti di OccupyPd, diventerà una parte molto rilevante del programma di Governo.

Insomma il nemico numero uno, l'uomo cui non ci si deve nemmeno avvicinare (ricordiamo il povero Renzi ad Arcore?), il Cavaliere nero, lo "sciupafemmine" impenitente, il magnate capitalista, il giaguaro da smacchiare, oggi siede al tavolo di Governo col Pd. Un Pd che deve ringraziare Silvio Berlusconi per la sua lungimiranza e la sua correttezza.




21 aprile 2013

IL PRODIGIO DELLA SINISTRA (E DI SILVIO)

Devo ammettere che questi ultimi giorni sono stati molto importanti per la storia politica, sociale ed economica del nostro Paese.
E' successo di tutto.

Dopo i momenti drammatici in cui Bersani si è lasciato umiliare sia da Grillo che da Renzi, senza peraltro ottenere alcun risultato se non figuracce a fiumi, siamo passati al melodramma parlamentare dell'elezione del Presidente della Repubblica.

E qui abbiamo raggiunto vette inimmaginabili.

Bersani ha deciso, all'improvviso, che Berlusconi fosse diventato l'unico interlocutore serio (dopo averlo sbeffeggiato per settimane) ed è iniziata una trattativa per trovare un candidato "condiviso".
Incredibilmente Berlusconi lo ha ascoltato e nella rosa di nomi proposta, ha scelto Franco Marini, uomo di sinistra ma moderato, persona seria e stimata.

Bersani riferisce al partito e arriva l'ok!



Tutti in aula per la votazione. Marini sarà Presidente. Appoggiato da PdL e Pd. E' fatta. Che operazione! Bravo Bersani.

Peccato che le cose vadano in altro modo. Il Pd non è affatto coeso, il PdL vota mantenendo la parola data, ma la sinistra fa mancare i suoi voti ad un uomo che ha vissuto la sua intera esistenza nel sindacato e nelle istituzioni. E tutto questo, si badi, non per fare uno "scherzo" a Berlusconi, ma per totale impotenza della sinistra. Per mancanza di accordo interno.
Marini bruciato, Pd allo sbando. PdL sconcertato.

Qualche votazione con scheda bianca, si abbassa il quorum.

A questo punto entra in ballo il fiorentino, Matteo Renzi che, con grande "astuzia", propone la candidatura di Prodi... Molto probabilmente avrà immaginato di dare un segnale anti-berlusconiano nel suo partito (visto che spesso si è malignato sulla sua costante attenzione all'elettorato di destra e lui invece spera di conquistare la segreteria) oppure ha voluto solo sparigliare sapendo che questa mossa avrebbe portato direttamente Bersani nel burrone.

Comunque, quel furbacchione di Bersani cade nella trappola. Berlusconi naturalmente sconcertato dalla giravolta di Bersani, non accetta questa candidatura e il PdL non si presenta in aula.

Rosy Bindi con sorriso stampato in faccia si fa intervistare dichiarandosi soddisfatta, i dirigenti del partito sono tutti allineati. Si vota Prodi, alla faccia di Silvio!! Qualche dubbio in realtà, noi ce l'abbiamo, ma aspettiamo la votazione.



Tutti in aula per la votazione. Prodi sarà Presidente. Appoggiato dal Pd e da altri transfughi. Che operazione, bravo Renzi e bravo Bersani!

Peccato che le cose vadano in altro modo. Un disastro. I dalemiani e gli ex popolari non votano Prodi, ed il risultato sarà umiliante. Per tutti.
La presidente Bindi si dimette, il segretario Bersani pure. Prodi chiede la testa di chi ha fatto l'operazione. Renzi naturalmente è a Firenze e finge distacco, mollando Bersani & C nel guano.

A sera negli uffici del Pd alla Camera si consuma lo psicodramma. E' la fine del Pd e della sua dirigenza.



Nel frattempo il M5S agita gli animi per far passare il nome di Rodotà come l'uomo "nuovo" nominato (nemmeno primo della lista) in rete da 40/50.000 persone che decidono per 50.000.000 ...

Tutti (o quasi) sappiamo chi sia Rodotà. Uomo rispettabilissimo, ma certo non "nuovo": dopo essere stato iscritto al Partito Radicale, viene eletto nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano.
Nel 1983 diventa presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Indipendente. Dopo qualche anno è nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Achille Occhetto e successivamente aderisce al Partito Democratico della Sinistra e sarà il primo presidente del Consiglio nazionale. Nel 1989 diventa parlamentare europeo e dal 97 è Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione europea.

Tutto tanne che "nuovo" ed infatti Grillo due anni fa lo beffeggiava per le sue (4) pensioni d'oro e Rodotà rispondeva dicendo che il M5S è un movimento pericoloso per la democrazia.
Si vede che poi si sono innamorati...



Rodotà ovviamente non passa, il Pd vota scheda bianca. 
Bersani sconsolato va da Napolitano, Berlusconi va da Napolitano, Monti va da Napolitano.
Napolitano accetterà di essere ricandidato alla Presidenza. Dopo aver preso un pallottoliere ed aver contato accuratamente i voti, naturalmente. 
Chi si fida più del Pd?? Per fortuna c'è il PdL.

Passa qualche ora e si vota.

Tutti in aula. Napolitano sarà Presidente. Appoggiato da PdL, Pd e Scelta Civica. E' fatta. Che operazione! Bravo Silvio.

Azzerato il Pd, annullato il M5S che infatti reagisce con cori e pesanti proteste insieme a Rifondazione Comunista (risorta) ed ai centri sociali in piazza Montecitorio (sta arrivando Grillo), 



spariti Bersani e Bindi, Prodi bruciato, Renzi ridimensionato, Monti alleato. Governo di larghe intese.

Fatto.




10 aprile 2013

TENTATIVI DI TREGUA TRA BERSANI E BERLUSCONI, MENTRE UN PD NEL CAOS CERCA DI AFFOSSARE RENZI E NEL M5S C'E' MARETTA (...dopo lo Tzunami)

Ieri nel tardo pomeriggio si è tenuto un breve incontro tra Bersani e Berlusconi per cercare di iniziare un dialogo in vista della nomina del nuovo Presidente della Repubblica. Nulla di interessante, un chiarimento circa i nomi graditi o sgraditi, poteva essere una occasione migliore, un modo per discutere anche di Governo, ma Bersani aveva forse timore di affrontare il tema.




"Siamo all'inizio" ha dichiarato il leader del Pd, forse però, come si dice in gergo (che lui capisce bene), dovrebbe "darsi una smossa"...
L'Italia non ha più tempo, tutti invocano un Governo di larghe intese perché è l'unico che possa dare impulso all'economia ed al sociale. Solo Bersani ancora tergiversa mentre la gente assiste incredula e ascolta basita le parole di un uomo che forse non si rende conto di aver superato il limite.

Forse l'uomo di Bettola, luogo in cui Bersani è nato e dove non lo votano, è troppo impegnato nel tentativo di allontanare Renzi dalla poltrona di segretario del partito per lavorare con attenzione agli accordi di Governo?
In questi giorni infatti si sta facendo sempre più serrata la manovra di allontanamento del Sindaco di Firenze dal Pd. Le ultime notizie riportano che Renzi non sarà tra i grandi elettori del Presidente della Repubblica, ruolo che gli sarebbe spettato come Sindaco di una grande città, ma che il Pd non ha inserito nell'elenco (guarda caso) e, altro schiaffo, tra i cinque vice capigruppo alla Camera appena nominati nemmeno un renziano.



Ieri Bersani aveva detto a Renzi "Stia attento ai toni e venga a parlare in direzione", poi i fatti appena raccontati ed oggi Renzi replica durissimo: "Mi avevano detto vai avanti tranquillo ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario. Mi avrebbe fatto piacere rappresentare la mia Regione" E poi ha aggiunto: "A Bersani e Franceschini dico: se vogliono ridurmi all'ordine per comprarmi, niente da fare. Non ce la fanno. La verità è che non mi sopportano"
Che errori caro Bersani, ora la guerra è aperta.
E tanto per finire in bellezza, c'è da segnalare un po' troppo fermento nelle fila del M5S. Gente che mugugna, che dichiara contro la volontà del grande capo, gente che viene licenziata, la quota degli emolumenti parlamentari che cambia quotidianamente, parlamentari che "occupano" senza conoscere le regole basilari dell'amministrazione pubblica, streaming che si fanno solo quando il capo lo ordina e quando conviene...insomma un qualunquismo ed una superficialità che lasciano atterriti.



Intanto però Grillo e Casaleggio guadagnano milioni di euro con il loro blog e le attività ad esso collegate. Non sarà che ci stanno prendendo in giro usando quei quattro incompetenti che hanno piazzato al Parlamento e al Senato, vero?

La preoccupazione aumenta, l'Italia merita molto di più ed anche il Vaticano vuole capire.
Nei giorni scorsi infatti Papa Francesco ha incontrato Alemanno quale Sindaco di Roma, con grande rabbia di Marino ed oggi circa l'accordo Pd-Pdl, l'agenzia Sir, vicina alla CEI chiede : "Sul Quirinale aprire una fase nuova".

Chi vuole intendere intenda.







06 aprile 2013

LA LETTERA PROGRAMMATICA DI BERLUSCONI

Cara Alessandra, 

mentre le altre forze politiche sembrano impegnate a perdere tempo, noi del Popolo della Libertà teniamo sempre in mente l’interesse del Paese e nella settimana che inizia il 15 aprile, presenteremo in Parlamento otto disegni di Legge che costituiscono la prima applicazione del programma che ha portato la coalizione di centrodestra a un soffio dalla vittoria nelle ultime elezioni.
Sono otto proposte concrete, che avranno un immediato impatto positivo sull’economia reale e sulla società, soprattutto per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro. Otto punti su cui si sono espressi i cittadini e che porteremo avanti con impegno quotidiano nel nostro lavoro parlamentare.
Mentre la politica si impantana, si fa del male e ci fa del male, noi avvertiamo la necessità e l’urgenza di cambiare rotta per ridare alle famiglie e alle imprese la fiducia e la forza di andare avanti in una situazione economica davvero difficile.

Per questo motivo, sabato 13 aprile a Bari, illustreremo il contenuto di questi otto disegni di Legge, già pronti per essere presentati al Senato della Repubblica. E che riguarderanno:

1) l’abrogazione dell’Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attività agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012;

2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione;

3) il riconoscimento alle imprese - per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati - di una detrazione (sotto forma di credito d’imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonché l’esenzione, per questi ultimi, dall’IRPEF sul salario percepito;

4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attività di impresa;

5) l’abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici.

6) le norme per la riforma del sistema fiscale;

7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri;

8) le disposizioni per la riforma della giustizia.

Queste nostre proposte hanno in sé la forza di un cambio di passo, di uno shock istituzionale ed economico, che tende da un lato, allo sviluppo e al rilancio della nostra economia e, dall’altro, al ritorno della fiducia nello Stato, il cui compito resta quello di creare le condizioni adatte perché i cittadini possano realizzare le proprie ambizioni e i propri progetti.
È questo che il Paese ci ha chiesto con il voto. È con questi primi atti che intendiamo recuperare l’orgoglio di essere italiani, l’orgoglio di crescere, l’orgoglio di sprigionare le energie che ciascuno ha in sé.
Grazie per l'attenzione e per il sostegno. Ci vediamo tutti sabato prossimo, 13 aprile, in Piazza della Libertà a Bari!

Un abbraccio. Cordialmente,

FRANCESCHINI, BERLUSCONI ED I "FOLLOWERS" GRILLINI



Forse finalmente assistiamo al risveglio del Pd.

Dopo più di un mese dalle elezioni, dopo i logici ragionamenti di Renzi, dopo i numerosi richiami alla collaborazione di Berlusconi, i morbidi ma chiari (per chi li voleva capire) appelli di Napolitano con nomina dei saggi per uscire dall'empasse, dopo gli sputacchi presi da M5S, il Partito Democratico apre gli occhi e per voce di Franceschini dichiara: "... ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, e' ancora Silvio Berlusconi. E' con lui che bisogna dialogare"



Incredibile! L'hanno capito. Tutta l'Italia sapeva che questa sarebbe stata l'unica soluzione di buon senso ed anche loro ci sono arrivati. Che sia Franceschini o (meglio) Renzi, qualcuno si muova! Bersani no, ormai sembra mummificato e certamente è osteggiato da larga parte del suo partito.

Ci aspettiamo quindi un dialogo serio e rapido con l'obbiettivo di costituire un Governo di larga maggioranza che si prefigga qualche punto realmente realizzabile in economia, nel sociale, in campo istituzionale.

Oggi infatti Silvio Berlusconi, il quale ha persino dichiarato la sua disponibilità nel rinunciare a ruoli di governo, ha prontamente presentato gli otto punti del PdL :

1) l'abrogazione dell'Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attivita' agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012

2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione

3) il riconoscimento alle imprese - per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati - di una detrazione (sotto forma di credito d'imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonche' l'esenzione, per questi ultimi, dall'IRPEF sul salario percepito

4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attivita' di impresa

5) l'abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici

6) le norme per la riforma del sistema fiscale

7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri

8) le disposizioni per la riforma della giustizia




Silvio malgrado l'uveite vede lontano ed ha fatto molto bene a presentare questi punti su cui si potrebbe iniziare un confronto.
Voglio essere ottimista, immaginando persino che il Pd possa iniziare a dialogare senza preconcetti. Attendo con animo sospeso gli sviluppi, per il bene della mia Italia. Per la nostra dignità.

Nel frattempo Grillo in gita con una parte dei suoi followers (aria di setta...inquietante) ha cercato di rabbonire gli animi, di spegnere i fuochi di richiesta di libertà, di incantare i serpenti traditori.






"Andiamo a passare un giorno in allegria, né più né meno e poi ce ne torniamo a casa" ha dichiarato Crimi che forse questa volta non sarà smentito dal capo. Però tutta questa "allegria" non è stata trasmessa in streaming ed i giornalisti sono stati tenuti a distanza di sicurezza.

L'impressione è che siano volati ultimatum per i dissidenti e allerta per tutti, altrimenti davvero potrebbero tornare "a casa", ma senza tanta "allegria".