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21 aprile 2013

IL PRODIGIO DELLA SINISTRA (E DI SILVIO)

Devo ammettere che questi ultimi giorni sono stati molto importanti per la storia politica, sociale ed economica del nostro Paese.
E' successo di tutto.

Dopo i momenti drammatici in cui Bersani si è lasciato umiliare sia da Grillo che da Renzi, senza peraltro ottenere alcun risultato se non figuracce a fiumi, siamo passati al melodramma parlamentare dell'elezione del Presidente della Repubblica.

E qui abbiamo raggiunto vette inimmaginabili.

Bersani ha deciso, all'improvviso, che Berlusconi fosse diventato l'unico interlocutore serio (dopo averlo sbeffeggiato per settimane) ed è iniziata una trattativa per trovare un candidato "condiviso".
Incredibilmente Berlusconi lo ha ascoltato e nella rosa di nomi proposta, ha scelto Franco Marini, uomo di sinistra ma moderato, persona seria e stimata.

Bersani riferisce al partito e arriva l'ok!



Tutti in aula per la votazione. Marini sarà Presidente. Appoggiato da PdL e Pd. E' fatta. Che operazione! Bravo Bersani.

Peccato che le cose vadano in altro modo. Il Pd non è affatto coeso, il PdL vota mantenendo la parola data, ma la sinistra fa mancare i suoi voti ad un uomo che ha vissuto la sua intera esistenza nel sindacato e nelle istituzioni. E tutto questo, si badi, non per fare uno "scherzo" a Berlusconi, ma per totale impotenza della sinistra. Per mancanza di accordo interno.
Marini bruciato, Pd allo sbando. PdL sconcertato.

Qualche votazione con scheda bianca, si abbassa il quorum.

A questo punto entra in ballo il fiorentino, Matteo Renzi che, con grande "astuzia", propone la candidatura di Prodi... Molto probabilmente avrà immaginato di dare un segnale anti-berlusconiano nel suo partito (visto che spesso si è malignato sulla sua costante attenzione all'elettorato di destra e lui invece spera di conquistare la segreteria) oppure ha voluto solo sparigliare sapendo che questa mossa avrebbe portato direttamente Bersani nel burrone.

Comunque, quel furbacchione di Bersani cade nella trappola. Berlusconi naturalmente sconcertato dalla giravolta di Bersani, non accetta questa candidatura e il PdL non si presenta in aula.

Rosy Bindi con sorriso stampato in faccia si fa intervistare dichiarandosi soddisfatta, i dirigenti del partito sono tutti allineati. Si vota Prodi, alla faccia di Silvio!! Qualche dubbio in realtà, noi ce l'abbiamo, ma aspettiamo la votazione.



Tutti in aula per la votazione. Prodi sarà Presidente. Appoggiato dal Pd e da altri transfughi. Che operazione, bravo Renzi e bravo Bersani!

Peccato che le cose vadano in altro modo. Un disastro. I dalemiani e gli ex popolari non votano Prodi, ed il risultato sarà umiliante. Per tutti.
La presidente Bindi si dimette, il segretario Bersani pure. Prodi chiede la testa di chi ha fatto l'operazione. Renzi naturalmente è a Firenze e finge distacco, mollando Bersani & C nel guano.

A sera negli uffici del Pd alla Camera si consuma lo psicodramma. E' la fine del Pd e della sua dirigenza.



Nel frattempo il M5S agita gli animi per far passare il nome di Rodotà come l'uomo "nuovo" nominato (nemmeno primo della lista) in rete da 40/50.000 persone che decidono per 50.000.000 ...

Tutti (o quasi) sappiamo chi sia Rodotà. Uomo rispettabilissimo, ma certo non "nuovo": dopo essere stato iscritto al Partito Radicale, viene eletto nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano.
Nel 1983 diventa presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Indipendente. Dopo qualche anno è nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Achille Occhetto e successivamente aderisce al Partito Democratico della Sinistra e sarà il primo presidente del Consiglio nazionale. Nel 1989 diventa parlamentare europeo e dal 97 è Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione europea.

Tutto tanne che "nuovo" ed infatti Grillo due anni fa lo beffeggiava per le sue (4) pensioni d'oro e Rodotà rispondeva dicendo che il M5S è un movimento pericoloso per la democrazia.
Si vede che poi si sono innamorati...



Rodotà ovviamente non passa, il Pd vota scheda bianca. 
Bersani sconsolato va da Napolitano, Berlusconi va da Napolitano, Monti va da Napolitano.
Napolitano accetterà di essere ricandidato alla Presidenza. Dopo aver preso un pallottoliere ed aver contato accuratamente i voti, naturalmente. 
Chi si fida più del Pd?? Per fortuna c'è il PdL.

Passa qualche ora e si vota.

Tutti in aula. Napolitano sarà Presidente. Appoggiato da PdL, Pd e Scelta Civica. E' fatta. Che operazione! Bravo Silvio.

Azzerato il Pd, annullato il M5S che infatti reagisce con cori e pesanti proteste insieme a Rifondazione Comunista (risorta) ed ai centri sociali in piazza Montecitorio (sta arrivando Grillo), 



spariti Bersani e Bindi, Prodi bruciato, Renzi ridimensionato, Monti alleato. Governo di larghe intese.

Fatto.




10 aprile 2013

TENTATIVI DI TREGUA TRA BERSANI E BERLUSCONI, MENTRE UN PD NEL CAOS CERCA DI AFFOSSARE RENZI E NEL M5S C'E' MARETTA (...dopo lo Tzunami)

Ieri nel tardo pomeriggio si è tenuto un breve incontro tra Bersani e Berlusconi per cercare di iniziare un dialogo in vista della nomina del nuovo Presidente della Repubblica. Nulla di interessante, un chiarimento circa i nomi graditi o sgraditi, poteva essere una occasione migliore, un modo per discutere anche di Governo, ma Bersani aveva forse timore di affrontare il tema.




"Siamo all'inizio" ha dichiarato il leader del Pd, forse però, come si dice in gergo (che lui capisce bene), dovrebbe "darsi una smossa"...
L'Italia non ha più tempo, tutti invocano un Governo di larghe intese perché è l'unico che possa dare impulso all'economia ed al sociale. Solo Bersani ancora tergiversa mentre la gente assiste incredula e ascolta basita le parole di un uomo che forse non si rende conto di aver superato il limite.

Forse l'uomo di Bettola, luogo in cui Bersani è nato e dove non lo votano, è troppo impegnato nel tentativo di allontanare Renzi dalla poltrona di segretario del partito per lavorare con attenzione agli accordi di Governo?
In questi giorni infatti si sta facendo sempre più serrata la manovra di allontanamento del Sindaco di Firenze dal Pd. Le ultime notizie riportano che Renzi non sarà tra i grandi elettori del Presidente della Repubblica, ruolo che gli sarebbe spettato come Sindaco di una grande città, ma che il Pd non ha inserito nell'elenco (guarda caso) e, altro schiaffo, tra i cinque vice capigruppo alla Camera appena nominati nemmeno un renziano.



Ieri Bersani aveva detto a Renzi "Stia attento ai toni e venga a parlare in direzione", poi i fatti appena raccontati ed oggi Renzi replica durissimo: "Mi avevano detto vai avanti tranquillo ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario. Mi avrebbe fatto piacere rappresentare la mia Regione" E poi ha aggiunto: "A Bersani e Franceschini dico: se vogliono ridurmi all'ordine per comprarmi, niente da fare. Non ce la fanno. La verità è che non mi sopportano"
Che errori caro Bersani, ora la guerra è aperta.
E tanto per finire in bellezza, c'è da segnalare un po' troppo fermento nelle fila del M5S. Gente che mugugna, che dichiara contro la volontà del grande capo, gente che viene licenziata, la quota degli emolumenti parlamentari che cambia quotidianamente, parlamentari che "occupano" senza conoscere le regole basilari dell'amministrazione pubblica, streaming che si fanno solo quando il capo lo ordina e quando conviene...insomma un qualunquismo ed una superficialità che lasciano atterriti.



Intanto però Grillo e Casaleggio guadagnano milioni di euro con il loro blog e le attività ad esso collegate. Non sarà che ci stanno prendendo in giro usando quei quattro incompetenti che hanno piazzato al Parlamento e al Senato, vero?

La preoccupazione aumenta, l'Italia merita molto di più ed anche il Vaticano vuole capire.
Nei giorni scorsi infatti Papa Francesco ha incontrato Alemanno quale Sindaco di Roma, con grande rabbia di Marino ed oggi circa l'accordo Pd-Pdl, l'agenzia Sir, vicina alla CEI chiede : "Sul Quirinale aprire una fase nuova".

Chi vuole intendere intenda.







06 aprile 2013

FRANCESCHINI, BERLUSCONI ED I "FOLLOWERS" GRILLINI



Forse finalmente assistiamo al risveglio del Pd.

Dopo più di un mese dalle elezioni, dopo i logici ragionamenti di Renzi, dopo i numerosi richiami alla collaborazione di Berlusconi, i morbidi ma chiari (per chi li voleva capire) appelli di Napolitano con nomina dei saggi per uscire dall'empasse, dopo gli sputacchi presi da M5S, il Partito Democratico apre gli occhi e per voce di Franceschini dichiara: "... ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, e' ancora Silvio Berlusconi. E' con lui che bisogna dialogare"



Incredibile! L'hanno capito. Tutta l'Italia sapeva che questa sarebbe stata l'unica soluzione di buon senso ed anche loro ci sono arrivati. Che sia Franceschini o (meglio) Renzi, qualcuno si muova! Bersani no, ormai sembra mummificato e certamente è osteggiato da larga parte del suo partito.

Ci aspettiamo quindi un dialogo serio e rapido con l'obbiettivo di costituire un Governo di larga maggioranza che si prefigga qualche punto realmente realizzabile in economia, nel sociale, in campo istituzionale.

Oggi infatti Silvio Berlusconi, il quale ha persino dichiarato la sua disponibilità nel rinunciare a ruoli di governo, ha prontamente presentato gli otto punti del PdL :

1) l'abrogazione dell'Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attivita' agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012

2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione

3) il riconoscimento alle imprese - per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati - di una detrazione (sotto forma di credito d'imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonche' l'esenzione, per questi ultimi, dall'IRPEF sul salario percepito

4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attivita' di impresa

5) l'abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici

6) le norme per la riforma del sistema fiscale

7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri

8) le disposizioni per la riforma della giustizia




Silvio malgrado l'uveite vede lontano ed ha fatto molto bene a presentare questi punti su cui si potrebbe iniziare un confronto.
Voglio essere ottimista, immaginando persino che il Pd possa iniziare a dialogare senza preconcetti. Attendo con animo sospeso gli sviluppi, per il bene della mia Italia. Per la nostra dignità.

Nel frattempo Grillo in gita con una parte dei suoi followers (aria di setta...inquietante) ha cercato di rabbonire gli animi, di spegnere i fuochi di richiesta di libertà, di incantare i serpenti traditori.






"Andiamo a passare un giorno in allegria, né più né meno e poi ce ne torniamo a casa" ha dichiarato Crimi che forse questa volta non sarà smentito dal capo. Però tutta questa "allegria" non è stata trasmessa in streaming ed i giornalisti sono stati tenuti a distanza di sicurezza.

L'impressione è che siano volati ultimatum per i dissidenti e allerta per tutti, altrimenti davvero potrebbero tornare "a casa", ma senza tanta "allegria".


03 aprile 2013

INCONSCIO O MOMENTO DI LUCIDITA' ??

Oggi nella pagina web del Pd campeggia questa immagine che molti si augurano sia una promessa, un momento di lucidità e non uno sbandamento etilico del grafico.






Dopo le parole di Matteo Renzi alla Camera del Lavoro di Firenze "Stiamo vivendo una situazione politico-istituzionale in cui stiamo perdendo tempo, e questo mentre il mondo ci chiede di chiedere di correre a velocità doppia"..."Le imprese sono sull'orlo della fine, il tempo è scaduto. Ormai bisogna prendere atto che la clessidra è agli sgoccioli. Serve credibilità politico istituzionale, e risposte sui temi del lavoro, o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa", sembra che qualcosa si stia muovendo.


Non è un mistero per nessuno che il Sindaco di Firenze sia intenzionato ad accordarsi con il PdL per un governo di ampia coalizione come Silvio Berlusconi auspica dal giorno successivo alle ultime inutili e confuse elezioni.


Che il Pd abbia deciso di smettere con gli schiaffoni del M5S e, usando il cervello, si stia dirigendo verso il centrodestra come l'indicazione "stradale" suggerisce molto chiaramente?


Sarà il timore di nuove elezioni (che il PdL vincerebbe), sarà la mossa dei "saggi" di Napolitano, sarà che il M5S sembra ogni giorno più debole e sfrangiato, sarà che Bersani è "morto" politicamente, sarà che i "renziani" forse stanno alzando la voce, ma le cose sembra stiano cambiando.
L'augurio è che l'incontro tra Pd e PdL avvenga al più presto per uscire da una situazione politico-sociale-economica davvero drammatica.

L'Italia merita questo momento di lucidità.



01 aprile 2013

IL "RE" STENDE IL PD


Giorni febbrili dalle parti del Quirinale.

Prima l'incarico a Bersani, una settimana persa dal "benzinaio di Bettola" ad incontrare i rappresentanti di ogni associazione o gruppo di bocciofili, qualche ora per ascoltare i gruppi parlamentari che già si sapeva cosa pensassero, qualche minuto in streaming per farsi umiliare in mondovisione da due neofiti grillini, il fallimento miserrimo e poi finalmente il "Re" decide di prendere in mano la situazione.

Manda a casa Bersani con lo smacchiatore in tasca, incontra i partiti e poi dichiara, in puro spirito partenopeo, "ghe pensi mì" ...




Qualche ora di sospensione d'animo e poi ecco che l'oracolo del Colle trova la via d'uscita, almeno si spera.

Dieci "saggi" che da martedì affiancheranno il Governo (perché noi abbiamo ancora un Governo in carica!?) per stendere proposte istituzionali ed economico-sociali che possano essere "condivise dalle forze politiche".
Risultato. Napolitano sta cercando di portare i partiti verso una tregua temporanea in modo da realizzare quei provvedimenti urgenti che avremmo dovuto approvare da anni. 

Tradotto: partiti litigiosi commissariati, Parlamento immobile, il controllo del Quirinale da cui dipendono i "saggi", Bersani è un incapace ed il Pd che ha voluto mantenere la linea (un po' rivista da Franceschini dalla Annunziata) del col-PdL-mai-piuttosto-la-morte ha sbagliato tutto. 

Berlusconi in fondo è quello che ha tenuto un atteggiamento più equilibrato proponendo la Große Koalition che al Pd fa venire la rosolia. Ed infatti il progetto di Napolitano non è altro che una grande coalizione zuccherata: le proposte verranno fatte dai "saggi" e votate in aula per il bene comune dell'Italia e per rispondere anche alle richieste dell'Europa. 

E chi dovrebbe votare per trasformare le proposte in legge? Ovviamente una grande coalizione, quindi ciò che fino ad ora la sinistra e Grillo hanno osteggiato. 

Tutto questo ha un po' il sapore di un piccolo golpe del Presidente, ma è una mossa per prendere tempo con la speranza di portare a casa un minimo risultato, forse. Poi il voto sarà inevitabile.



Il PdL stia al gioco magari brontolando, i "grillini" strepitino pure, Monti faccia finta di governare, il Pd faccia le sue riflessioni, magari un po' di autocritica, forse un restyling, possibilmente un cambio di leader. In fretta. 

08 settembre 2010

IL FIN-AMBULO


E così due giorni fa è andata in scena la commedia finiana, l’esercizio del funambulo Fini.
Bravo Fini, può perfino affascinare i più ingenui. E’ sempre stato un ottimo oratore, parla a braccio, usa il diaframma come gli attori di teatro per impostare la voce, cura i ritmi le pause, si gira a destra e a sinistra per coinvolgere il suo popolo. Roba da alta scuola oratoria, anche se gli tremano le mani …
Purtroppo però il discorso di Fini a Mirabello è stata una farsa cui i più benevoli possono aver dato il peso di un ragionamento politico, ma in realtà era il vociare di un uomo livoroso e frustrato che da anni covava un odio represso nei confronti dell’uomo che, estraneo al mondo politico, in pochi mesi lo ha sdoganato dal suo status di fascista, ha creato il più forte partito italiano ed ha realizzato un miracolo politico unendo Lega e An, vincendo tutto ciò che era possibile vincere. Una realtà che da 16 anni ormai è cresciuta sotto ai suoi occhi senza che il povero Gianfry potesse incidere in qualche modo sugli eventi.
Una realtà però che ha fatto molto comodo al buon Fini, ai suoi colonnelli ed alle sue suffragette … poltrone inimmaginabili fino a qualche anno fa, ruoli di prestigio, incarichi di responsabilità, finanziamenti e donazioni al partito, bagni di folle oceaniche, applausi e cori, trionfi elettorali … Un sogno che si realizzava, ma che lo vedeva sempre “secondo”, “delfino”, “vice” mai protagonista. Una sofferenza per chi, dopo i primi anni di ubriacatura da vittoria, deve dimostrare di valere qualcosa.
E così ecco arrivare i primi vuoti borbottii, le prime pretestuose stoccatine, i primi sorrisini tirati, insomma i primi segnali di malessere. Chi mi conosce sa che dal 1998/99 sostengo la tesi secondo cui Fini avrebbe prima o poi tradito il nostro progetto per frustrazione da “numero due”. E vi garantisco non sono una maga o la sibilla cumana.
Domenica però Fini si è fatto travolgere dal delirio di protagonismo ed ha demolito il progetto che comunque ha contribuito a far crescere, per la smania cieca di trovare un ruolo politico. Ed ha portato con sé coloro che, non sapendo cosa sia la riconoscenza, hanno girato le spalle a chi li ha portati ad essere ciò che sono, invece che degli illustri sconosciuti.
E così nel pieno del delirio, parla di un PdL che non c’è ma cui lui ed i suoi saranno comunque fedeli, parla di epurazioni quando da mesi fa dichiarazioni incredibili, false e gravissime, ignora le gravi questioni personali e della famiglia Tulliani, dichiarando con vuota retorica che saranno i giudici a dire dov'è la verità e dove le infamie ma non dà spiegazioni, sebbene contro di lui siano stati portati elementi indiscutibili da Il Giornale, da Libero e da Il Fatto.
Allude ad un manovra giudiziaria che dovrebbe distruggere Berlusconi, fingendo subdolamente comprensione e appoggio, critica la legge elettorale dimenticando di aver contribuito a farla, disapprova le decisioni prese sulla scuola e quelle di politica economica ma dimentica che i suoi uomini erano presenti alle decisioni, insulta gli eletti dimenticando anche questa volta di far parte di quella categoria, finge di non aver sentito che Berlusconi ha tolto il processo breve dai famosi 5 punti e continua a porre il veto per prendere l’applauso della clac … insomma fa (finalmente) il leader di una fazione senza considerare che la sua posizione di Presidente della Camera prevede terzietà, rigore e distacco.
E poi parla di destra, la destra che ha demolito in tutte le sue versioni, manda baci alla signora Tulliani Fini che dichiara “Sono qui per lui” in un moto “petaccesco” degno dei migliori feuilleton …
Risultato? Danneggiato uno dei pochi governi forti d’Italia, minaccia di elezioni o peggio di governi tecnici, la destra spaccata e indebolita, la sinistra ringalluzzita e persino Rutelli che dice la sua come Veltroni o Di Pietro.
E vai con l’inno, le canzoni di Battisti, le bandiere tricolore … Complimenti il Fin-ambulo ha avuto il suo momento di gloria.

15 luglio 2010

D'ALEMA POLITICO INTELLIGENTE ...


Nell’intervista al “Corriere della Sera”, volendosi segnalare come il “politico intelligente” che molti reputano sia, Massimo D’Alema infila un paio di affermazioni di quelle che potrebbero indignare i minus habentes che votano per Di Pietro. “Non ci sono scorciatoie, dice: non si esce da una crisi di questo tipo attraverso una soluzione giudiziaria, come può immaginare una certa parte dell’opposizione, o attraverso una campagna moralista e giustizialista”. Però! diranno le persone serie, inarcando le sopracciglia con stupore ed apprezzamento. Ma l’intervistato è ancor più audace: “io non credo che [dentro il Pdl] ci siano esclusivamente cortigiani perché comunque è una grande forza politica che ha avuto il voto di tanti milioni di italiani”. Che spirito d’osservazione!

Dopo tali incontrovertibili dimostrazioni di acume e di anticonformismo D’Alema si rifà lasciandosi andare ad un’orgia di wishful thinking (il prendere i propri sogni per realtà) e di banale, piatto antiberlusconismo.
Sostiene con toni apocalittici che siamo alla crisi finale del Pdl. Qualcosa come l’ultima convulsione del capitalismo di cui parlava sempre Mosca. “Le prospettive appaiono incerte mentre la crisi appare certa”.

Anche se lui non specifica né quando avverrà né in che cosa consisterà. La caduta del governo? E chi lo butta giù? Soprattutto, chi ha interesse a farlo? Non ha udito Gianfranco Fini dire cento volte che lui e i suoi sosterranno sempre lealmente questo esecutivo? Questo è il partito che “ho contribuito a fondare”, sostiene il Presidente della Camera; e Massimo dovrebbe sapere che Fini e i suoi amici sono sinceri semplicemente perché, fuori del Pdl, sarebbero soli e al freddo.

Ma, dice D’Alema, “C’è anche una crisi morale, di credibilità dello Stato”. Oltre a fare un caldo boia. E di chi è la colpa? Di Berlusconi. Infatti D’Alema sostiene che bisognerebbe costituire un nuovo governo di cui non sa dire nulla se non che non dovrebbe capeggiarlo Silvio. “La lunga fase della parabola berlusconiana è finita”, decreta. Forse addirittura il Cavaliere è in vacanza da mesi alle Bermuda: infatti il leader pugliese constata “un vuoto di leadership politica impressionante”. E dire che credevamo d’avere udito ad nauseam accuse di dittatura sudamericana scagliate contro il Cavaliere un giorno sì e l’altro pure. E proprio dalla sinistra. Ma forse ricordiamo male.

A Palazzo Chigi deve tuttavia essere rimasto qualcosa, di Berlusconi. Forse il suo fantasma. Infatti per il ghostbuster D’Alema il governo futuro potrà essere guidato da chiunque, mentre: “Se si tratta di un’operazione di ceto politico intorno a Berlusconi non serve assolutamente a nulla”. “La portata della crisi richiede un salto di qualità politico ed escludo che possa farlo Berlusconi”. L’Italia, afferma quasi con lirismo, ha bisogno di “un momento di responsabilità in cui si affrontino i problemi del Paese con coraggio”; di “un nuovo patto sociale”; “di un patto per il risanamento”; “di un patto per la crescita”. Quante belle parole, signora mia.

Purtroppo, malgrado i desideri della sinistra, il Cavaliere è ancora vivo e tutti hanno paura di sfidarlo. “Ritengo che tornare a votare con l’attuale legge elettorale, per una sorta di referendum su Berlusconi sì, Berlusconi no, non sarebbe utile”. Perché la sinistra sarebbe ancora una volta sconfitta. E qual è la soluzione geniale? La soluzione è che, se non si riesce a battere il campione, il campione stesso si dichiari battuto e vada via. Sostituito da che cosa? Da “un governo di larghe intese”, da “un governo di transizione “o come vogliamo chiamarlo, dice l’intervistato, non riuscendo a trovare l’espressione più semplice: “Da un governo senza Berlusconi”.

La giornalista (che ha già suggerito il nome di Giulio Tremonti) chiede infine: “Ma chi potrebbe mai essere la personalità che riesce a mettere insieme forze politiche tanto diverse?” “Questa è una decisione che spetta, come lei sa, al presidente della Repubblica». Quando ci si infila in un vicolo cieco, la machina fa scendere dall’alto il deus che risolve il problema.

Anche la conclusione dell’intervista va segnalata. L’intervistatrice, sazia di parole vacue, chiede sensatamente: “E perché mai il Pdl dovrebbe scaricare Silvio Berlusconi per metter su un governo di transizione con le forze dell’opposizione?” A questo punto, dopo aver detto tante cose intelligenti, D’Alema potrebbe dire la più vera: “È solo che tutte queste cose le ho sognate stanotte”. Invece ecco le sue parole: “È chiaro che se questo discorso non troverà un ascolto nell’ambito della maggioranza è probabile che si arriverà alle elezioni anticipate”. Per riprendere le sue parole, Berlusconi sì, Berlusconi no, ancora una volta. Ma forse un ritorno alle urne, invece che dei suoi sogni, fa parte dei suoi incubi.



Gianni Pardo

06 ottobre 2009

LORO ACCENDONO L'ODIO, NOI LAVORIAMO E LA GENTE CI PREMIA !

Ecco i dati dell'Osservatorio Politico - Ottobre 2009 di Crespi Ricerche.
Opposizioni minoritarie e divise. Crescita della fiducia nel premier e avanzata del Popolo della Libertà. Il movimento di Beppe Grillo si attesta al 3% e toglie consensi all'Italia dei Valori.
Sale il consenso di Napolitano. Tra i ministri rimane in testa Brunetta.

Vediamo i dettagli
L'opposizione, anzi le opposizioni appaiono minoritarie e divise: UDC, PD e IDV non sono infatti testimoni di un unico progetto politico, mentre pur con grandi differenze, in termini elettorali, la maggioranza appare compatta, pertanto la proposta politica di Berlusconi appare più credibile.

Inoltre il dibattito che in questo momento ruota attorno alle primarie del Partito Democratico appare come cosa interna al partito, incapace di inserirsi nell'agenda politica e di coinvolgere gli elettori.

Le notizie e le polemiche di questi ultimi mesi non sembrano scalfire il rapporto tra Silvio Berlusconi e l'opinione pubblica, infatti il dato di fiducia del premier avanza di un ulteriore punto percentuale attestandosi al 60% e il dato di fiducia nel governo appare invariato (55%).

Per quanto riguarda le intenzioni di voto, il PDL avanza di un punto e si attesta al 39%, la Lega ne perde uno e va al 10%. Anche il PD si attesta al 27%. L'Italia dei Valori invece perde 2 punti e va dall'8% del mese scorso al 6% rilevato ad ottobre, è il segnale che la politica delle urla non paga e soprattutto non pagano gli attacchi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ottiene il massimo della fiducia ed è in crescita costante, ed è la comparsa sulla scena politica del movimento di Beppe Grillo che con il 3% ha un buon avvio e toglie consensi a IDV, Rifondazione (perde mezzo punto e è al 2%) e Sinistra e Libertà (perde lo 0,3 ed è all'1,7%). L'Unione di Centro stabile al 6,3%, come stabili sono i dati di MPA (1%), La Destra di Storace (1,5%) e Lista Pannella-Bonino (2,0%).

Le cariche istituzionali: un dato positivo per tutti i rappresentanti delle cariche istituzionale. Il trend del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è in costante crescita e si attesta al 64%. Bene anche per il Presidente del Senato, Renato Schifani, con il 51% e per il Presidente della Camera, Gianfranco Fini che arriva al 58% di fiducia.

Ministri: stabile in testa alla classifica Renato Brunetta al 58%, al secondo posto sempre Roberto Maroni al 55% seguito da Ignazio La Russa e Giulio Tremonti, entrambi al 51%. Una pattuglia di Ministri si attesta al 50%, si tratta di Stefania Prestigiacomo, Franco Frattini, Angelino Alfano e Mara Carfagna. Maria Stella Gelmini perde due punti e arriva al 45%, scontando il momento critico dell'inizio dell'anno scolastico, così come Caludio Scajola che dal 46% va la 44%, pagando forse per le polemiche sulla Rai. In crescita Giorgia Meloni al 48%, Gianfranco Rotondi al 45% e Roberto Calderoli che guadagna due punti e si attesta al 39%.




da affaritaliani

23 giugno 2009

ALLORA … CHI HA VINTO ??


Incredibile, la sinistra utilizza ancora i metodi di sempre. Hanno vinto anche quando hanno perso. Metodo usato ai tempi della così detta “prima Repubblica”, quando durante le interviste televisive non capivi mai chi avesse vinto davvero …

I numeri sono chiari e, malgrado la mia poca simpatia per la matematica, devo adoperarli per chiarire una volta per tutti, anche ai più riottosi, chi sia il vincitore.
Quindi, 62 erano le Provincie andate al voto (59+ 3 nuove), i Comuni chiamati ad eleggere il Sindaco erano 28.

Iniziamo dalle Provincie.
Prima delle elezioni, Centrosinistra al governo di 51 Provincie, il Centrodestra 8.

Oggi, il Centrosinistra governa 28 Provincie e ne ha perse 23, il Centrodestra amministrerà 34 Provincie, quindi ne ha conquistate 28.

Tra le Provincie nuove, il Popolo della Libertà ne ha vinte 2: Monza Brianza e Barletta-Andria-Trani.

Passiamo ai Comuni.
Erano 30 i Comuni che quest’anno dovevano eleggere il Sindaco.

Prima delle elezioni, il Centrosinistra ne amministrava 26, il Centrodestra 4.

Oggi, il Centrosinistra ne governa 16 e ne ha perse 10, quindi il Centrodestra ne amministrerà 14.
Insomma il Popolo della Libertà governerà altre 34 Provincie e 14 Comuni. Prima delle elezioni erano 8 e 4.

Chi ha vinto anche queste elezioni? Cosa votano gli italiani? Potete far leggere questi numeri a Franceschini che ha avuto il coraggio di dichiarare: “E’ iniziato il declino della destra” ??!! Capisco che si stia avvicinando il momento dell’elezione del segretario del Pd e che lui debba accreditarsi come il “meno peggio”, ma come può pensare che qualcuno ancora lo ascolti …

Nemmeno il gossip è riuscito a scalfire Berlusconi e il Popolo della Libertà, anzi.
Il primo sondaggio realizzato dopo le elezioni dall’istituto di Piepoli (non certo vicino al centrodestra) ci racconta che la fiducia degli italiani in Silvio Berlusconi e nel governo di Centrodestra è salita di due punti rispetto alla media dei mesi precedenti, raggiungendo quota 52%.

Vogliamo ancora discuterne?

09 giugno 2009

Elezioni Europee - L'analisi dell'Istituto Cattaneo di Bologna

Il Partito democratico ha perso oltre 2,1 milioni di voti rispetto alle precedenti elezioni europee (-21%) e oltre 4,1 milioni di voti rispetto alle politiche del 2008 (-34%). Le sue perdite sono state particolarmente marcate al Sud e nelle Isole, ma si registrano su tutto il territorio nazionale.

Il Popolo della liberta' mantiene i consensi raccolti da Forza Italia e da Alleanza nazionale nelle elezioni europee del 2004, e anzi aumenta leggermente i suoi voti, di 213 mila unita' (+2%).

Rispetto alle politiche del 2008, al contrario, il Pdl conosce un arretramento di quasi 2,9 milioni di voti (-21%), che comunque e' molto piu' contenuto di quello subito dal Pd. E' quanto rileva l'Istituto Cattaneo di Bologna, che ha effettuato alcune elaborazioni dei risultati del voto appena conclusosi per determinare quanto il Popolo della liberta', il Partito democratico, la Lega Nord e l'Italia dei valori abbiano riscosso maggiori o minori consensi rispetto alle precedenti elezioni europee del 2004 e alle precedenti elezioni politiche del 2008 (Camera). L'analisi si focalizza sul numero assoluto di voti ricevuti dai maggiori partiti.

Naturalmente - avverte il Cattaneo - nel confronto con le politiche del 2008 occorre tener conto che molti partiti hanno perso consensi anche solo per effetto del consistente aumento dell'astensionismo che si manifesta in occasione delle elezioni europee (ma non tutti i partiti ne hanno sofferto in egual misura, e alcuni sembrano non averne sofferto affatto). L'analisi mostra che sia il Partito democratico, sia il Popolo della liberta' hanno perso consensi, ma il primo in misura piu' marcata del secondo. Il Pd, inoltre, e' arretrato, rispetto alla lista Uniti nell'Ulivo nel 2004, in tutte le regioni, mentre il Pdl (rispetto a Forza Italia e Alleanza nazionale nel 2004) conosce anche qualche avanzamento. Dell'indebolimento dei maggiori due partiti hanno beneficiato i loro partner di coalizione elettorale nel 2008, ossia, rispettivamente, l'Italia dei valori e la Lega Nord.

Rispetto ai 32,5 milioni di voti validi espressi in Italia in occasione delle precedenti elezioni europee, i voti validi - sottolinea poi l'Istituto Cattaneo nella sua analisi - sono diminuiti apprezzabilmente (di oltre 1,9 milioni ossia del 6%). Rispetto alle politiche dell'anno scorso, i voti validi sono diminuiti di quasi 5,9 milioni (-16%). Il tutto a causa dell'aumentato astensionismo.

Dopo aver analizzato l'andamento del Pd e del Pdl, il Cattaneo definisce poi "particolarmente buona" la prestazione della Lega Nord, che avanza di oltre 1,5 milioni di voti rispetto alle elezioni europee del 2004, quasi raddoppiando i consensi (+94%), e "tiene" persino rispetto alle politiche dell'anno scorso (+97 mila voti, ossia +3%). In termini relativi e' stata notevole l'affermazione della Lega non solo al Nord-est (+650 mila voti rispetto alle europee del 2004, concentrate nel Veneto e in Emilia-Romagna), ma anche nelle regioni centrali (+149 mila voti rispetto al 2004, il che implica una quadruplicazione dei consensi: +109 mila voti rispetto alle politiche del 2008). Tuttavia, in alcune regioni (Veneto e Lombardia) la Lega perde voti rispetto al 2008.

Anche l'Italia dei valori ha ottenuto risultati molto positivi, piu' che raddoppiando i suoi consensi rispetto al 2004 (1,75 milioni di voti) e aumentando del 53% persino rispetto al 2008. Si tratta, per giunta, di un avanzamento abbastanza generalizzato su tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda l'Udc, sono rimasti sostanzialmente stabili, a livello nazionale (+4,2% rispetto alle europee del 2004; -2,8% rispetto alle politiche del 2008), un risultato che il Cattaneo definisce 'apprezzabile in un contesto generalizzato di diminuita partecipazione elettorale'. L'andamento complessivo, tuttavia, nasconde una variazione territoriale degna di nota: un avanzamento al Nord-ovest, controbilanciato da forti perdite nelle Isole.

Infine, i partiti della sinistra radicale: per certi versi hanno subi'to una sconfitta secca, in quanto nessuna lista ha superato la soglia di sbarramento. Inoltre, rispetto al 2004 sono stati persi quasi 1,4 milioni di voti (-39%). Tuttavia, rispetto alle politiche del 2008 la sinistra ha ricevuto 650 mila voti in piu' (+43%), una risalita che pero' non e' servita a conquistare una rappresentanza in parlamento.

Come ultime osservazioni, gli analisti dell'Istituto Cattaneo rilevano che i risultati del Pd e di Idv, considerati insieme, indicano un leggero arretramento rispetto al 2004 (-350 mila voti, ossia -3,3%, in linea con la riduzione della partecipazione elettorale), "ma e' evidente - scrivono - che la complessiva tenuta della ex-coalizione Veltroni nasconde un indebolimento del Pd e un rafforzamento di Di Pietro. Rispetto alle politiche del 2008, il connubio Pd+Idv arretra del 24% e perde quasi 3,3 milioni di voti.

15 aprile 2008

IL NOSTRO TRIONFO


Cari amici è andata come speravamo. Una vera rivoluzione Berlusconiana.
Un grande, immenso successo con quei 9 punti di scarto di cui eravamo certi.
La fine della sinistra estrema, dei verdi e dei partiti del “no”… Spariti. Fuori dal Parlamento.
Il bipartitismo caro a Silvio ha trionfato e finalmente anche l’Italia, come i grandi Stati del mondo, avrà un parlamento con una grande forza di centro-destra ed una di centro-sinistra. Ancora una volta la nostra visione politica è quella giusta.
Berlusconi piace agli italiani, si fidano di lui, ormai è chiaro.
Questo italiano profondamente italico, così vero nei sui pensieri, nei comportamenti, nelle passioni e nella simpatia tipica dell’italiano vincente.
Questo italiano simbolo dell’antipolitica, che ama le battute a volte taglienti, borghese ma mai mondano, cattolico ma sfrontatamente donnaiolo, intelligente ed educato, amato e odiato …
Questo italiano ha vinto ancora. E questa volta la vittoria è un trionfo.

Come ho scritto nel pezzo in cui comunicavo la mia candidatura al Senato, non posso fare altro che ripetere: Grazie Silvio!!