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26 giugno 2010

DI PIETRO E LE DONNE DELL' IDV ...



"Antonio Di Pietro ci ha delusi. Ha trascurate tantissimo le donne, considerandole figlie di un dio minore". Wanda Montanelli, responsabile Pari Opportunità dell'Idv, sceglie Affaritaliani.it per denuciare la discriminazione all'interno del partito. "Alle elezioni politiche del 2006 né io né le donne del partito che si aspettavano una degna candidatura furono messe in testa di lista e iniziai il primo sciopero della fame. Di Pietro mi scrisse e mi mandò a casa un cesto di fiori chiededomi di interromperlo. Quella di Di Pietro era stata solo una tattica a scopo mediatico. Tanto è vero che mi chiese di pubblicare la sua lettere sul mio blog e di lanciarla alle agenzie stampa".

Le donne in politica vengono discriminate?
"Sì. Salvo alcuni partiti in cui emerge una maggiore democraticità. La mia esperienza è però all'interno dell'Italia dei Valori dove ho speso oltre dieci anni della mia vita. Di questa esperienza posso parlare con cognizione di causa"

Ci racconti la sua esperienza da ex responsabile donne dell'Idv.
"Da responsabile del partito il mio lavoro ha abbracciato più campi. Sono stata nel movimento Di Pietro sin dall'inizio perché, come molti altri iscritti, abbiamo creduto di poter iniziare un nuovo corso e fondare un partito in cui la trasparenza, la democraticità, la correttezza, le pari opportunità fossero al primo posto. Ho avuto molti incarichi nel partito, tutti svolti gratuitamemente: dal condurre i due uffici stampa di Roma e Lazio, dall'incarico nazionale di Responsabile della Consulta delle Donne e poi del Dipartimento Pari Opportunità, alla fondazione dell'organo di stampa ufficiale Idv "Orizzonti nuovi", all'organizzazione della prima festa nazionale Idv, alla partecipazione ai tavoli per scrivere il programma del governo Prodi, o quello per le elezioni europee. Mi preme dire però che il settore pari opportunità l'ho organizzato a partire dal 1998 e abbiamo creato una rete di donne in tutt'Italia andando in giro regione per regione con un camper, per poter conoscere da vicino le referenti di zona del partito e insieme a loro lavorare seriamente al programma per il cambiamento in meglio della società".

Anche l'Idv discrimina le donne? Quali responsabilità ha o ha avuto Antonio Di Pietro?
"Antonio Pietro ha la responsabilità di averci fatto credere che si poteva progettare una politica diversa, realmente vicina ai bisogni delle persone, un luogo speciale in cui tutti potessero apportare contributi secondo il proprio talento con competenza e motivazione. Invece ci ha delusi. Ha fatto delle scelte nell'organizzare le candidature sin dalle politiche del 2006, che portavano in parlamento persone "estranee" al partito, talvolta nemmeno iscritte o che non sapevano addirittura i principi fondanti dello statuto e del programma Idv. Le donne le ha trascurate tantissimo, considerandole figlie di un dio minore"

Ovvero?
"Si è avvalso proprio della componente femminile per mandare avanti tanti settori vitali del movimento. Dall'organizzazione di eventi, al grande contributo per i referendum, alla conduzione di uffici importanti come quelli della comunicazione, ecc. Alle elezioni politiche del 2006 su 25 Parlamentari solo una donna dell' Idv fu eletta alla Camera dei deputati. Al Senato invece fu premiata Franca Rame che non era mai stata un giorno con l'Italia dei Valori. Persona stimabilissima, ma comunque non si capiva che cosa la legasse al partito che noi avevamo costruito sin dalle fondamenta. Già da allora quando mi accorsi che né io né le donne dell' Idv che si aspettavano una degna candidatura furono messe in testa di lista, iniziai il primo sciopero della fame. In un partito piccolo candidare le donne e metterle in lista al terzo, settimo, ventesimo posto non ha senso, perché solo chi sta a capo degli elenchi elettorali ha la possibilità di essere eletta".

E come andò a finire?
"In quella fase dopo 24 giorni di sciopero mi scrisse Prodi per dirmi che avevo ragione, poi mi scrisse Di Pietro e mi mandò a casa un cesto di fiori chiededomi di interrompere lo sciopero della fame. Intanto era nato il "Comitato per Wanda Montanelli" e successivamente l'Onerpo (Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità). Le donne del Comitato, che tra l'altro facevano lo sciopero della fame a staffetta, si irritarono perché non ritenevano che "quattro rose e una lettera" potessero risolvere il problema delle opportunità negate. Io invece accettai di smettere la lotta non violenta, ma mi accorsi dopo poco che avevano ragione loro. Quella di Di Pietro era stata solo una tattica a scopo mediatico. Tanto è vero che mi chiese di pubblicare la sua lettere sul mio blog e di lanciarla alle agenzie stampa. Nel settembre successivo alla "Festa dei Valori" di Vasto le donne non ebbero il diritto di parola sul palco. Ne nacque una dura manifestazione delle dirigenti del partito che dalle Alpi alle Piramidi, dalla Sardegna, al Molise, chiedevano il mio intevento per fare un'assemblea permanente sul posto. Prenotai una sala dell'hotel che ci ospitava e la occupammo. Ne venne fuori un documento da dare alla stampa in cui definivamo quel convegno di partito "Assemblea talebana". Poi Leoluca Orlando ci venne a parlare, ci presentò delle promesse. Noi scrivemmo un verbale e rinunciammo all'occupazione e all'assemblea autogestita. Tutto questo è ben documentato sul libro di Alberico Giostra "Il Tribuno" nella pagina in cui scrive "tuttavia a nessuno è capitato quello che è toccato a Wanda Montanelli"

Ci fu anche un altro suo sciopero della fame.
"L'altro sciopero della fame fui costretta a farlo nel 2008, in cui se è possibile, le condizioni per le donne peggiorarono addirittura. Arrivai a 42 giorni di digiuno e lotta non violenta interrotta dopo una lettera del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sostenuta anche in quella occasione da alcune donne meravigliose come Aura Nobolo, Daniela Brancati, Giselda Lagostena, la cui madre Tina è stata a me vicino in molte occasioni di lotta per la parità. E con donne Idv come Francesca Costa e Anna Rossi che da sempre coordinano con me le manifestazioni contro la discriminazione".

Le quote rosa sono la soluzione per tutelare le donne in politica e non solo.
"Le quote rosa non sono la via adatta, a mio parere, per aprire la politica alle donne. Sarebbe sufficiente seguire gli articoli 3, 2, e 51 della Costituzione italiana e non porre davanti al percorso delle donne ostacoli enormi come massi (chiamati suggestivamente muri di gomma o soffitti di cristallo). Noi diciamo che a parità di merito e di competenze le donne devono progredire al pari degli uomini. Invece avviene il contrario. Le quote rosa sono un mezzo attraverso il quale si dovrebbe fare spazio alle donne più serie, meritevoli e capaci, invece si rivelano spesso uno strumento per dare posti in parlamento o assessorati alle mogli, alle amiche, amanti o parenti prossime. Quindi ci si ritorcono contro perché noi non stiamo facendo da dieci anni la lotta per creare opportunità alle escort. Nella causa spieghiamo tutto questo, e chiediamo conto anche dei fondi della Legge 157/99 art.3 che non sono mai stati messi a disposizione delle donne. L'udienza è a Milano il 30 giugno, giudice Paola Maria Gandolfi".

p.s.
Wanda Montanelli ha portato in tribunale Di Pietro per il mancato versamento dei rimborsi elettorali. Il 30 giugno prossimo, i legali delle parti dovranno comparire davanti al giudice Paola Gandolfi del Tribunale di Milano.
Risulta infatti dalle carte che il partito abbia versato 600mila euro per “la promozione della partecipazione delle donne alla politica”, soldi che sarebbero spettati al Dipartimento guidato dalla Montanelli. Ma nessuno li ha visti quei soldi, né la Montanelli, né le responsabili regionali e provinciali del Dipartimento.

24 giugno 2010

SUI MISTERI DI TONINO


Immagino l’esultanza di qualche lettore di fronte alla notizia che il capo dei moralisti è indagato dalla procura di Roma per una faccenda di rimborsi elettorali, fondi che invece finire nelle casse del partito sarebbero direttamente transitati in quelle dell’associazione di famiglia.


Per quel che mi riguarda, però, ci andrei cauto. E non solo perché chi è garantista lo deve essere senza eccezioni, pure con un tipo come Di Pietro, il quale garantista non lo è mai stato, ma, al contrario, dei guai giudiziari altrui ha sempre goduto, sbattendo la gente in cella e approfittandone per costruirsi una solida carriera politica. Ma anche perché negli ultimi 16 anni di inchieste a carico dell’ex pm ne ho viste di tutti i colori e però pure da quelle più brutte, che per chiunque sarebbero state esiziali, il capo dell’Italia dei valori è uscito candido come un giglio, atteggiandosi pure a vittima dei calunniatori e degli avversari politici.

Chi ha seguito i traffici con l’ex proprietario della Maa assicurazioni, Gorrini, o i “regali” del costruttore di Milano, D’Adamo, sa che l’eroe di Mani pulite ha sempre avuto dei lati oscuri, se così volete chiamare il denaro che all’inizio degli anni Novanta girava intorno a lui. Prestiti senza interesse e senza contratto, auto concesse in comodato d’uso gratuito, case in pieno centro, abiti griffati e soldi restituiti senza imbarazzo in una scatola di scarpe. E poi un banchiere che sembrò dire d’essere stato sbancato, ma il tribunale accertò che in realtà diceva sbiancato, altri milioni, appartamenti comprati con grande facilità e un mucchio di dubbi mai chiariti, ma subito archiviati.

Sulle ombre che hanno accompagnato l’ascesa di Tonino, il nostro Filippo Facci ha scritto un libro di oltre 500 pagine ritenuto la bibbia dei misteri di Di Pietro e infatti tutti quelli che vogliono occuparsi dell’irresistibile scalata del procuratore molisano vi attingono a piene mani, anche il Corriere della Sera che una settimana fa ha riacceso i riflettori su certi aspetti della sua carriera.


Alle domande che gli pongono, il leader dell’Italia dei valori risponde invariabilmente opponendo i proscioglimenti da tutte le accuse ottenuti in vari tribunali d’Italia. E quando, come nel caso della cricca degli appalti, non ha carte da sventolare, si attribuisce un ruolo di fustigatore dei pubblici sistemi, come ha fatto la scorsa settimana, quando i pm hanno voluto ascoltarlo a proposito dei suoi rapporti con Balducci e soci: c’è mancato poco che dicesse d’esser stato lui a scoperchiare il marcio, nonostante sotto la sua gestione dei lavori pubblici nessuno abbia denunciato un fico secco.

Certo, questa volta le accuse provengono da un giustizialista a 24 carati come Elio Veltri, uno che di Tonino era amico della prima ora e pure di Travaglio. Con loro Veltri ha combattuto contro il Cavaliere e dunque non è sospetto di partigianeria per l’attuale governo. Ciò nonostante siamo convinti che anche stavolta si cercherà di far calare il silenzio attorno alla vicenda, cercando di archiviarla in fretta, così che Di Pietro possa continuare la sua opera demolitrice della prima e anche della seconda Repubblica.

Per parte nostra, pur essendo pessimisti sull’esito dell’indagine, possiamo dirvi che faremo quanto possibile perché la storia non sia sepolta in cantina.

È dal tempo di Mani pulite che aspettiamo la fase due, quella delle manette pulite e, nonostante tutto, continuiamo a credere che un giorno arriverà.

Perché un giudice, anche uno solo, basta a far crollare il muro che difende l’Ultracasta e il suo principale rappresentante.


Maurizio Belpietro - Libero -


Siamo con lei, caro Belpietro!!

06 ottobre 2009

LORO ACCENDONO L'ODIO, NOI LAVORIAMO E LA GENTE CI PREMIA !

Ecco i dati dell'Osservatorio Politico - Ottobre 2009 di Crespi Ricerche.
Opposizioni minoritarie e divise. Crescita della fiducia nel premier e avanzata del Popolo della Libertà. Il movimento di Beppe Grillo si attesta al 3% e toglie consensi all'Italia dei Valori.
Sale il consenso di Napolitano. Tra i ministri rimane in testa Brunetta.

Vediamo i dettagli
L'opposizione, anzi le opposizioni appaiono minoritarie e divise: UDC, PD e IDV non sono infatti testimoni di un unico progetto politico, mentre pur con grandi differenze, in termini elettorali, la maggioranza appare compatta, pertanto la proposta politica di Berlusconi appare più credibile.

Inoltre il dibattito che in questo momento ruota attorno alle primarie del Partito Democratico appare come cosa interna al partito, incapace di inserirsi nell'agenda politica e di coinvolgere gli elettori.

Le notizie e le polemiche di questi ultimi mesi non sembrano scalfire il rapporto tra Silvio Berlusconi e l'opinione pubblica, infatti il dato di fiducia del premier avanza di un ulteriore punto percentuale attestandosi al 60% e il dato di fiducia nel governo appare invariato (55%).

Per quanto riguarda le intenzioni di voto, il PDL avanza di un punto e si attesta al 39%, la Lega ne perde uno e va al 10%. Anche il PD si attesta al 27%. L'Italia dei Valori invece perde 2 punti e va dall'8% del mese scorso al 6% rilevato ad ottobre, è il segnale che la politica delle urla non paga e soprattutto non pagano gli attacchi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ottiene il massimo della fiducia ed è in crescita costante, ed è la comparsa sulla scena politica del movimento di Beppe Grillo che con il 3% ha un buon avvio e toglie consensi a IDV, Rifondazione (perde mezzo punto e è al 2%) e Sinistra e Libertà (perde lo 0,3 ed è all'1,7%). L'Unione di Centro stabile al 6,3%, come stabili sono i dati di MPA (1%), La Destra di Storace (1,5%) e Lista Pannella-Bonino (2,0%).

Le cariche istituzionali: un dato positivo per tutti i rappresentanti delle cariche istituzionale. Il trend del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è in costante crescita e si attesta al 64%. Bene anche per il Presidente del Senato, Renato Schifani, con il 51% e per il Presidente della Camera, Gianfranco Fini che arriva al 58% di fiducia.

Ministri: stabile in testa alla classifica Renato Brunetta al 58%, al secondo posto sempre Roberto Maroni al 55% seguito da Ignazio La Russa e Giulio Tremonti, entrambi al 51%. Una pattuglia di Ministri si attesta al 50%, si tratta di Stefania Prestigiacomo, Franco Frattini, Angelino Alfano e Mara Carfagna. Maria Stella Gelmini perde due punti e arriva al 45%, scontando il momento critico dell'inizio dell'anno scolastico, così come Caludio Scajola che dal 46% va la 44%, pagando forse per le polemiche sulla Rai. In crescita Giorgia Meloni al 48%, Gianfranco Rotondi al 45% e Roberto Calderoli che guadagna due punti e si attesta al 39%.




da affaritaliani