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25 novembre 2014

VITTORIA CONFUSA

Le elezioni regionali sono terminate con un risultato molto "delicato" ... Non ha vinto Renzi, come sappiamo ha trionfato la disillusione, la stanchezza e il disagio. L'enorme percentuale degli astenuti parla molto chiaramente ed ecco che nel Pd e in Forza Italia si stanno facendo un po' di conti, nel senso di resa dei conti.

All'interno del Pd non si placano i malumori della minoranza, che naturalmente si concretizza con il voto al Jobs act.

Il presidente del partito, Matteo Orfini, fa un appello in extremis ai dissidenti: "Abbiamo raggiunto una larghissima unità sul testo, spero che per rispetto della discussione fatta, dei cambiamenti apportati, del lavoro di ascolto reciproco e della nostra comunità, si voglia fare tutti un ultimo sforzo in Aula".
Diversamente per Gianni Cuperlo non ci sono le condizioni per il sì: "Noi non ci sentiamo di esprimere un voto favorevole su Jobs act. Il punto a cui si è arrivati non è soddisfacente. Il problema non è come licenziare, ma come assumere".

E' infatti notizia di poco fa che il decreto è passato in una aula semivuota della Camera con 316 voti e con 40 deputati Pd rimasti fuori dall’Aula per protesta. Dovevano essere una trentina, sono stati di più: 30 deputati democratici, poco prima del voto, hanno diffuso un documento in cui spiegavano le ragioni del dissenso.
Il numero 40, su un numero totale di 307 deputati democratici, segnala uno scontento che si fa protesta aperta, probabilmente rinforzata dal massiccio astensionismo alle recenti elezioni regionali che ha penalizzato (anche) il Pd targato Renzi.




Oltre ai quaranta dem astenuti, due hanno detto no al testo, altri due si sono astenuti. I no sono quelli di Civati e Pastorino. Astenuti i civatiani Paolo Gandolfi e Giuseppe Guerini.

Bersani aveva annunciato il suo sì per essere ligio al partito. Nonostante le modifiche apportate alla Camera, l’impianto della delega sul lavoro non è stato ritenuto soddisfacente dai 40 del Pd. Tra i firmatari del documento di protesta figurano Cuperlo, Bindi, Boccia, Zoggia, D’Attorre.

In totale hanno votato no solo sei deputati, 5 gli astenuti. L’opposizione, composta da Forza Italia, Lega, Sel e M5S, è rimasta fuori dall’Aula.

Inizialmente soltanto la Lega aveva annunciato la sua non partecipazione al voto finale sul Jobs Act. E’stata, dunque, una sorpresa vedere oltre ai deputati del Carroccio e di M5s anche quelli di FI e di Sel abbandonare l’emiciclo poco prima della votazione finale. Ad accendersi sono state soltanto le lucine sul tabellone relative alle postazioni di voto dei deputati della maggioranza.

Il testo ha bisogno di un ulteriore passaggio al Senato viste le modifiche inserite dalla Commissione Lavoro per accogliere gli emendamenti frutto del compromesso tra governo e minoranza Pd sull’articolo 18. Il voto finale a palazzo Madama è previsto entro i primi dieci giorni di dicembre.

A proposito di malesseri di partito all'interno di Forza Italia non si è da meno. 

Il povero Fitto ribadisce le sue perplessità "Basta con le nomine. Basta con i gruppi autoreferenziali che hanno determinato in questi mesi una politica e una comunicazione inefficaci, basta con una linea politica incomprensibile e ambigua" e Toti lo riprende: "Non si tratta di fare processi, Fitto solleva questioni legittime ma cosa intende per autoreferenzialita' visto che  quelle che oggi accusano sono tutte persone che hanno fatto anche i ministri. Poi ci interrogheremo negli organi interni al partito, ma non si tratta di puntare il dito, soprattutto da parte di chi e' dirigente del partito da anni, non c'e' autoreferenzialità in Forza Italia. Chi punta il dito è lì da molto tempo, ognuno si assuma la sua fetta di responsabilità e tutti insieme cerchiamo la strada per risolvere i problemi"
Temo che i problemi non si risolveranno. E poi c'è l'Ncd. Berlusconi deve guardare alla Lega e calmare Alfano, aprendo anche a Fratelli d'Italia. Questa è la strada, l'unica.




Non parliamo del M5S ... Litigano pesantemente prendendosi a male parole: Grillo massacra Walter Rizzetto "colpevole" di aver parlato durante una trasmissione televisiva. Questa volta però c'è un moto di ribellione e su Twitter impazza l'hashtag #siamotuttiRizzetto e fanno parte della schiera dei ribelli anche molti parlamentari. Rizzetto attacca Grillo: "Non chiedo il permesso ai tuoi cortigiani"
La sensazione è che Grillo si sia stancato del giochino, non è divertente perdere.




Insomma non sembra ci sia molta serenità in politica anzi l'impressione ormai consolidata da tempo è che ci sia davvero bisogno di aria nuova. Non basta più parlare e arrabattarsi con proposte raffazzonate nella confusione totale.

Gli Italioani sono pazienti, ma come dice un sonetto della Bibbia: "Guardati dall'ira dell'uomo mansueto"
Anche della donna ...



21 ottobre 2014

LEOPOLDA O "LEOPARDA"?

Arriva il momento in cui si deve dare un segnale ed ecco che Renzi è pronto a spazzare via con una zampata i vari dissidenti del Pd e fare le fusa con una parte del Sel e di ciò che resta di Scelta Civica.


Quando? Nel fine settimana. Infatti nel weekend a Firenze andrà in scena il trionfo renziano alla Leopolda che è giunta alla quinta edizione, ma che questa volta ha una valenza differente perché l'organizzatore è anche il Presidente del Consiglio.

Ed ecco che Gianni Cuperlo, pupillo di D'Alema ed ex presidente del partito, non si è fatto sfuggire l'occasione di far notare in modo molto duro la stranezza dell'evento: "Che cos'è la Leopolda? Se capisco bene vi sono centinaia o piu' comitati che hanno la missione di sostenere le idee di Matteo Renzi. Io so che le correnti dominano la vita interna del Pd fin dalla nascita. Pero' dobbiamo essere chiari tra di noi, se tu che sei il segretario del partito costruisci e rafforzi un partito parallelo, tu scegli nei fatti un modello di partito"

Renzi ha naturalmente replicato: "Mai ci sarà una organizzazione parallela sul territorio, la Leopolda è uno straordinario spazio di libertà e bellezza della politica e continuare a drammatizzarla ci fa perdere un'occasione, Veniteci!" 
L'invito rivolto a Cuperlo & Compagni però è stato ignorato, la maggior parte dei dissidenti infatti ha già annunciato la partecipazione alla manifestazione della Cgil contro il Jobs Act. 
Il che è molto sintomatico dell'umore che regna nel Pd... 

D'altronde sempre Cuperlo, leader della sinistra del partito ha detto: "Non amo le sabbie mobili e preferisco il rischio di un azzardo, ma solo se il cambiamento e' a vantaggio di quelli che vivono peggio. Va bene l'accelerazione, ma bisogna anche saper frenare perche' la democrazia e' decisione e controllo. Io sostengo il governo e sono convinto che dalla sua riuscita dipenda la tenuta del Paese. Ma non si può pensare che chiunque esprima una critica viva nella palude" 

Dalla palude usciranno andando in piazza con il sindacato? Forse, ma c'è un leopardo mimetizzato da Leopolda che, sorridendo, li azzannerà quando usciranno dalla palude e resterà un'acre aria di scissione. 


09 ottobre 2014

PASSA AL SENATO LA DELEGA IN BIANCO DEL JOBS ACT

Poco fa al Senato della Repubblica Italiana è passata la vaghissima delega del Jobs Act di Renzi con 165 sì, 111 no e 2 astenuti (50 gli assenti). Il senatore Tocci del Pd dopo aver votato "sì" per correttezza verso il suo partito, ha annunciato le proprie dimissioni in quanto è in totale discordia con le linee generali del decreto. Non le accetteranno e non si dimetterà, ma sono state un piccolo segnale che forse verrà ripetuto da altri.

Nel frattempo nell'aula del Senato è successo di tutto ... monetine, fogli che volavano, urla e insulti. Uno spettacolo deprimente.








Risuonano ancora le parole di D'Alema ...

30 aprile 2013

IL NEMICO NUMERO UNO ?

Dal giorno successivo alle elezioni Silvio Berlusconi ha continuato a ripetere con convinzione che, l'unico modo per uscire dalla situazione di totale stallo in cui il risultato delle urne ci aveva portati, era un Governo di larga coalizione. Un Governo in stile Germania.

Un Governo che, superati i personalismi, potesse raddrizzare la rotta di un'Italia che merita molto più di un Grillo o un Bersani.

Dopo averle provate tutte, il Pd ha dovuto arrendersi all'evidenza dei fatti. Berlusconi aveva ragione e solo alleandosi con lui se può governare. Bisogna ammettere che un "aiutino" per comprendere meglio è arrivato dal Quirinale, ma il risultato non cambia. Aveva ragione Berlusconi.

Non solo, leggendo bene il discorso del Presidente Letta si evince che anche il programma del Popolo della Libertà era di spessore, tant'è che gran parte dei punti sottoposti al voto dell'aula derivano proprio da lì e, si rassegnino i riottosi (e sparuti) esponenti di OccupyPd, diventerà una parte molto rilevante del programma di Governo.

Insomma il nemico numero uno, l'uomo cui non ci si deve nemmeno avvicinare (ricordiamo il povero Renzi ad Arcore?), il Cavaliere nero, lo "sciupafemmine" impenitente, il magnate capitalista, il giaguaro da smacchiare, oggi siede al tavolo di Governo col Pd. Un Pd che deve ringraziare Silvio Berlusconi per la sua lungimiranza e la sua correttezza.




21 aprile 2013

IL PRODIGIO DELLA SINISTRA (E DI SILVIO)

Devo ammettere che questi ultimi giorni sono stati molto importanti per la storia politica, sociale ed economica del nostro Paese.
E' successo di tutto.

Dopo i momenti drammatici in cui Bersani si è lasciato umiliare sia da Grillo che da Renzi, senza peraltro ottenere alcun risultato se non figuracce a fiumi, siamo passati al melodramma parlamentare dell'elezione del Presidente della Repubblica.

E qui abbiamo raggiunto vette inimmaginabili.

Bersani ha deciso, all'improvviso, che Berlusconi fosse diventato l'unico interlocutore serio (dopo averlo sbeffeggiato per settimane) ed è iniziata una trattativa per trovare un candidato "condiviso".
Incredibilmente Berlusconi lo ha ascoltato e nella rosa di nomi proposta, ha scelto Franco Marini, uomo di sinistra ma moderato, persona seria e stimata.

Bersani riferisce al partito e arriva l'ok!



Tutti in aula per la votazione. Marini sarà Presidente. Appoggiato da PdL e Pd. E' fatta. Che operazione! Bravo Bersani.

Peccato che le cose vadano in altro modo. Il Pd non è affatto coeso, il PdL vota mantenendo la parola data, ma la sinistra fa mancare i suoi voti ad un uomo che ha vissuto la sua intera esistenza nel sindacato e nelle istituzioni. E tutto questo, si badi, non per fare uno "scherzo" a Berlusconi, ma per totale impotenza della sinistra. Per mancanza di accordo interno.
Marini bruciato, Pd allo sbando. PdL sconcertato.

Qualche votazione con scheda bianca, si abbassa il quorum.

A questo punto entra in ballo il fiorentino, Matteo Renzi che, con grande "astuzia", propone la candidatura di Prodi... Molto probabilmente avrà immaginato di dare un segnale anti-berlusconiano nel suo partito (visto che spesso si è malignato sulla sua costante attenzione all'elettorato di destra e lui invece spera di conquistare la segreteria) oppure ha voluto solo sparigliare sapendo che questa mossa avrebbe portato direttamente Bersani nel burrone.

Comunque, quel furbacchione di Bersani cade nella trappola. Berlusconi naturalmente sconcertato dalla giravolta di Bersani, non accetta questa candidatura e il PdL non si presenta in aula.

Rosy Bindi con sorriso stampato in faccia si fa intervistare dichiarandosi soddisfatta, i dirigenti del partito sono tutti allineati. Si vota Prodi, alla faccia di Silvio!! Qualche dubbio in realtà, noi ce l'abbiamo, ma aspettiamo la votazione.



Tutti in aula per la votazione. Prodi sarà Presidente. Appoggiato dal Pd e da altri transfughi. Che operazione, bravo Renzi e bravo Bersani!

Peccato che le cose vadano in altro modo. Un disastro. I dalemiani e gli ex popolari non votano Prodi, ed il risultato sarà umiliante. Per tutti.
La presidente Bindi si dimette, il segretario Bersani pure. Prodi chiede la testa di chi ha fatto l'operazione. Renzi naturalmente è a Firenze e finge distacco, mollando Bersani & C nel guano.

A sera negli uffici del Pd alla Camera si consuma lo psicodramma. E' la fine del Pd e della sua dirigenza.



Nel frattempo il M5S agita gli animi per far passare il nome di Rodotà come l'uomo "nuovo" nominato (nemmeno primo della lista) in rete da 40/50.000 persone che decidono per 50.000.000 ...

Tutti (o quasi) sappiamo chi sia Rodotà. Uomo rispettabilissimo, ma certo non "nuovo": dopo essere stato iscritto al Partito Radicale, viene eletto nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano.
Nel 1983 diventa presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Indipendente. Dopo qualche anno è nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Achille Occhetto e successivamente aderisce al Partito Democratico della Sinistra e sarà il primo presidente del Consiglio nazionale. Nel 1989 diventa parlamentare europeo e dal 97 è Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione europea.

Tutto tanne che "nuovo" ed infatti Grillo due anni fa lo beffeggiava per le sue (4) pensioni d'oro e Rodotà rispondeva dicendo che il M5S è un movimento pericoloso per la democrazia.
Si vede che poi si sono innamorati...



Rodotà ovviamente non passa, il Pd vota scheda bianca. 
Bersani sconsolato va da Napolitano, Berlusconi va da Napolitano, Monti va da Napolitano.
Napolitano accetterà di essere ricandidato alla Presidenza. Dopo aver preso un pallottoliere ed aver contato accuratamente i voti, naturalmente. 
Chi si fida più del Pd?? Per fortuna c'è il PdL.

Passa qualche ora e si vota.

Tutti in aula. Napolitano sarà Presidente. Appoggiato da PdL, Pd e Scelta Civica. E' fatta. Che operazione! Bravo Silvio.

Azzerato il Pd, annullato il M5S che infatti reagisce con cori e pesanti proteste insieme a Rifondazione Comunista (risorta) ed ai centri sociali in piazza Montecitorio (sta arrivando Grillo), 



spariti Bersani e Bindi, Prodi bruciato, Renzi ridimensionato, Monti alleato. Governo di larghe intese.

Fatto.




10 aprile 2013

TENTATIVI DI TREGUA TRA BERSANI E BERLUSCONI, MENTRE UN PD NEL CAOS CERCA DI AFFOSSARE RENZI E NEL M5S C'E' MARETTA (...dopo lo Tzunami)

Ieri nel tardo pomeriggio si è tenuto un breve incontro tra Bersani e Berlusconi per cercare di iniziare un dialogo in vista della nomina del nuovo Presidente della Repubblica. Nulla di interessante, un chiarimento circa i nomi graditi o sgraditi, poteva essere una occasione migliore, un modo per discutere anche di Governo, ma Bersani aveva forse timore di affrontare il tema.




"Siamo all'inizio" ha dichiarato il leader del Pd, forse però, come si dice in gergo (che lui capisce bene), dovrebbe "darsi una smossa"...
L'Italia non ha più tempo, tutti invocano un Governo di larghe intese perché è l'unico che possa dare impulso all'economia ed al sociale. Solo Bersani ancora tergiversa mentre la gente assiste incredula e ascolta basita le parole di un uomo che forse non si rende conto di aver superato il limite.

Forse l'uomo di Bettola, luogo in cui Bersani è nato e dove non lo votano, è troppo impegnato nel tentativo di allontanare Renzi dalla poltrona di segretario del partito per lavorare con attenzione agli accordi di Governo?
In questi giorni infatti si sta facendo sempre più serrata la manovra di allontanamento del Sindaco di Firenze dal Pd. Le ultime notizie riportano che Renzi non sarà tra i grandi elettori del Presidente della Repubblica, ruolo che gli sarebbe spettato come Sindaco di una grande città, ma che il Pd non ha inserito nell'elenco (guarda caso) e, altro schiaffo, tra i cinque vice capigruppo alla Camera appena nominati nemmeno un renziano.



Ieri Bersani aveva detto a Renzi "Stia attento ai toni e venga a parlare in direzione", poi i fatti appena raccontati ed oggi Renzi replica durissimo: "Mi avevano detto vai avanti tranquillo ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario. Mi avrebbe fatto piacere rappresentare la mia Regione" E poi ha aggiunto: "A Bersani e Franceschini dico: se vogliono ridurmi all'ordine per comprarmi, niente da fare. Non ce la fanno. La verità è che non mi sopportano"
Che errori caro Bersani, ora la guerra è aperta.
E tanto per finire in bellezza, c'è da segnalare un po' troppo fermento nelle fila del M5S. Gente che mugugna, che dichiara contro la volontà del grande capo, gente che viene licenziata, la quota degli emolumenti parlamentari che cambia quotidianamente, parlamentari che "occupano" senza conoscere le regole basilari dell'amministrazione pubblica, streaming che si fanno solo quando il capo lo ordina e quando conviene...insomma un qualunquismo ed una superficialità che lasciano atterriti.



Intanto però Grillo e Casaleggio guadagnano milioni di euro con il loro blog e le attività ad esso collegate. Non sarà che ci stanno prendendo in giro usando quei quattro incompetenti che hanno piazzato al Parlamento e al Senato, vero?

La preoccupazione aumenta, l'Italia merita molto di più ed anche il Vaticano vuole capire.
Nei giorni scorsi infatti Papa Francesco ha incontrato Alemanno quale Sindaco di Roma, con grande rabbia di Marino ed oggi circa l'accordo Pd-Pdl, l'agenzia Sir, vicina alla CEI chiede : "Sul Quirinale aprire una fase nuova".

Chi vuole intendere intenda.







06 aprile 2013

FRANCESCHINI, BERLUSCONI ED I "FOLLOWERS" GRILLINI



Forse finalmente assistiamo al risveglio del Pd.

Dopo più di un mese dalle elezioni, dopo i logici ragionamenti di Renzi, dopo i numerosi richiami alla collaborazione di Berlusconi, i morbidi ma chiari (per chi li voleva capire) appelli di Napolitano con nomina dei saggi per uscire dall'empasse, dopo gli sputacchi presi da M5S, il Partito Democratico apre gli occhi e per voce di Franceschini dichiara: "... ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, e' ancora Silvio Berlusconi. E' con lui che bisogna dialogare"



Incredibile! L'hanno capito. Tutta l'Italia sapeva che questa sarebbe stata l'unica soluzione di buon senso ed anche loro ci sono arrivati. Che sia Franceschini o (meglio) Renzi, qualcuno si muova! Bersani no, ormai sembra mummificato e certamente è osteggiato da larga parte del suo partito.

Ci aspettiamo quindi un dialogo serio e rapido con l'obbiettivo di costituire un Governo di larga maggioranza che si prefigga qualche punto realmente realizzabile in economia, nel sociale, in campo istituzionale.

Oggi infatti Silvio Berlusconi, il quale ha persino dichiarato la sua disponibilità nel rinunciare a ruoli di governo, ha prontamente presentato gli otto punti del PdL :

1) l'abrogazione dell'Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attivita' agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012

2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione

3) il riconoscimento alle imprese - per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati - di una detrazione (sotto forma di credito d'imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonche' l'esenzione, per questi ultimi, dall'IRPEF sul salario percepito

4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attivita' di impresa

5) l'abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici

6) le norme per la riforma del sistema fiscale

7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri

8) le disposizioni per la riforma della giustizia




Silvio malgrado l'uveite vede lontano ed ha fatto molto bene a presentare questi punti su cui si potrebbe iniziare un confronto.
Voglio essere ottimista, immaginando persino che il Pd possa iniziare a dialogare senza preconcetti. Attendo con animo sospeso gli sviluppi, per il bene della mia Italia. Per la nostra dignità.

Nel frattempo Grillo in gita con una parte dei suoi followers (aria di setta...inquietante) ha cercato di rabbonire gli animi, di spegnere i fuochi di richiesta di libertà, di incantare i serpenti traditori.






"Andiamo a passare un giorno in allegria, né più né meno e poi ce ne torniamo a casa" ha dichiarato Crimi che forse questa volta non sarà smentito dal capo. Però tutta questa "allegria" non è stata trasmessa in streaming ed i giornalisti sono stati tenuti a distanza di sicurezza.

L'impressione è che siano volati ultimatum per i dissidenti e allerta per tutti, altrimenti davvero potrebbero tornare "a casa", ma senza tanta "allegria".


03 aprile 2013

INCONSCIO O MOMENTO DI LUCIDITA' ??

Oggi nella pagina web del Pd campeggia questa immagine che molti si augurano sia una promessa, un momento di lucidità e non uno sbandamento etilico del grafico.






Dopo le parole di Matteo Renzi alla Camera del Lavoro di Firenze "Stiamo vivendo una situazione politico-istituzionale in cui stiamo perdendo tempo, e questo mentre il mondo ci chiede di chiedere di correre a velocità doppia"..."Le imprese sono sull'orlo della fine, il tempo è scaduto. Ormai bisogna prendere atto che la clessidra è agli sgoccioli. Serve credibilità politico istituzionale, e risposte sui temi del lavoro, o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa", sembra che qualcosa si stia muovendo.


Non è un mistero per nessuno che il Sindaco di Firenze sia intenzionato ad accordarsi con il PdL per un governo di ampia coalizione come Silvio Berlusconi auspica dal giorno successivo alle ultime inutili e confuse elezioni.


Che il Pd abbia deciso di smettere con gli schiaffoni del M5S e, usando il cervello, si stia dirigendo verso il centrodestra come l'indicazione "stradale" suggerisce molto chiaramente?


Sarà il timore di nuove elezioni (che il PdL vincerebbe), sarà la mossa dei "saggi" di Napolitano, sarà che il M5S sembra ogni giorno più debole e sfrangiato, sarà che Bersani è "morto" politicamente, sarà che i "renziani" forse stanno alzando la voce, ma le cose sembra stiano cambiando.
L'augurio è che l'incontro tra Pd e PdL avvenga al più presto per uscire da una situazione politico-sociale-economica davvero drammatica.

L'Italia merita questo momento di lucidità.



02 aprile 2013

ILDA BOCCASSINI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?!

Soffiano venticelli curiosi tra le fila del Pd e del M5s.
Circola l'ipotetica voce - tutta anti-berlusconiana - di nominare come successore di Napolitano, Ilda Boccassini che, come maggior merito avrebbe, senza dubbio, il suo caparbio odio nei confronti del Cavaliere.
Un po' poco per diventare Presidente della Repubblica.

Senza voler mettere in discussione il lavoro del pm contro la mafia e il terrorismo, dobbiamo però rilevare che da più di 15 anni la Signora Boccassini ha iniziato una crociata che è ancora in atto: annientare Silvio Berlusconi.

La candidatura a Presidente della Repubblica della rossa e super ingioiellata pm, sarebbe quindi una scelta quantomeno curiosa, anche perché di magistrati meritevoli è piena l'Italia.
Si potrebbe pensare che sia una mossa architettata ad hoc, ma non vogliamo essere maligni.
Forse però sarebbe meglio esserlo...





01 aprile 2013

IL "RE" STENDE IL PD


Giorni febbrili dalle parti del Quirinale.

Prima l'incarico a Bersani, una settimana persa dal "benzinaio di Bettola" ad incontrare i rappresentanti di ogni associazione o gruppo di bocciofili, qualche ora per ascoltare i gruppi parlamentari che già si sapeva cosa pensassero, qualche minuto in streaming per farsi umiliare in mondovisione da due neofiti grillini, il fallimento miserrimo e poi finalmente il "Re" decide di prendere in mano la situazione.

Manda a casa Bersani con lo smacchiatore in tasca, incontra i partiti e poi dichiara, in puro spirito partenopeo, "ghe pensi mì" ...




Qualche ora di sospensione d'animo e poi ecco che l'oracolo del Colle trova la via d'uscita, almeno si spera.

Dieci "saggi" che da martedì affiancheranno il Governo (perché noi abbiamo ancora un Governo in carica!?) per stendere proposte istituzionali ed economico-sociali che possano essere "condivise dalle forze politiche".
Risultato. Napolitano sta cercando di portare i partiti verso una tregua temporanea in modo da realizzare quei provvedimenti urgenti che avremmo dovuto approvare da anni. 

Tradotto: partiti litigiosi commissariati, Parlamento immobile, il controllo del Quirinale da cui dipendono i "saggi", Bersani è un incapace ed il Pd che ha voluto mantenere la linea (un po' rivista da Franceschini dalla Annunziata) del col-PdL-mai-piuttosto-la-morte ha sbagliato tutto. 

Berlusconi in fondo è quello che ha tenuto un atteggiamento più equilibrato proponendo la Große Koalition che al Pd fa venire la rosolia. Ed infatti il progetto di Napolitano non è altro che una grande coalizione zuccherata: le proposte verranno fatte dai "saggi" e votate in aula per il bene comune dell'Italia e per rispondere anche alle richieste dell'Europa. 

E chi dovrebbe votare per trasformare le proposte in legge? Ovviamente una grande coalizione, quindi ciò che fino ad ora la sinistra e Grillo hanno osteggiato. 

Tutto questo ha un po' il sapore di un piccolo golpe del Presidente, ma è una mossa per prendere tempo con la speranza di portare a casa un minimo risultato, forse. Poi il voto sarà inevitabile.



Il PdL stia al gioco magari brontolando, i "grillini" strepitino pure, Monti faccia finta di governare, il Pd faccia le sue riflessioni, magari un po' di autocritica, forse un restyling, possibilmente un cambio di leader. In fretta. 

08 settembre 2010

IL FIN-AMBULO


E così due giorni fa è andata in scena la commedia finiana, l’esercizio del funambulo Fini.
Bravo Fini, può perfino affascinare i più ingenui. E’ sempre stato un ottimo oratore, parla a braccio, usa il diaframma come gli attori di teatro per impostare la voce, cura i ritmi le pause, si gira a destra e a sinistra per coinvolgere il suo popolo. Roba da alta scuola oratoria, anche se gli tremano le mani …
Purtroppo però il discorso di Fini a Mirabello è stata una farsa cui i più benevoli possono aver dato il peso di un ragionamento politico, ma in realtà era il vociare di un uomo livoroso e frustrato che da anni covava un odio represso nei confronti dell’uomo che, estraneo al mondo politico, in pochi mesi lo ha sdoganato dal suo status di fascista, ha creato il più forte partito italiano ed ha realizzato un miracolo politico unendo Lega e An, vincendo tutto ciò che era possibile vincere. Una realtà che da 16 anni ormai è cresciuta sotto ai suoi occhi senza che il povero Gianfry potesse incidere in qualche modo sugli eventi.
Una realtà però che ha fatto molto comodo al buon Fini, ai suoi colonnelli ed alle sue suffragette … poltrone inimmaginabili fino a qualche anno fa, ruoli di prestigio, incarichi di responsabilità, finanziamenti e donazioni al partito, bagni di folle oceaniche, applausi e cori, trionfi elettorali … Un sogno che si realizzava, ma che lo vedeva sempre “secondo”, “delfino”, “vice” mai protagonista. Una sofferenza per chi, dopo i primi anni di ubriacatura da vittoria, deve dimostrare di valere qualcosa.
E così ecco arrivare i primi vuoti borbottii, le prime pretestuose stoccatine, i primi sorrisini tirati, insomma i primi segnali di malessere. Chi mi conosce sa che dal 1998/99 sostengo la tesi secondo cui Fini avrebbe prima o poi tradito il nostro progetto per frustrazione da “numero due”. E vi garantisco non sono una maga o la sibilla cumana.
Domenica però Fini si è fatto travolgere dal delirio di protagonismo ed ha demolito il progetto che comunque ha contribuito a far crescere, per la smania cieca di trovare un ruolo politico. Ed ha portato con sé coloro che, non sapendo cosa sia la riconoscenza, hanno girato le spalle a chi li ha portati ad essere ciò che sono, invece che degli illustri sconosciuti.
E così nel pieno del delirio, parla di un PdL che non c’è ma cui lui ed i suoi saranno comunque fedeli, parla di epurazioni quando da mesi fa dichiarazioni incredibili, false e gravissime, ignora le gravi questioni personali e della famiglia Tulliani, dichiarando con vuota retorica che saranno i giudici a dire dov'è la verità e dove le infamie ma non dà spiegazioni, sebbene contro di lui siano stati portati elementi indiscutibili da Il Giornale, da Libero e da Il Fatto.
Allude ad un manovra giudiziaria che dovrebbe distruggere Berlusconi, fingendo subdolamente comprensione e appoggio, critica la legge elettorale dimenticando di aver contribuito a farla, disapprova le decisioni prese sulla scuola e quelle di politica economica ma dimentica che i suoi uomini erano presenti alle decisioni, insulta gli eletti dimenticando anche questa volta di far parte di quella categoria, finge di non aver sentito che Berlusconi ha tolto il processo breve dai famosi 5 punti e continua a porre il veto per prendere l’applauso della clac … insomma fa (finalmente) il leader di una fazione senza considerare che la sua posizione di Presidente della Camera prevede terzietà, rigore e distacco.
E poi parla di destra, la destra che ha demolito in tutte le sue versioni, manda baci alla signora Tulliani Fini che dichiara “Sono qui per lui” in un moto “petaccesco” degno dei migliori feuilleton …
Risultato? Danneggiato uno dei pochi governi forti d’Italia, minaccia di elezioni o peggio di governi tecnici, la destra spaccata e indebolita, la sinistra ringalluzzita e persino Rutelli che dice la sua come Veltroni o Di Pietro.
E vai con l’inno, le canzoni di Battisti, le bandiere tricolore … Complimenti il Fin-ambulo ha avuto il suo momento di gloria.

15 luglio 2010

D'ALEMA POLITICO INTELLIGENTE ...


Nell’intervista al “Corriere della Sera”, volendosi segnalare come il “politico intelligente” che molti reputano sia, Massimo D’Alema infila un paio di affermazioni di quelle che potrebbero indignare i minus habentes che votano per Di Pietro. “Non ci sono scorciatoie, dice: non si esce da una crisi di questo tipo attraverso una soluzione giudiziaria, come può immaginare una certa parte dell’opposizione, o attraverso una campagna moralista e giustizialista”. Però! diranno le persone serie, inarcando le sopracciglia con stupore ed apprezzamento. Ma l’intervistato è ancor più audace: “io non credo che [dentro il Pdl] ci siano esclusivamente cortigiani perché comunque è una grande forza politica che ha avuto il voto di tanti milioni di italiani”. Che spirito d’osservazione!

Dopo tali incontrovertibili dimostrazioni di acume e di anticonformismo D’Alema si rifà lasciandosi andare ad un’orgia di wishful thinking (il prendere i propri sogni per realtà) e di banale, piatto antiberlusconismo.
Sostiene con toni apocalittici che siamo alla crisi finale del Pdl. Qualcosa come l’ultima convulsione del capitalismo di cui parlava sempre Mosca. “Le prospettive appaiono incerte mentre la crisi appare certa”.

Anche se lui non specifica né quando avverrà né in che cosa consisterà. La caduta del governo? E chi lo butta giù? Soprattutto, chi ha interesse a farlo? Non ha udito Gianfranco Fini dire cento volte che lui e i suoi sosterranno sempre lealmente questo esecutivo? Questo è il partito che “ho contribuito a fondare”, sostiene il Presidente della Camera; e Massimo dovrebbe sapere che Fini e i suoi amici sono sinceri semplicemente perché, fuori del Pdl, sarebbero soli e al freddo.

Ma, dice D’Alema, “C’è anche una crisi morale, di credibilità dello Stato”. Oltre a fare un caldo boia. E di chi è la colpa? Di Berlusconi. Infatti D’Alema sostiene che bisognerebbe costituire un nuovo governo di cui non sa dire nulla se non che non dovrebbe capeggiarlo Silvio. “La lunga fase della parabola berlusconiana è finita”, decreta. Forse addirittura il Cavaliere è in vacanza da mesi alle Bermuda: infatti il leader pugliese constata “un vuoto di leadership politica impressionante”. E dire che credevamo d’avere udito ad nauseam accuse di dittatura sudamericana scagliate contro il Cavaliere un giorno sì e l’altro pure. E proprio dalla sinistra. Ma forse ricordiamo male.

A Palazzo Chigi deve tuttavia essere rimasto qualcosa, di Berlusconi. Forse il suo fantasma. Infatti per il ghostbuster D’Alema il governo futuro potrà essere guidato da chiunque, mentre: “Se si tratta di un’operazione di ceto politico intorno a Berlusconi non serve assolutamente a nulla”. “La portata della crisi richiede un salto di qualità politico ed escludo che possa farlo Berlusconi”. L’Italia, afferma quasi con lirismo, ha bisogno di “un momento di responsabilità in cui si affrontino i problemi del Paese con coraggio”; di “un nuovo patto sociale”; “di un patto per il risanamento”; “di un patto per la crescita”. Quante belle parole, signora mia.

Purtroppo, malgrado i desideri della sinistra, il Cavaliere è ancora vivo e tutti hanno paura di sfidarlo. “Ritengo che tornare a votare con l’attuale legge elettorale, per una sorta di referendum su Berlusconi sì, Berlusconi no, non sarebbe utile”. Perché la sinistra sarebbe ancora una volta sconfitta. E qual è la soluzione geniale? La soluzione è che, se non si riesce a battere il campione, il campione stesso si dichiari battuto e vada via. Sostituito da che cosa? Da “un governo di larghe intese”, da “un governo di transizione “o come vogliamo chiamarlo, dice l’intervistato, non riuscendo a trovare l’espressione più semplice: “Da un governo senza Berlusconi”.

La giornalista (che ha già suggerito il nome di Giulio Tremonti) chiede infine: “Ma chi potrebbe mai essere la personalità che riesce a mettere insieme forze politiche tanto diverse?” “Questa è una decisione che spetta, come lei sa, al presidente della Repubblica». Quando ci si infila in un vicolo cieco, la machina fa scendere dall’alto il deus che risolve il problema.

Anche la conclusione dell’intervista va segnalata. L’intervistatrice, sazia di parole vacue, chiede sensatamente: “E perché mai il Pdl dovrebbe scaricare Silvio Berlusconi per metter su un governo di transizione con le forze dell’opposizione?” A questo punto, dopo aver detto tante cose intelligenti, D’Alema potrebbe dire la più vera: “È solo che tutte queste cose le ho sognate stanotte”. Invece ecco le sue parole: “È chiaro che se questo discorso non troverà un ascolto nell’ambito della maggioranza è probabile che si arriverà alle elezioni anticipate”. Per riprendere le sue parole, Berlusconi sì, Berlusconi no, ancora una volta. Ma forse un ritorno alle urne, invece che dei suoi sogni, fa parte dei suoi incubi.



Gianni Pardo

23 maggio 2010

SANTORO GIUNTO AL REDDE RATIONEM… DECIDE CHE PECUNIA NON OLET, ANZI !!!

Un titolo forse troppo colto per un pezzo dedicato al finale più squallido che si potesse immaginare nella fiction Santoro - Rai.
La verità è che tutti hanno un prezzo e che Santoro ne ha uno molto alto.






Che strazio il buon Michele nella scorsa puntata di Annozero. Un delirio di onnipotenza condito da frasi sibilline, minacciose, deliranti e leggermente mafiose. Ma con un unico finale: fingere di combattere ed invece intascare 10.000.000 di euro che ha trattato da mesi . Che desolazione.

E così il paladino dei cassaintegrati, degli extracomunitari senza permesso, degli operai sul tetto, dei centri sociali, della sinistra giustizialista e delle “pasionarie” comuniste, finisce col fare le scelte di tutti i radical-chic più beceri e si mette in tasca il gruzzolone girando le spalle.

Ha tentato di farlo in modo scaltro, anche se dopo qualche minuto ha cominciato a perdere la testa …



Si è persino paragonato al Generale Custer (noto per il suo delirio di onnipotenza) che lotta contro le ingiustizie. Ma nel suo caso lui lotta contro la lottizzazione e la politica corrotta ma poi, che strano, chiama in causa Bersani, Zavoli e i consiglieri Rai del Pd perché gli chiedano di restare !!

La star rosso fuoco in preda al furore e con leggera bavetta alla bocca ha gridato verso i membri del Pd nel Cda della Rai: “Vogliono che io rimanga? Me lo chiedano” … “Me lo può chiedere anche una piccola parte che io rimanga invece di sottoscrivere gli accordi per poi dire 'no, li abbiamo firmati per fare contento Santoro'. Così danno la colpa a me di quello che succede e delle scelte che sono state fatte. L'accordo non è stato ancora firmato, cosa volete? Che lo firmi o no? Quale idea avete? Ma se nella vostra idea non si esprime anche chiaramente che 'Annozero' non deve essere considerato il materiale proibito del servizio pubblico, deve essere considerato la perla del servizio pubblico una delle cose più importanti che il servizio pubblico fa, e delle quali deve andare fiero.”

E poi ha straparlato descrivendo se stesso (in terza persona) “Santoro è risorsa strategica su cui investire per il futuro” …

Ha attaccato La Repubblica, Il Corriere, La Stampa rei di non averlo sufficientemente supportato nella sua guerra personale, poi si è scagliato ancora contro i rappresentanti del Pd, dicendo: “quei cialtroni del Pd che hanno detto che io mi sono venduto a Berlusconi. Con quelli non vale la pena nemmeno di prendere un caffè” riferendosi alle reazioni del mondo politico della sinistra alla notizia dell'accordo consensuale tra lui e la Rai.

E poi si è espresso in modo duro ed equivoco nei confronti dell’ IdV definendoli: “esperti in operazioni immobiliari ma non di televisione”

Insomma ce n’era per tutti … E con un tono sgradevole che sotto-intendeva “attenti che apro la bocca”

Però mentre Michele decide se aprire la bocca sui suoi ex amici ed intanto apre il portafogli per intascare il lautissimo assegno da 10 milioni di euro, le maestranze della Rai pensano ai loro stipendi e si domandano se Santoro sia stato davvero uno di loro, oppure li abbia presi tutti in giro.

04 febbraio 2010

MENTRE BERLUSCONI TRIONFA AD ISRAELE, SI SCOPRE CHE A SINISTRA …


Qualcuno non ride più sulle rivelazioni di Panorama circa il “complotto D’Addario” e deve ammettere. Evidentemente le prove sono serie.


Apprendiamo da Affaritaliani



Sul caso D'Addario e sul tema del complotto contro Berlusconi, il giornale diretto da Antonio Padellaro (Il Fatto) nell'edizione domenicale fa uno scoop clamoroso, che completa e arricchisce la tesi inquietante avanzata dal settimanale Panorama. In particolare alza il velo su alcuni particolari in possesso della procura di Bari in base ai quali sarebbe stata intercettata per strada a Roma una conversazione di "un imprenditore vicino al Pd" ("Roberto De Santis?") che, dopo aver incontrato il grande faccendiere e puttaniere bipartisan Tarantini, rivela a un suo misterioso interlocutore: "Non ci dà una mano".

Questo riscontro avrebbe, secondo Il Fatto, "impresso una direzione particolare alle indagini della procura di Bari". Da qui una serie di domande poste dal giornalista autore del clamoroso colpo, Antonio Massari: "Quale aiuto avrebbe potuto offrire, Tarantini, a questo imprenditore? Perché Tarantini avrebbe dissentito? Si parlava di affari? O dell'inchiesta sulle escort? In altre parole qualcuno legato al Pd, chiedeva - magari per proprio conto, senza il coinvolgimento dei maggiorenti del partito - un aiuto per colpire Berlusconi, ormai coinvolto nello scandalo Tarantini? E soprattutto - se diamo per buona l'ipotesi - il dialogo avviene prima o dopo che il caso D'Addario diventi di dominio pubblico?".

Come si vede di carne al fuoco sul tavolo dei magistrati baresi ce n'è abbastanza per approfondire. E per dubitare delle versioni fin qui accreditate. E ne esce rafforzata la pista della vicenda escort come complotto ordito contro Berlusconi. Una teoria che finora era stata irrisa e screditata dagli avversari del Cavaliere dal fatto che la notizia fosse uscita dai giornali del suo gruppo (Panorama, in particolare). Ora la conferma dal Fatto, specialista in rivelazioni giudiziarie e in carte processuali e organo dell'anti-berlusconismo militante.


Appuntamenti e incontri “filmati” – pochi giorni prima che scoppiasse lo scandalo Berlusconi-D'Addario – anche tra Maritati e l'avvocato Maria Pia Vigilante. E poi tra la Vigilante, che ne difende gli interessi, e la D’Addario. E infine: tra la Vigilante e un giornalista. Al di là dell'indagine svolta dagli investigatori privati, anche la Procura di Bari ha voluto vederci chiaro, setacciando i conti della D’Addario e controllando i suoi spostamenti, insieme con quelli dei giornalisti che avevano lavorato sul suo caso.


Un mix d’informazioni – alcune confluite nei fascicoli della procura, altre no, altre ancora prossime all'acquisizione – che ha spinto Panorama a evocare un “complotto”. Nessun complotto. Nel mirino – della procura e degli investigatori privati – c'è la "gestione" di Patrizia D’Addario e del suo materiale incandescente. E gli investigatori privati – non la procura - hanno documentato una sequenza d’appuntamenti tra un magistrato, un politico, un avvocato, un giornalista.


E in procura c’è chi si chiede se, le indagini di un investigatore privato, che riguardano il caso D’Addario , possano spingersi fino al magistrato titolare dell'indagine. Il magistrato, infatti, si chiama Giuseppe Scelsi, pm della dda di Bari, titolare dell'inchiesta su Tarantini. Il politico si chiama Alberto Maritati, senatore del Pd, ex collega di Scelsi per parecchi anni, proprio nella Procura di Bari, dove è stato procuratore aggiunto. L'avvocato è Maria Pia Vigilante, difensore della D’Addario, della quale cura gli interessi anche per controversie familiari e burocratiche.
La giornalista si chiama Maddalena Tulanti: è da anni l’apprezzato capo della redazione pugliese del Corriere del Mezzogiorno, inserto regionale del Corriere della Sera, ed è la penna che ha trasformato in un libro – Gradisca, presidente (Aliberti editore) – la biografia della D’Addario. L'investigatore privato scopre che – nel giro di pochi giorni – i quattro s'incontrano. Nel centro della città. E inserisce il tutto – fotografie incluse – nell'indagine difensiva.

Il Fatto Quotidiano ha contattato il senatore Alberto Maritati, per chiedergli se davvero ha incontrato il pm Scelsi e l'avvocato Vigilante. E gliene ha chiesto i motivi.
"La teoria del complotto – esordisce – mi pare demenziale. È vero che ho incontrato Scelsi e l'avvocato Vigilante. Ho lavorato a Bari per 11 anni, quand’ero in procura, ma adesso che sono un politico, ci vengo raramente, e solo per motivi professionali. Scelsi era in prefettura, per un incontro istituzionale, e ci siamo fermati a prendere un caffè. Siamo stati insieme tra i 5 e i 10 minuti. Non di più. Non sapevo nulla dell'indagine in corso. E lui non me ne ha accennato. L'incontro è avvenuto un mese prima che lo scandalo fosse noto. Dopo, sapendo che il titolare dell'inchiesta era lui, ho capito che, dato il mio ruolo, sarebbe stato meglio non incontrarsi. Non l'ho chiamato neanche per gli auguri di Natale. È vero che nello stesso periodo ho incontrato l'avvocato Vigilante. La conosco da oltre dieci anni. È un'amica di famiglia. L'ho vista al ristorante, sul corso, e mi sono fermato a salutarla. Ho chiacchierato con lei che, peraltro, cura anche una mia causa giudiziaria. Infine: non ho mai conosciuto Patrizia D’Addario”.



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Letto l’articolo di Affaritaliani, vediamo chi è l’on. MARITATI del Pd …
Maria Pia Vigilante (avvocato della D’Addario) è amica di vecchia data di Alberto Maritati, è stato considerato uno degli uomini politici più vicini a Massimo D’Alema. Maritati lo conobbe nel 1995 quando, come pubblico ministero a Bari, chiese e ottenne il proscioglimento di D’Alema accusato di aver percepito un finanziamento illecito al Pci avvenuto dieci anni prima, quando ricopriva la carica di segretario regionale del partito. Secondo una pratica evidentemente diffusa tra gli imprenditori della sanità, l’allora “re delle cliniche private” pugliesi, Francesco Cavallari, era stato generoso sia con la destra sia con la sinistra, e dichiarò ai magistrati di aver consegnato nel 1987 a D’Alema, su sua richiesta, un contributo di 20 milioni di lire. Lui, “lealmente” – come scrisse il gip nel provvedimento conclusivo –, ammise di aver ricevuto una tale somma, ma il reato di finanziamento illecito era coperto dall’amnistia del 1989, e il processo si chiuse lì. Maritati, diventato senatore nel 1999 e riconfermato in tutte le successive elezioni, nel 2000 fu sottosegretario all’Interno nel governo D’Alema e nel 2006 sottosegretario alla Giustizia nel governo Prodi.

No comment...

06 ottobre 2009

LORO ACCENDONO L'ODIO, NOI LAVORIAMO E LA GENTE CI PREMIA !

Ecco i dati dell'Osservatorio Politico - Ottobre 2009 di Crespi Ricerche.
Opposizioni minoritarie e divise. Crescita della fiducia nel premier e avanzata del Popolo della Libertà. Il movimento di Beppe Grillo si attesta al 3% e toglie consensi all'Italia dei Valori.
Sale il consenso di Napolitano. Tra i ministri rimane in testa Brunetta.

Vediamo i dettagli
L'opposizione, anzi le opposizioni appaiono minoritarie e divise: UDC, PD e IDV non sono infatti testimoni di un unico progetto politico, mentre pur con grandi differenze, in termini elettorali, la maggioranza appare compatta, pertanto la proposta politica di Berlusconi appare più credibile.

Inoltre il dibattito che in questo momento ruota attorno alle primarie del Partito Democratico appare come cosa interna al partito, incapace di inserirsi nell'agenda politica e di coinvolgere gli elettori.

Le notizie e le polemiche di questi ultimi mesi non sembrano scalfire il rapporto tra Silvio Berlusconi e l'opinione pubblica, infatti il dato di fiducia del premier avanza di un ulteriore punto percentuale attestandosi al 60% e il dato di fiducia nel governo appare invariato (55%).

Per quanto riguarda le intenzioni di voto, il PDL avanza di un punto e si attesta al 39%, la Lega ne perde uno e va al 10%. Anche il PD si attesta al 27%. L'Italia dei Valori invece perde 2 punti e va dall'8% del mese scorso al 6% rilevato ad ottobre, è il segnale che la politica delle urla non paga e soprattutto non pagano gli attacchi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ottiene il massimo della fiducia ed è in crescita costante, ed è la comparsa sulla scena politica del movimento di Beppe Grillo che con il 3% ha un buon avvio e toglie consensi a IDV, Rifondazione (perde mezzo punto e è al 2%) e Sinistra e Libertà (perde lo 0,3 ed è all'1,7%). L'Unione di Centro stabile al 6,3%, come stabili sono i dati di MPA (1%), La Destra di Storace (1,5%) e Lista Pannella-Bonino (2,0%).

Le cariche istituzionali: un dato positivo per tutti i rappresentanti delle cariche istituzionale. Il trend del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è in costante crescita e si attesta al 64%. Bene anche per il Presidente del Senato, Renato Schifani, con il 51% e per il Presidente della Camera, Gianfranco Fini che arriva al 58% di fiducia.

Ministri: stabile in testa alla classifica Renato Brunetta al 58%, al secondo posto sempre Roberto Maroni al 55% seguito da Ignazio La Russa e Giulio Tremonti, entrambi al 51%. Una pattuglia di Ministri si attesta al 50%, si tratta di Stefania Prestigiacomo, Franco Frattini, Angelino Alfano e Mara Carfagna. Maria Stella Gelmini perde due punti e arriva al 45%, scontando il momento critico dell'inizio dell'anno scolastico, così come Caludio Scajola che dal 46% va la 44%, pagando forse per le polemiche sulla Rai. In crescita Giorgia Meloni al 48%, Gianfranco Rotondi al 45% e Roberto Calderoli che guadagna due punti e si attesta al 39%.




da affaritaliani

23 giugno 2009

ALLORA … CHI HA VINTO ??


Incredibile, la sinistra utilizza ancora i metodi di sempre. Hanno vinto anche quando hanno perso. Metodo usato ai tempi della così detta “prima Repubblica”, quando durante le interviste televisive non capivi mai chi avesse vinto davvero …

I numeri sono chiari e, malgrado la mia poca simpatia per la matematica, devo adoperarli per chiarire una volta per tutti, anche ai più riottosi, chi sia il vincitore.
Quindi, 62 erano le Provincie andate al voto (59+ 3 nuove), i Comuni chiamati ad eleggere il Sindaco erano 28.

Iniziamo dalle Provincie.
Prima delle elezioni, Centrosinistra al governo di 51 Provincie, il Centrodestra 8.

Oggi, il Centrosinistra governa 28 Provincie e ne ha perse 23, il Centrodestra amministrerà 34 Provincie, quindi ne ha conquistate 28.

Tra le Provincie nuove, il Popolo della Libertà ne ha vinte 2: Monza Brianza e Barletta-Andria-Trani.

Passiamo ai Comuni.
Erano 30 i Comuni che quest’anno dovevano eleggere il Sindaco.

Prima delle elezioni, il Centrosinistra ne amministrava 26, il Centrodestra 4.

Oggi, il Centrosinistra ne governa 16 e ne ha perse 10, quindi il Centrodestra ne amministrerà 14.
Insomma il Popolo della Libertà governerà altre 34 Provincie e 14 Comuni. Prima delle elezioni erano 8 e 4.

Chi ha vinto anche queste elezioni? Cosa votano gli italiani? Potete far leggere questi numeri a Franceschini che ha avuto il coraggio di dichiarare: “E’ iniziato il declino della destra” ??!! Capisco che si stia avvicinando il momento dell’elezione del segretario del Pd e che lui debba accreditarsi come il “meno peggio”, ma come può pensare che qualcuno ancora lo ascolti …

Nemmeno il gossip è riuscito a scalfire Berlusconi e il Popolo della Libertà, anzi.
Il primo sondaggio realizzato dopo le elezioni dall’istituto di Piepoli (non certo vicino al centrodestra) ci racconta che la fiducia degli italiani in Silvio Berlusconi e nel governo di Centrodestra è salita di due punti rispetto alla media dei mesi precedenti, raggiungendo quota 52%.

Vogliamo ancora discuterne?