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31 gennaio 2015

VATTI A FIDARE DEL BOY SCOUT ...

Ormai non mi resta che sperare ci sia chissà quale accordo tra il Cavaliere e il boy scout, altrimenti non riuscirei a comprendere come un uomo intelligente e arguto come Berlusconi sia stato così ingenuo. Fidarsi di un ragazzo arrivista e sfrontato che con un tweet ha spazzato via il suo amico e collega Letta, credere alle parole di un giovane abile ma superficiale che alzando le spalle risolve i problemi del Paese è impossibile e chi vi scrive aveva più volte segnalato numerosi dubbi.

Berlusconi pensava che il nuovo Presidente potesse ridargli l’agibilità politica, in cambio della totale collaborazione al varo delle modifiche elettorali e costituzionali? Era convinto che Renzi l’avrebbe aiutato? Non poteva essere così e così non sarà. La sua illusione, durata 12 mesi, è svanita all’alba del 29 Gennaio 2015.


Berlusconi ha creduto ad un ragazzetto un po' bullo che tra un sorriso e una battuta ha tentato il poker: governo, riforme, pasticciate ma utili a consolidare il suo potere, annientamento politico di Berlusconi, un signor “nessuno” al Colle. Così ha gettato sul tavolo la carta Mattarella, per compattare PD ed ex Popolari. La Bindi piange commossa perché intravvede all'orizzonte il sole dei cattocomunisti che sorge, i vari Cuperlo e Civati si sentono considerati e quelli di Sel si ringalluzziscono perché possono partecipare a qualche decisione... L'elezione di Mattarella, un uomo modesto esponente della primissima Repubblica, un uomo di secondo piano della Dc ma che non ha fatto altro che politica nella sua vita, un uomo sconosciuto in Italia e all'estero, un uomo con qualche chiacchiera di mazzette alle spalle, un uomo che ha detto qualche bugia sull'uranio impoverito che è costata qualche vita umana, un uomo che non è solo ostile a Berlusconi e al suo partito, ma anche alle sue aziende ovvero a quanto sta più a cuore al Cavaliere.

State certi che se Mattarella sarà eletto, dal Quirinale verrà sollecitata una legge sul conflitto d’interessi con la minaccia di togliere le concessioni a Mediaset. Anche soltanto come ricatto, per far tacere Berlusconi.

E comunque state certi che nessuno, oltre Berlusconi, si accorgerà della presenza di Mattarella al Colle.



Ed ora che fare? 

Votare Mattarella? Per Forza Italia credo sia impossibile.

Scheda Bianca? Una tristezza.

Non votare? A che servirebbe...

Compattarsi con Lega, Fratelli d'Italia (che ora dovrebbero ringraziare Feltri e giocare un'altra carta) gli altri partitini dell'area di centro- centrodestra, qualche transfugo del centrosinistra o qualche personaggio che voglia far prendere una facciata a Renzi (ce ne sono...), qualche ex grillino incerto e l'Ncd, (ma davvero Alfano ha dichiarato che voteranno Mattarella??!) e votare un nome serio e credibile di livello elevato, nemmeno confrontabile con il cattocomunista di antica memoria. Un uomo come Cottarelli, che tra l'altro farebbe venire l'itterizia a Renzi e metterebbe in seria crisi mezzo Parlamento nel dover dire no!


So che è una battaglia praticamente impossibile, ma il boy scout che non conosce la vergogna, merita una lezione perché ciò che oggi appare ad alcuni un "capolavoro politico", in realtà potrebbe nascondere delle debolezze eclatanti e potenzialmente fatali per il futuro dell’esecutivo e della stessa legislatura.

04 gennaio 2015

PECCATO, NON CREDO IN RENZI ...

Molti ancora ci credono e ritengo siano davvero gli irriducibili, perché il nostro Premier mi delude sempre più di giorno in giorno e non riesco a comprendere cosa gli ottimisti riescano ad intravvedere in lui.
Per ora il giovane Renzi si dà un gran daffare per mostrarsi molto sicuro di sé. 
Brillante e spiritoso, spesso infastidito dalle critiche che per lui non sono mai costruttive, e che gli fanno perdere tempo. 
Fare però il bullo con gli hashtag non è certo sufficiente per risolvere i problemi veri del Paese. 



Le scelte politiche del Premier, poi, fanno riflettere sulla sua effettiva volontà di cambiamento. 

Leggendo i dati macroeconomici si comincia a capire che i suoi risultati siano addirittura peggiori di quelli dei Governi precedenti: i disoccupati aumentano, i votanti diminuiscono. 

I poveri sono più poveri. Aumentano però le categorie: gli impiegati pubblici, la classe media e molti artigiani, commercianti e professionisti che sono sempre più in difficoltà economiche e non vedono il futuro.
E lui? Sorride, dice frasi ad effetto (!) e non risponde nel merito.

Temo ed ho sempre temuto che l'uomo non abbia idee nuove. Non abbia una linea guida seria e approfondita. Non è uno statista.
Si dice che Rutelli sia stato suo maestro, infatti lo ricorda molto nella loquela, poche idee raccontate con brillante intelligenza e arguzia. Rutelli parlando di Renzi ha detto: «Un’ambizione eccezionale. Una determinazione assoluta. Il suo obiettivo, non dichiarato ma praticato senza scrupoli, è di smantellare la vecchia sinistra in Italia. Il suo disegno è chiaro dal 2009, quando conseguì la prima vittoria battendo Lapo Pistelli e vari candidati di una sinistra divisa alle primarie per il candidato sindaco di Firenze. E poi ha vinto su tutta la linea: primarie del Pd, sostituzione di Letta. Oggi domina in campo libero» e, circa il loro rapporto : «Come diceva Indro Montanelli, la riconoscenza è quel breve sentimento che intercorre tra il soddisfacimento di una richiesta e quella successiva». Riesco persino a preferirgli Rutelli che almeno non mi dà la spiacevole sensazione di essere presa in giro...

Credo che Renzi non sappia nemmeno che il benessere individuale dipende dalla salute delle relazioni sociali, che si basa sulla libertà di scelta, sull'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e la solidarietà per la realizzazione di un progetto di benessere comune e quindi della qualità percepita della vita.  Non lo sa o se ne frega.
Ha cercato di fare alcune riforme (più annunciate che reali) e il 2015 ci dirà quanto i cittadini Italiani accolgano questi esili cambiamenti: in una Italia in cui cresce sempre più "l'infedeltà del consenso", il rischio di passare dal 41% alla valle delle lacrime, il passo è veloce e breve.
Gli Italiani sono stanchi, molto stanchi di parole inutili. Sono certa che preferirebbero meno frasi studiate per "épater le bourgeois" e più frasi sincere, anche crude, ma realistiche.

Ci vuole attenzione maggiore all'occupazione, al lavoro, e non solo al Sud. Ci vogliono interventi forti per superare la crisi economica, e sul fisco, con una drastica riduzione della pressione fiscale.
Ci vuole attenzione spasmodica per la fruizione della cultura in tutte le sue forme, ci vuole una cura reale per il turismo. 
Bisogna far crescere l'artigianato di qualità e l'agricoltura con fondi dedicati perché cercare il rilancio solo sulle grandi imprese e sul tessuto produttivo oggi potrebbe non portare i risultati auspicati. 
Si devono ascoltare i giovani, i sessantenni che sono una preziosa risorsa, le donne.
Ci vuole una guida seria e dura che ami la nostra Nazione.

Basta sciocchezze, banalità, superficialità. Basta bugie, nascondimenti, buffonate.

Vogliamo un'Italia orgogliosa, snella, sincera e adulta.







25 novembre 2014

VITTORIA CONFUSA

Le elezioni regionali sono terminate con un risultato molto "delicato" ... Non ha vinto Renzi, come sappiamo ha trionfato la disillusione, la stanchezza e il disagio. L'enorme percentuale degli astenuti parla molto chiaramente ed ecco che nel Pd e in Forza Italia si stanno facendo un po' di conti, nel senso di resa dei conti.

All'interno del Pd non si placano i malumori della minoranza, che naturalmente si concretizza con il voto al Jobs act.

Il presidente del partito, Matteo Orfini, fa un appello in extremis ai dissidenti: "Abbiamo raggiunto una larghissima unità sul testo, spero che per rispetto della discussione fatta, dei cambiamenti apportati, del lavoro di ascolto reciproco e della nostra comunità, si voglia fare tutti un ultimo sforzo in Aula".
Diversamente per Gianni Cuperlo non ci sono le condizioni per il sì: "Noi non ci sentiamo di esprimere un voto favorevole su Jobs act. Il punto a cui si è arrivati non è soddisfacente. Il problema non è come licenziare, ma come assumere".

E' infatti notizia di poco fa che il decreto è passato in una aula semivuota della Camera con 316 voti e con 40 deputati Pd rimasti fuori dall’Aula per protesta. Dovevano essere una trentina, sono stati di più: 30 deputati democratici, poco prima del voto, hanno diffuso un documento in cui spiegavano le ragioni del dissenso.
Il numero 40, su un numero totale di 307 deputati democratici, segnala uno scontento che si fa protesta aperta, probabilmente rinforzata dal massiccio astensionismo alle recenti elezioni regionali che ha penalizzato (anche) il Pd targato Renzi.




Oltre ai quaranta dem astenuti, due hanno detto no al testo, altri due si sono astenuti. I no sono quelli di Civati e Pastorino. Astenuti i civatiani Paolo Gandolfi e Giuseppe Guerini.

Bersani aveva annunciato il suo sì per essere ligio al partito. Nonostante le modifiche apportate alla Camera, l’impianto della delega sul lavoro non è stato ritenuto soddisfacente dai 40 del Pd. Tra i firmatari del documento di protesta figurano Cuperlo, Bindi, Boccia, Zoggia, D’Attorre.

In totale hanno votato no solo sei deputati, 5 gli astenuti. L’opposizione, composta da Forza Italia, Lega, Sel e M5S, è rimasta fuori dall’Aula.

Inizialmente soltanto la Lega aveva annunciato la sua non partecipazione al voto finale sul Jobs Act. E’stata, dunque, una sorpresa vedere oltre ai deputati del Carroccio e di M5s anche quelli di FI e di Sel abbandonare l’emiciclo poco prima della votazione finale. Ad accendersi sono state soltanto le lucine sul tabellone relative alle postazioni di voto dei deputati della maggioranza.

Il testo ha bisogno di un ulteriore passaggio al Senato viste le modifiche inserite dalla Commissione Lavoro per accogliere gli emendamenti frutto del compromesso tra governo e minoranza Pd sull’articolo 18. Il voto finale a palazzo Madama è previsto entro i primi dieci giorni di dicembre.

A proposito di malesseri di partito all'interno di Forza Italia non si è da meno. 

Il povero Fitto ribadisce le sue perplessità "Basta con le nomine. Basta con i gruppi autoreferenziali che hanno determinato in questi mesi una politica e una comunicazione inefficaci, basta con una linea politica incomprensibile e ambigua" e Toti lo riprende: "Non si tratta di fare processi, Fitto solleva questioni legittime ma cosa intende per autoreferenzialita' visto che  quelle che oggi accusano sono tutte persone che hanno fatto anche i ministri. Poi ci interrogheremo negli organi interni al partito, ma non si tratta di puntare il dito, soprattutto da parte di chi e' dirigente del partito da anni, non c'e' autoreferenzialità in Forza Italia. Chi punta il dito è lì da molto tempo, ognuno si assuma la sua fetta di responsabilità e tutti insieme cerchiamo la strada per risolvere i problemi"
Temo che i problemi non si risolveranno. E poi c'è l'Ncd. Berlusconi deve guardare alla Lega e calmare Alfano, aprendo anche a Fratelli d'Italia. Questa è la strada, l'unica.




Non parliamo del M5S ... Litigano pesantemente prendendosi a male parole: Grillo massacra Walter Rizzetto "colpevole" di aver parlato durante una trasmissione televisiva. Questa volta però c'è un moto di ribellione e su Twitter impazza l'hashtag #siamotuttiRizzetto e fanno parte della schiera dei ribelli anche molti parlamentari. Rizzetto attacca Grillo: "Non chiedo il permesso ai tuoi cortigiani"
La sensazione è che Grillo si sia stancato del giochino, non è divertente perdere.




Insomma non sembra ci sia molta serenità in politica anzi l'impressione ormai consolidata da tempo è che ci sia davvero bisogno di aria nuova. Non basta più parlare e arrabattarsi con proposte raffazzonate nella confusione totale.

Gli Italioani sono pazienti, ma come dice un sonetto della Bibbia: "Guardati dall'ira dell'uomo mansueto"
Anche della donna ...



22 novembre 2014

RENZI, NAPOLITANO, DRAGHI, ISIS ... LE LISTE E I PROGETTI SEGRETI DEI MASSONI

Da Affaritaliani


ANTEPRIMA/ Continua a far discutere il caso dei massoni svelato in anteprima da Affaritaliani.it. Merkel, Putin, Obama,Xi Jimping, Lagarde, Padoan, Gandhi, Reagan, Mandela, Jfk, Papa Giovanni, Agnelli, Clinton e Blair. Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico rivela le liste delle segretissime Ur-Lodges massoniche. 

Sconvolgente la teoria sull'Isis: "Il leader Al-Baghdadi liberato dagli Usa dopo essere diventato massone. La jihad è eterodiretta per portare un nuovo Bush alla Casa Bianca e a infinite guerre. E sull'11/9..."



LE TEORIE SU RENZI/ Magaldi: "Il premier vuole entrare nella superloggia conservatrice Three Eyes, la stessa dei veri potenti Napolitano e Draghi. Ma i massoni verso di lui sono ambivalenti e non si fidano della sua ambizione. L'editoriale di De Bortoli? Scritto su richiesta di Draghi..."
Da D'Alema a Passera, da Arpe a Marcegaglia, ecco l'elenco degli italiani nelle Ur-Lodges




Esce con Chiarelettere il libro "Massoni" di Gioele Magaldi (Grande Oriente Democratico). Un libro che sicuramente farà discutere. Sedetevi e fate un bel respiro: nel libro trovate storia, nomi e obiettivi dei massoni al potere in Italia e nel mondo, raccontati da autorevolissimi insider del network massonico internazionale, che per la prima volta aprono gli archivi riservati delle proprie superlogge (Ur-Lodges).

Le liste che leggerete sono sconvolgenti. Una 
battaglia per la democrazia. Tra le Ur-Lodges neoaristocratiche, che vogliono restaurare il potere degli oligarchi, e quelle progressiste, fedeli al motto "Liberté Égalité Fraternité", è in corso una guerra feroce. Nel libro non ci sono documenti che provano le tesi di Magaldi ma lui promette che in caso di contestazioni li renderà disponibili.




L'ultimo atto è già iniziato, come rivela Magaldi con la rottura della pax massonica stilata nel 1981: il patto "United freemasons for globalization". Una rilettura esplosiva del Novecento nei suoi momenti più drammatici - la guerra fredda, gli omicidi dei fratelli Kennedy e di M. L. King, gli attentati a Reagan e a Wojtyla - arrivando fino al massacro dell'11 settembre 2001 e all'avanzata dell'Isis. "Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges" è il primo volume di una trilogia che offre un'inedita radiografia del potere.

LE LISTE - Le liste di presunti massoni fatte da Magaldi nel libro è assolutamente sconvolgente. Si parte dal massone ante litteram Giordano Bruno per arrivare a Napolitano, Draghi, Berlusconi, Hollande, Merkel, Putin, Gandhi, Papa Giovanni XXIII, Mozart, Mazzini, Garibaldi, Obama, Chaplin, Lagarde, Blair, Padoan, Roosevelt e tantissimi altri. Già, perché, afferma Magaldi, "se non sei massone non hai alcuna chance di arrivare al vero potere".





BERLUSCONI - Tra i nomi fatti da Magaldi c'è anche Silvio Berlusconi, descritto come "un attento cultore di astrologia, uno studioso di esoterismo egizio,  un frequentatore del milieu massonico internazionale con strette relazioni negli ambienti latomistici angloamericani più conservatori".

RENZI-NAPOLITANO-DRAGHI E L'EDITORIALE DI DE BORTOLI - Secondo Magaldi il pallino in mano, per quanto riguarda l'Italia, ce l'hanno in mano Napolitano e Draghi, che per Magaldi sarebbero massoni, apprezzati e influenti anche a livello internazionale. Discorso diverso per Renzi. Magaldi descrive Renzi come "un aspirante massone elitario" al quale "ancor non è stato accordato l'accesso a una almeno delle superlogge sovranazionali". L'obiettivo di Renzi, secondo Magaldi, sarebbe quello di entrare "non presso il Grande Oriente d'Italia o presso qualche altra comunione massonica ordinaria, su base nazionale italiana o estera. No, il premier italiano punta molto più in alto. Egli vorrebbe essere iniziato presso la Ur-Lodge Three Eyes, la medesima superloggia cui sin dal 1978 fu affiliato Giorgio Napolitano. La stessa superloggia cui è affiliato Mario Draghi". (---) "Il problema è che la sua domanda di affiliazione non è stata ancora accolta perché i vari Dragji, Napolitano, Merkel, Weidmann, Schauble, Trichet, Rutte, Sutherland, ecctera non si fidano di Renzi waanabe massone. Considerano Renzi un narcisista, uno spregiudicato e indisciplinato arrivista. Figuriamoci quanto poco venga apprezzato da questi ambienti l'asse Berlusconi-Renzi, sigalto dal Patto del Nazareno. Perciò l'atteggiamento dell'establishment massonico neoaristocratico verso l'attuale premier e segretario Pd è ambivalente. Da un lato ne apprezzano le politiche sostanzialmente prone al paradigma dell'austerità, dall'altro ne temono l'indisciplina e i potenziali voltafaccia", considerandolo smodatamente ambiziono e capace di, persino, se gli convenisse, di passare un giorno armi e bagagli con il network massonico progressista". In quest'ottica, secondo Magaldi, va letto il celebre editoriale del direttore del Corriere della Sera De Bortoli su Renzi e i poteri massonici, scritto proprio in concomitanza della visita newyorkese di Renzi.  Secondo Magaldi l'editoriale aveva il significato di dire al premier: "Caro Renzi, riallineati ai desiderata del Venerabilissimo Maestro Mario Draghi, altrimenti comincio a sputtanarti sul versante massoneria, sia con riferimento ai tuoi inciuci con Berlusconi, sia, se servirà sparando più in alto"



LE UR-LODGES - Magaldi dedica il suo libro alle cosiddette superlogge, definite "i cenacoli massonici protagonisti della storia contemporanea, gruppi e soggetti a orientamento e vocazione strutturalmente sovranazionale e cosmopolita che hanno abbondantemente surclassato l'influenza ormai modesta della massoneria ordinaria". Insomma, coloro che avrebbero in mano il potere vero e il destino del mondo. Magaldi elenca le diverse superlogge, dalla Edmond Burke alla Joseph de Maistre alla White Eagle alla Thomas Paine. E Magaldi sostiene che presso queste Ur-Lodges siano in atto "progetti di involuzione oligarchica, tecnocratica e antidemocratica", progetti che riguarderebbero "l'Italia, l'Europa e l'Occidente intero".
Tra gli italiani nelle Ur-Lodges, ecco i nomi citati da Magaldi: Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Massimo d'Alema, Gianfelice Rocca, Domenico Siniscalco, Giuseppe Recchi, Marta Dassù, Corrado Passera, Ignazio Visco, Enrico Tommaso Cucchiani, Alfredo Ambrosetti, Carlo Secchi, Emma Marcegaglia, Matteo Arpe, Vittorio Grilli, Giampaolo Di Paola, Federica Guidi. Berlusconi invece avrebbe creato una Ur-Lodge personale, la Loggia del Drago.

MASSONI SOVIETICI - Nessun paletto nella massoneria, né geografico né ideologico. Solo potere. Così Magaldi spiega come "l'ascesa di Mussolini o Hitler è avvenuta anche grazie allo spregiudicato sostegno e finanziamento del milieu massonico conservatore angloamericano". Allo stesso modo i conservatori facevano tranquillamente affari con i fratelli massoni sovietici. "Pezzi grossi come il segretario generale del Pcus Leonid Breznev e i suoi successori Andropov e Gorbacev, così come Eltsin, hanno chiesto e tranquillamente ottenuto l'affiliazione presso alcune Ur-Lodges".

LA STAGIONE DEMOCRATICA E LA REAZIONE DELLA THREE EYES - Secondo Magaldi c'è anche un'ala più democratica e progressista all'interno della massoneria. E il grande esperimento democratico, persino rivoluzionario, fu fatto all'inizio degli anni '60, con l'elezione del primo Papa, secondo Magaldi, massone e di Kennedy. Un progetto finito troppo presto. Un altro massone rivoluzionario sarebbe stato Luther King, anche lui ucciso pochi anni dopo. Da qui inizia quella che Magaldi definisce una "restaurazione neoaristocratica". Una restaurazione guidata dalla superloggia Three Eyes, "una creatura del ricchissimo industriale David Rockefeller, del futuro segretario di Stato Henry Kissinger e del futuro consigliere per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski che nel 1978 sarà il principale artefice dell'elezione a pontefice del polacco Wojtyla". Molti anche gli affiliati italiani, secondo Magaldi, su tutti Gianni Agnelli ma anche Enrico Cuccia e il principe Borghese. E, secondo Magaldi, persino Napolitano... Eventi come l'attentato a Reagan e a Wojtyla rientrano, secondo Magaldi, in lotte di potere tra diverse superlogge.

IL PROGETTO UNITED FREEMASONS - Secondo Magaldi sono sempre le superlogge, nel 1981 a dare il via alla globalizzazione con un progetto segretissimo e sovranazionale. Che conterrebbe questi punti salienti: "Sostegno al fratello Deng Xiaoping e alla sua politica di apertura della Cina al libero mercato, destrutturazione e liquidazione dell'Urss e del Patto di Varsavia grazie all'ascesa del fratello Gorbacev e alla rottamazikone dei vecchi titani del Pcus come il segretario generale Breznev e i suoi più stretti seguaci e successori. Accelerazione del progresso di integrazione economica e politica dell'Europa. Riunificazione tedesca, riconferma della sorella Margaret Thatcher e sabotaggio del Labour Party del Regno Unito, ritorno dell'Argentina alla democrazia, smantellamento progressivo dell'apartheid ein Sudafrica e scarcerazione del fratello Nelson Mandela. Alternanza ovunque, a cominciare dagli Usa, di governi conservatori e progressisti secondo una tabelle di marcia ben precisa. Ovviamente a un patto: che tutti abbiano il rigoroso gradimenti dei grembiulini che contano.

LA SUPERLOGGIA IMPAZZITA - Secondo Magaldi c'è una ulteriore superloggia, quella creata da Bush Sr. e altri compagni delle altre superlogge che si sono sentiti esclusi dal progetto United Freemasons e dalla rielezione di Clinton. "La chiamano Hathor Pentalpha", sostiene Magaldi, che la definisce una "loggia della vendetta e della sete di sangue", della quale avrebbe fatto parte persino Osama Bin Laden. Una superloggia che estenderebbe la sua inquietante ombra sugli eventi degli ultimi anni, a partire dall'11 settembre 2001. La risposta progressista è la nuova superloggia "Maat", della quale secondo Magaldi farebbe parte Obama.

L'ISIS E LE NUOVE GUERRE - Ma ora il disegno delle superlogge è quello di far tornare al potere l'ala più conservatrice e guerrafondaia, secondo Magaldi. E per farlo si starebbe servendo della guerra santa dell'Isis. Magaldi sostiene che colui che proclamato il Califfato islamico farebbe parte della Hathor Pentalpha, vale a dire Al-Baghdadi, "imprigionato in Iraq nel 2004 come terrorista pericoloso e che subito dopo l'affiliazione a fil di spada viene liberato". Il tutto mentre viene "ufficiosamente lanciata la candidatura del fratello Jeb Bush alla Casa Bianca". "Da qui al 2016", sostiene Magaldi, grazie all'avanzata dell'Isis, prenderà il via una formidabile campagna planetaria per portare un un nuovo Buish a Washington. L'ennesimo Bush guerrafondaio. Avremo così nuove guerre infinite in Medio Oriente". E ora, scrive Magaldi, resta da capire come pensano di controbattere a questa minaccia i fratelli massoni progressisti...






LEGGI IN ANTEPRIMA LE DEDICHE DI GIOELE MAGALDI CON LE LISTE DEI NOMI (per gentile concessione di Chiarelettere)

A Olympe de Gouges ed Eleanor Roosevelt, donne libere e di buoni costumi

L'intera trilogia di Massoni. Società a responsabilità illimitata, di cui questo testo rappresenta il primo volume, è dedicata principalmente a Olympe de Gouges (1748-1793) ed Eleanor Roosevelt (1884-1962), le più grandi e coraggiose fra le sorelle muratrici che abbiano mai cinto il grembiuli no lato-mistico e operato con efficacia imperitura al bene e al progresso dell'umanità.

Ma come non menzionare, fra le tantissime altre donne «libere e di buoni costumi»' che ispirarono le loro vite ai più nobili e alti principi massonici (pur nell'inevitabile presenza di alcune ombre, frammiste a maggioritarie luci), anche libere muratrici dello spessore di: Mary Wollstonecraft (1759-
1797), Sophie de Condorcet (1764-1822), Harriet Taylor Mill (1807-1858), Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871), Marie Adélalde Deraismes (1828-1894), Jesse White Mario (1832-1906), Lucretia Coffin Mott (1793-1880), Mathilde Franziska Anneke (1817-1884), Malwida von Meysenbug (1816-1903), Susan Brownell Anthony (1820-1906), Julia Ward Howe (1819-1910), Elizabeth Cady Stanton (1815-1902), Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), Annie Besant (1847-1933), Emmeline Pankhurst (1858-1928), Marie Curie (1867-1934), Martha Beatrice Webb (1858-1943), Virginia Woolf (1882-1941), Maria Montessori (1870-1952), Golda Meir (1898-1978), Alva Myrdal (1902-1986), Indira Gandhi (1917- 1984) .

Una peculiare intestazione dedicatoria va rivolta al massone ante litteram e protomartire della moderna libera muratoria, Giordano Bruno (1548-1600). Peraltro, una dedica sentita deve per forza di cose andare ai seguenti fratelli liberi muratori (anch'essi latori di moltissime luci, in mezzo ad assai più trascurabili opacità): John Locke (1632-1704), Isaac Newton (1642-1727), Jean «John» 
Theo¬philus Desaguliers (1683-1744), Montesquieu (1689-1755), Voltaire (1694-1778), Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), Giacomo Casa¬nova (1725-1798), Cagliostro (1743-1795), Cesare Beccaria (1738-1794), Benjamin Franklin (1706-1790), George Washington (1732-1799), Thomas Jefferson (1743-1826), Thomas Paine (1737-1809), Nicolas de Condorcet (1743-1794), Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau (1749-1791), Philippe Egalité (1747-1793), Jacques Brissot (1754-1793), Camille Desmoulins (1760-1794), Jean-Baptiste de Lamarck (1744-1829), Gilbert du Motier de La Fayette (1757-1834), Jacques Laffitte (1767-1844), Francisco de Miranda (1750-1816), Napoleone Bonaparte (1769-1821), nella sua fase filorepubblicana, Rafael del Riego (1784-1823), George Gordon Byron (1788-1824), Alessandro Ypsilanti (1792-1828), José de San Martin (1778-1850), Simón Bolívar (1783-1830), Aleksandr Sergeevic Puskin (1799-1837), Samuel Gridley Howe (1801-1876), William Lloyd Garrison (1805-1879), Ralph Waldo Emerson (1803-1882), Thaddeus Stevens (1792-1868), Charles Sumner (1811-1874), Benjamin Wade (1800-1878), William Cullen Bryant (1794-1878), Carl Schurz (1829-1906), Aleksandr Ivanovic Herzen (1812-1870), Giuseppe Mazzini (1805-1872), John Stuart Mill (1806-1873), Giuseppe Garibaldi (1807-1882), Jules Michelet (1798¬1874), il Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) della maturità, che, pur non abdicando alle migliori istanze del socialismo, comprese l'importanza del libero mercato, della proprietà privata e della società civile come altrettanti freni libertari e pluralisti alla potenziale invadenza autoritaria del potere statuale, Louis Blanc (1811-1882), Victor Hugo (1802-1885), Lajos Kossuth (1802-1894), Charles Darwin (1809-1882), José Martí (1853-1895), Lev Nicolàevic Tolstòj (1828-1910), Giosuè Carducci (1835-1907), Max Weber (1864-1920), John Dewey (1859-1952), Leonard Hobhouse (1864-1929), Sigmund Freud (1856-1939), Theodore Roosevelt (1858-1919), Thomas Woodrow Wilson (1856-1924), Eduard Bernstein (1850-1932), George Bernard Shaw (1856-1950), Mustafa Kemal Ataturk (1881-1938), Gerard Swope (1872-1957), John Maynard Keynes (1883-1946), Franklin Delano Roosevelt (1882-1945), Mohandas Karamchand Gandhi detto «il Mahatma» (1869-1948), Aleksandr Fédorovic Kerenskij (1881-1970), George Orwell (1903-1950), Carl Gustav Jung (1875-1961), Albert Einstein (1879-1955), George Marshall (1880-1959), Clement Attlee (1883-1967), Harry Truman (1884-1972), William Beveridge (1879-1963), Charlie Chaplin (1889-1977), Angelo Giuseppe Roncalli divenuto Giovanni XXIII (1881-1963), Antonio de Curtis detto Totò (1898-1967), Martin Luther King (1929-1968), Meuccio Ruini (1877-1970), Federico Caffé (1914-1987), Karl Popper (1902-1994), Altiero Spinelli (1907-1986), Gunnar Myrdal (1898-1987), Paul Feyerabend (1924-1994), Harold Wilson (1916-1995), Thomas Kuhn (1922-1996), Robert William Komer (1922-2000), John Rawls (1921-2002), John Kenneth Galbraith (1908-2006), James Hillman (1926-2011), Arthur Schlesinger Jr. (1917-2007), senza dimenticare molti altri, di analoga sensibilità progressista — contestualmente al tempo in cui vissero —, che pure saranno menzionati nel corso della trilogia di Massoni.
Una dedica speciale e a parte, al di là di tutte le incomprensioni, le delusioni e i litigi, al di là del tempo e dello spazio, va a Giuseppe «Pino» Abramo (1933-2014).

Inoltre, una dedica importante va anche a Ivan Mosca (1915-2005), Franco Cuomo (1938-2007), Ted Kennedy (1932-2009), Antonio Giolitti (1915- 2010), Michele Raffi (1968-2013), Rosario «Rino» Morbegno (1930-2013), Carlo Maria Martini (1927-2012), Ernest Borgnine (1917-2012), Rita Levi Montalcini (1909-2012), Hugo Chavez (1954-2013), Nelson Mandela (1918-2013), Arnoldo Foà (1916-2014), Gabriel Garda Marquez (192-¬2014), Italo Libri, Enrico Simoni e a tutti quei massoni di ogni latitudine geografica passati di recente all'Oriente Eterno, i quali, con il loro pensiero e le loro azioni, hanno incarnato pregi e difetti, grandezze e miserie, fragilità e punti di forza della via iniziatica libero-muratoria.





Gioele Magaldi (14 luglio 1971), storico, politologo e filosofo, ex Maestro Venerabile della loggia "Monte Sion di Roma" (Goi), già membro della Ur-Lodge "Thomas Paine", è Gran Maestro del movimento massonico "Grande Oriente Democratico" (God). 
Fautore di un impegno solare e progressista della massoneria, ha dato vita anche a"Democrazia Radical Popolare" (Drp) e al Movimento Roosevelt (Mr). 
Tra le sue pubblicazioni: UT PHILOSOPHIA POESIS (Pericle Tangerine) e ALCHIMIA. UN PROBLEMA STORIOGRAFICO ED ERMENEUTICO (Mimesis). 
Laura Maragnani, giornalista ("Europeo","Panorama"), ha scritto LE RAGAllE DI BENIN CITY (Melampo), ECCE OMO (Rizzoli), I RAGAZZI DEL '76 (Utet).

09 novembre 2014

DIMISSIONI NAPOLITANO: LA RISPOSTA DEL QUIRINALE

Una nota del Quirinale risponde alle numerose illazioni sulle dimissioni che Giorgio Napolitano potrebbe dare entro la fine dell’anno.

“I giornali hanno dato ampio spazio a ipotesi e previsioni relative alle eventuali dimissioni del Presidente della Repubblica. La Presidenza della Repubblica non ha pertanto né da smentire né da confermare nessuna libera trattazione dell’argomento sulla stampa. 
Il Presidente della Repubblica, nel dare la sua disponibilità – come da molte parti gli si chiedeva – alla rielezione che il 20 aprile 2013, indicò i limiti e le condizioni – anche temporali – entro cui egli accettava il nuovo mandato. 
Tali limiti non impediscono di esercitare nella loro pienezza tutte le funzioni attribuitegli dalla Costituzione, tenendo conto anche della speciale circostanza della Presidenza italiana del semestre europeo. 
Per questo motivo restano esclusiva responsabilità del Capo dello Stato il bilancio di questa fase di straordinario prolungamento, e di conseguenza le decisioni che riterrà di dover prendere. E delle quali come sempre offrirà ampia motivazione alle istituzioni, all’opinione pubblica, ai cittadini”


Quindi dobbiamo dedurre che Napolitano comunicherà agli Italiani le proprie dimissioni, presumibilmente nel suo discorso di fine anno.
Veltroni? Finocchiaro? Certo Renzi cercherà una figura che lo possa oscurare pochissimo... per questo sono preoccupata. 
Temo non sarà mai un Draghi!





08 novembre 2014

RENZI: LA POLITICA DEI QUATTRO FORNI ... FORSE TROPPI.

Qualcuno di voi ricorderà Andreotti e la sua politica dei "due forni" che negli anni Sessanta, fu artefice dell'idea che in quel momento la Dc, per acquistare il pane (cioè fare la politica più congeniale ai propri interessi alleandosi con altre forze), dovesse servirsi di uno dei due forni che aveva a disposizione (destra o sinistra) a seconda di chi “facesse il prezzo del pane più basso”.
Era quindi l’opportunità estemporanea a dettare la definizione delle alleanze.
Un equilibrismo singolare che ha però consentito alla Democrazia Cristiana di sopravvivere per cinquant’anni. 


Ecco, in questo momento ci stiamo trovando di fronte ad una politica "più ampia" direi allargata, Renzi sta facendo la politica dei QUATTRO forni: governa con l'Ncd, cerca intese con Forza Italia, è segretario del Pd ed ha un suo regno, la Leopolda, da cui nascono linee guida e allegre proposte stile Serra. Non citerò i comitati Adesso per non aggiungere un quinto tavolo. 

It's too much Matteo.





Sembra di avere a che fare con un giocatore multitabling. Di quelli che al poker online riescono a puntare anche su sei tavoli allo stesso tempo. E che alla fine forse vincono. Oppure, più spesso, mandano in rovina la famiglia, compresi nonni e nipoti.

L'Italia non vuole finire come quella famiglia, quindi attenzione.

07 novembre 2014

ALLA CENA DI RENZI RISOTTO SCOTTO E SBADIGLI

Lo spazio si chiama The mall e sta sotto il nuovo quartiere residenziale Porta Nuova a Milano. Il padrone di casa, Manfredi Catella, ad di Hines Italia, sembra soddisfatto che il Pd glielo abbia chiesto: «Finalmente la sinistra si rivolge a mondi diversi da quelli tradizionali». A guardarsi attorno, durante la prima cena di finanziamento del partito di Matteo Renzi, pare di stare più al Rotary che a una tradizionale riunione democratica.  




In attesa del discorso del premier una signora lo dice chiaro e tondo: «Sembra la vecchia Dc». In effetti, i giovani sono pochi e le donne pochissime. Avanza il finanziere Guido Roberto Vitale, accompagnato dall’esperta di moda Albertina Marzotto: «Seguo Renzi dalla cena che fece a Milano con Davide Serra e lo sostengo. Per il resto continuo a occuparmi di affari e contribuisco al sito Linkiesta, che verrà presto rilanciato con un nuovo direttore». C’è il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, bolognese cui non soltanto per il nome vien da domandare: ma lei non stava con Bersani? «Siamo conterranei e amici di vecchia data, ma Renzi è il capo del governo». Allora è renziano? «Sono curioso». Gli altri sono una marea di piccoli e medi imprenditori semisconosciuti: «E’ il popolo del nuovo Pd, ma facciamo ancora fatica a portare i grandi nomi», ammette uno degli organizzatori.  
 Tra i politici, i ministri Martina e Boschi, il sottosegretario Luca Lotti, Ermete Realacci, Piero Fassino che arriva due ore dopo con la moglie Anna Maria Serafini e Stefano Boeri. Coppia glamour della serata, Carlo Capasa, ad di Costume national, con l’attrice Stefania Rocca: «Ho accompagnato lui, quello su Renzi sarebbe un discorso lungo…». Invitati non paganti, Beatrice Trussardi: «Sono qui per curiosità, non mi esprimo» e Raffaele Jerusalmi, ad di Borsa italiana: «Un’esperienza che non aggiunge molto». 

Insomma se la serata da 1000 euro a testa è un successo di adesioni grazie alla concorrenza tra i parlamentari, se ne aspettavano 500 e sono state 800, il risultato delude un po’. L’antipasto a passaggio è scadente, l’audio si sente male e il premier potrebbe muoversi tra i tavoli mentre parla invece che stare fermo due ore su un palchetto. Lo dice chiaro e tondo Elda Tessore, ex assessore torinese alle Olimpiadi, in una domanda tra quelle finali col microfono: «Caro Matteo, questa sera ci siamo annoiati. Non devi fare l’elenco dettagliato di quel che fai, ma spiegarci come puoi darci ancora speranza». E in effetti Renzi, abito blu, camicia bianca e cravatta azzurra, nel suo lungo discorso cominciato mentre viene servito un risotto scotto, continuato durante il secondo di manzo in fascia di speck e concluso alla mousse al cioccolato, passa in rassegna tutto l’operato del governo ammettendo lui stesso di essere noioso: «Mentre voi mangiate io continuo a chiacchierare». E via con le sfide: cambiare l’Europa, «finito il tempo in cui l’Italia va a Bruxelles col cappello in mano», la riforma elettorale, «chi vince governa, come in America», il patto del Nazareno con Berlusconi, «se temporeggia si va avanti anche da soli sulle riforme», il fisco, «non è più nemico dei cittadini», il lavoro, «il contratto a tempo indeterminato è reso più conveniente, si riducono le fattispecie e si aumentano gli ammortizzatori», cambiare l’Italia, «gli esperti dicono che il governo dei ragazzini non ce la può fare, noi ci proviamo comunque». 

Pochi gli applausi, ma appena finisce tutti corrono a fare la foto con lui lasciando sul tavolo il dessert. Renzi si dedica ai selfie col pubblico pagante per un’ora e poi scappa. Mugugni a parte, l’obiettivo del finanziamento privato è raggiunto. Stasera lo attende il bis alla cena romana all’Eur. 

di Stefano Rigatelli da La Stampa

22 ottobre 2014

CINEGIORNALE SATIRICO "L'ITALIA CAMBIA VERSO" ... SPLENDIDO.

La satira è caratteristica dell'intelligenza umana ed io adoro i guizzi dell'intelligenza.
Crozza è maestro dell'ironia in campo politico, ma questo filmato, che riprende i cinegiornali di mussoliniana memoria, è una perfetta rappresentazione di ciò che intendo per satira arguta e penetrante.

E' dedicato alla riforma del lavoro decisa dal Governo Renzi ed è stato realizzato da Radio Articolo 1 in vista della manifestazione nazionale organizzato dalla Cgil del prossimo 25 ottobre, prodotto da Vertigo con i testi di Paolo Hendel e Marco Vicari. 

Dello slogan di Steve Jobs "siate affamati, siate folli" resta solo il "siate affamati". 

Infine l'annuncio di un nuovo rapporto di lavoro: "Da oggi niente licenziamenti a sorpresa grazie all'innovativa formula del contratto 'flash back': ti assumo oggi ma ti ho già licenziato ieri, riè"

Godetevelo!


21 ottobre 2014

LEOPOLDA O "LEOPARDA"?

Arriva il momento in cui si deve dare un segnale ed ecco che Renzi è pronto a spazzare via con una zampata i vari dissidenti del Pd e fare le fusa con una parte del Sel e di ciò che resta di Scelta Civica.


Quando? Nel fine settimana. Infatti nel weekend a Firenze andrà in scena il trionfo renziano alla Leopolda che è giunta alla quinta edizione, ma che questa volta ha una valenza differente perché l'organizzatore è anche il Presidente del Consiglio.

Ed ecco che Gianni Cuperlo, pupillo di D'Alema ed ex presidente del partito, non si è fatto sfuggire l'occasione di far notare in modo molto duro la stranezza dell'evento: "Che cos'è la Leopolda? Se capisco bene vi sono centinaia o piu' comitati che hanno la missione di sostenere le idee di Matteo Renzi. Io so che le correnti dominano la vita interna del Pd fin dalla nascita. Pero' dobbiamo essere chiari tra di noi, se tu che sei il segretario del partito costruisci e rafforzi un partito parallelo, tu scegli nei fatti un modello di partito"

Renzi ha naturalmente replicato: "Mai ci sarà una organizzazione parallela sul territorio, la Leopolda è uno straordinario spazio di libertà e bellezza della politica e continuare a drammatizzarla ci fa perdere un'occasione, Veniteci!" 
L'invito rivolto a Cuperlo & Compagni però è stato ignorato, la maggior parte dei dissidenti infatti ha già annunciato la partecipazione alla manifestazione della Cgil contro il Jobs Act. 
Il che è molto sintomatico dell'umore che regna nel Pd... 

D'altronde sempre Cuperlo, leader della sinistra del partito ha detto: "Non amo le sabbie mobili e preferisco il rischio di un azzardo, ma solo se il cambiamento e' a vantaggio di quelli che vivono peggio. Va bene l'accelerazione, ma bisogna anche saper frenare perche' la democrazia e' decisione e controllo. Io sostengo il governo e sono convinto che dalla sua riuscita dipenda la tenuta del Paese. Ma non si può pensare che chiunque esprima una critica viva nella palude" 

Dalla palude usciranno andando in piazza con il sindacato? Forse, ma c'è un leopardo mimetizzato da Leopolda che, sorridendo, li azzannerà quando usciranno dalla palude e resterà un'acre aria di scissione. 


09 ottobre 2014

PASSA AL SENATO LA DELEGA IN BIANCO DEL JOBS ACT

Poco fa al Senato della Repubblica Italiana è passata la vaghissima delega del Jobs Act di Renzi con 165 sì, 111 no e 2 astenuti (50 gli assenti). Il senatore Tocci del Pd dopo aver votato "sì" per correttezza verso il suo partito, ha annunciato le proprie dimissioni in quanto è in totale discordia con le linee generali del decreto. Non le accetteranno e non si dimetterà, ma sono state un piccolo segnale che forse verrà ripetuto da altri.

Nel frattempo nell'aula del Senato è successo di tutto ... monetine, fogli che volavano, urla e insulti. Uno spettacolo deprimente.








Risuonano ancora le parole di D'Alema ...

RENZI SHOW A MILANO E IL SOLITO SINDACATO FUORI TEMPO MASSIMO ...

Oggi a Milano si è svolto un evento che in realtà si sapeva non avrebbe portato novità:
il vertice Ue sul lavoro. Renzi ha fatto la ruota, mentre la cancelliera Merkel ha lodato il premier: "Jobs act passo importante". Hollande con tutti i suoi cauchemars ha dichiarato: "Serve la crescita". 






E il sindacato con Landini minaccia da reale vetero-comunista: "Occuperemo le fabbriche"

Una noia infinita. 



22 settembre 2014

E' PASSATO UN ANNO ... LO SO.

Avete ragione, sono una monella e ho trascurato il mio blog, ma non sgridatemi troppo... Era piacevole stare insieme e le vostre "proteste" fanno riflettere. 

Sono stata più presente sui social come Twitter o Facebook, ma ora eccomi ancora qui a scrivere i miei pensieri e le mie considerazioni.

Molte cose sono accadute in questo anno, molte occasioni per pensare alla mia Italia, alcuni accadimenti mi hanno addolorata altri mi hanno dato gioia.

In quest'ultimo anno la mia Italia non è migliorata, c'è ancora troppa immobilità, ancora troppe parole senza fatti reali.

Renzi ha conquistato il potere, ha utilizzato lo slogan della rottamazione per convincere molti Italiani a votarlo. Un successo cui io ovviamente non ho contribuito, ma che dà la misura di quanto gli Italiani abbiano bisogno di una nuova guida, di una energica scossa, di un sogno cui poter credere.

Era già successo nel 1994 con Berlusconi ed io c'ero. E' stata una cavalcata entusiasmante, una infinita soddisfazione, una gioia immensa poter dare all'Italia una speranza nuova. 
Purtroppo nei decenni successivi sono stati commessi troppi errori. Sarebbe troppo impegnativo (soprattutto per voi che leggete) elencarli tutti: errori di valutazione, errori politici, errori morali, errori strategici. Errori. 
Il partito è stato "invaso" da personaggi discutibili cui è stato dato potere e questo potere ha allontanato la maggior parte delle persone per bene che avevano dato tutto al partito ed al suo Presidente. 
Agli errori si è aggiunta la follia di una magistratura telecomandata che ha azzoppato Berlusconi e Forza Italia è morta. 

L'intelligenza e l'abilità di Berlusconi gli hanno permesso di restare saldamente presente nella vita politica del Paese, ma il partito non c'è. Il dialogo tra Berlusconi e Renzi tiene insieme questa mia Italia, ma non è sufficiente per darle la spinta per farle fare il salto di qualità. 
Ora ci vuole davvero qualcosa di nuovo. 

C'è bisogno degli Italiani. Solo noi possiamo riprenderci il nostro Paese e farlo risorgere, senza strizzare l'occhio ai soliti vecchi poteri, con amore, impegno, cura e capacità.

Ora basta davvero. Vi aspetto.



21 aprile 2013

IL PRODIGIO DELLA SINISTRA (E DI SILVIO)

Devo ammettere che questi ultimi giorni sono stati molto importanti per la storia politica, sociale ed economica del nostro Paese.
E' successo di tutto.

Dopo i momenti drammatici in cui Bersani si è lasciato umiliare sia da Grillo che da Renzi, senza peraltro ottenere alcun risultato se non figuracce a fiumi, siamo passati al melodramma parlamentare dell'elezione del Presidente della Repubblica.

E qui abbiamo raggiunto vette inimmaginabili.

Bersani ha deciso, all'improvviso, che Berlusconi fosse diventato l'unico interlocutore serio (dopo averlo sbeffeggiato per settimane) ed è iniziata una trattativa per trovare un candidato "condiviso".
Incredibilmente Berlusconi lo ha ascoltato e nella rosa di nomi proposta, ha scelto Franco Marini, uomo di sinistra ma moderato, persona seria e stimata.

Bersani riferisce al partito e arriva l'ok!



Tutti in aula per la votazione. Marini sarà Presidente. Appoggiato da PdL e Pd. E' fatta. Che operazione! Bravo Bersani.

Peccato che le cose vadano in altro modo. Il Pd non è affatto coeso, il PdL vota mantenendo la parola data, ma la sinistra fa mancare i suoi voti ad un uomo che ha vissuto la sua intera esistenza nel sindacato e nelle istituzioni. E tutto questo, si badi, non per fare uno "scherzo" a Berlusconi, ma per totale impotenza della sinistra. Per mancanza di accordo interno.
Marini bruciato, Pd allo sbando. PdL sconcertato.

Qualche votazione con scheda bianca, si abbassa il quorum.

A questo punto entra in ballo il fiorentino, Matteo Renzi che, con grande "astuzia", propone la candidatura di Prodi... Molto probabilmente avrà immaginato di dare un segnale anti-berlusconiano nel suo partito (visto che spesso si è malignato sulla sua costante attenzione all'elettorato di destra e lui invece spera di conquistare la segreteria) oppure ha voluto solo sparigliare sapendo che questa mossa avrebbe portato direttamente Bersani nel burrone.

Comunque, quel furbacchione di Bersani cade nella trappola. Berlusconi naturalmente sconcertato dalla giravolta di Bersani, non accetta questa candidatura e il PdL non si presenta in aula.

Rosy Bindi con sorriso stampato in faccia si fa intervistare dichiarandosi soddisfatta, i dirigenti del partito sono tutti allineati. Si vota Prodi, alla faccia di Silvio!! Qualche dubbio in realtà, noi ce l'abbiamo, ma aspettiamo la votazione.



Tutti in aula per la votazione. Prodi sarà Presidente. Appoggiato dal Pd e da altri transfughi. Che operazione, bravo Renzi e bravo Bersani!

Peccato che le cose vadano in altro modo. Un disastro. I dalemiani e gli ex popolari non votano Prodi, ed il risultato sarà umiliante. Per tutti.
La presidente Bindi si dimette, il segretario Bersani pure. Prodi chiede la testa di chi ha fatto l'operazione. Renzi naturalmente è a Firenze e finge distacco, mollando Bersani & C nel guano.

A sera negli uffici del Pd alla Camera si consuma lo psicodramma. E' la fine del Pd e della sua dirigenza.



Nel frattempo il M5S agita gli animi per far passare il nome di Rodotà come l'uomo "nuovo" nominato (nemmeno primo della lista) in rete da 40/50.000 persone che decidono per 50.000.000 ...

Tutti (o quasi) sappiamo chi sia Rodotà. Uomo rispettabilissimo, ma certo non "nuovo": dopo essere stato iscritto al Partito Radicale, viene eletto nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano.
Nel 1983 diventa presidente del gruppo parlamentare della Sinistra Indipendente. Dopo qualche anno è nominato Ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal PCI di Achille Occhetto e successivamente aderisce al Partito Democratico della Sinistra e sarà il primo presidente del Consiglio nazionale. Nel 1989 diventa parlamentare europeo e dal 97 è Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione europea.

Tutto tanne che "nuovo" ed infatti Grillo due anni fa lo beffeggiava per le sue (4) pensioni d'oro e Rodotà rispondeva dicendo che il M5S è un movimento pericoloso per la democrazia.
Si vede che poi si sono innamorati...



Rodotà ovviamente non passa, il Pd vota scheda bianca. 
Bersani sconsolato va da Napolitano, Berlusconi va da Napolitano, Monti va da Napolitano.
Napolitano accetterà di essere ricandidato alla Presidenza. Dopo aver preso un pallottoliere ed aver contato accuratamente i voti, naturalmente. 
Chi si fida più del Pd?? Per fortuna c'è il PdL.

Passa qualche ora e si vota.

Tutti in aula. Napolitano sarà Presidente. Appoggiato da PdL, Pd e Scelta Civica. E' fatta. Che operazione! Bravo Silvio.

Azzerato il Pd, annullato il M5S che infatti reagisce con cori e pesanti proteste insieme a Rifondazione Comunista (risorta) ed ai centri sociali in piazza Montecitorio (sta arrivando Grillo), 



spariti Bersani e Bindi, Prodi bruciato, Renzi ridimensionato, Monti alleato. Governo di larghe intese.

Fatto.




03 aprile 2013

INCONSCIO O MOMENTO DI LUCIDITA' ??

Oggi nella pagina web del Pd campeggia questa immagine che molti si augurano sia una promessa, un momento di lucidità e non uno sbandamento etilico del grafico.






Dopo le parole di Matteo Renzi alla Camera del Lavoro di Firenze "Stiamo vivendo una situazione politico-istituzionale in cui stiamo perdendo tempo, e questo mentre il mondo ci chiede di chiedere di correre a velocità doppia"..."Le imprese sono sull'orlo della fine, il tempo è scaduto. Ormai bisogna prendere atto che la clessidra è agli sgoccioli. Serve credibilità politico istituzionale, e risposte sui temi del lavoro, o rischiamo di perdere la strada per tornare a casa", sembra che qualcosa si stia muovendo.


Non è un mistero per nessuno che il Sindaco di Firenze sia intenzionato ad accordarsi con il PdL per un governo di ampia coalizione come Silvio Berlusconi auspica dal giorno successivo alle ultime inutili e confuse elezioni.


Che il Pd abbia deciso di smettere con gli schiaffoni del M5S e, usando il cervello, si stia dirigendo verso il centrodestra come l'indicazione "stradale" suggerisce molto chiaramente?


Sarà il timore di nuove elezioni (che il PdL vincerebbe), sarà la mossa dei "saggi" di Napolitano, sarà che il M5S sembra ogni giorno più debole e sfrangiato, sarà che Bersani è "morto" politicamente, sarà che i "renziani" forse stanno alzando la voce, ma le cose sembra stiano cambiando.
L'augurio è che l'incontro tra Pd e PdL avvenga al più presto per uscire da una situazione politico-sociale-economica davvero drammatica.

L'Italia merita questo momento di lucidità.